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Sei mesi di lotta contro il virus, a 71 anni ce l'ha fatta. La figlia: "Diceva che stava bene, il medico ha capito subito la gravità della situazione"

Roberto Lippi, 71 anni, ce l'ha fatta a superare il nemico invisibile, anche se il covid gli ha lasciato vari strascichi

La luce in fondo al tunnel dopo sei mesi di lotta contro il virus. Roberto Lippi, 71 anni, ce l'ha fatta a superare il nemico invisibile, anche se il covid gli ha lasciato vari strascichi. Racconta quello che definisce "un brutto ricordo" la figlia Barbara, ringraziando "in primis la dottoressa Ludovica Farabegoli, che fin da subito ha capito la gravità della situazione, tutti i medici e gli infermieri del reparto covid, della Pneumologia, della Rianimazione e dell'ospedale di Forlimpopoli per la loro umanità e disponibilità nei confronti di noi familiari, ma anche per le parole di conforto verso mio padre che era impaurito".

Il tampone positvo ad inizio novembre

"Non auguro a nessuno di passare un periodo così brutto", premette Barbara nel raccontare il percorso di sofferenza del padre Roberto. Prima del covid il 71enne era "un uomo forte e in salute, una roccia per tutti noi. L'unica medicina che prendeva era quella della pressione. Tutto è iniziato nei primi giorni di novembre, con mia sorella che abita al piano superiore a quello dei miei genitori positiva al covid. Entrambi hanno fatto il tampone, risultato positivo. E così è iniziata la quarantena. Mia madre, che prende medicinali per il cuore, non stava bene, aveva dolori alle ossa male, inappetenza, stanchezza e tosse stizzosa. Non riusciva ad alzarsi dal letto".

E così Barbara ha contattato il medico di base della madre, la dottoressa Farabegoli, che fa parte dei medici dell'Usca, l’Unità speciale di continuità assistenziale: "E' stata disponibilissima, domenica 8 novembre è venuta a casa per visitarla, prescrivendole la cura. Ha visitato anche mio padre, intuendo che che c'era qualcosa che non andava nonostante dicesse di stare bene. Ha richiesto l'intervento di un'ambulanza, col trasporto al pronto soccorso per una lastra urgente. Da qui è iniziato un lungo travaglio di sofferenza".

La visita del medico e l'immediato ricovero

La professionalità del medico Farabegoli ha permesso di scoprire come il 71enne era alle prese con una polmonite interstiziale. Dopo un primo ricovero nel reparto covid, è seguito quello in Pneumologia, con trattamento con maschera Cipap. "Era un martedì sera quando sono stata contattata per l'aggravarsi della situazione - ricorda Barbara -. E' stato ricoverato in Rianimazione ed intubavano. In quel momento è crollato il mondo. Era la sera del 10 di novembre e le sue condizioni erano veramente critiche.Tutti i giorni i medici mi hanno contattato per aggiornarmi sulle sue condizioni e ogni volta che suonava il telefono venivo travolta dall'ansia. Non sapevo cosa aspettarmi".

Dalla Rianimazione alla riabilitazione

Le giornate sono proseguite: "I medici hanno deciso di procedere con una tracheotomia e il drenaggio ad un polmone, perchè si era formata dell'aria. Piano piano è stata ridotta la sedazione per il risveglio. Il 7 dicembre si è ripreso, col trasferimento nel reparto di Pneumologia. Qui è iniziata la riabilitazione sia agli arti inferiori che per la deglutizione, reagendo bene". I miglioramenti sono stati piccoli, ma importanti: "Il 5 gennaio è stato portato a Forlimpopoli per la riabilitazione motoria in piedi - racconta Barbara -. Se tutto va bene i primi di maggio dovrebbero tornare a casa.Sappiamo che ancora avrà il suo da fare tra fisioterapia e vari controlli, ma almeno lo potremmo rivedere e abbracciare".

Il post virus

Il 71enne dovrà fare i conti con le conseguenze del virus: "Il covid gli ha lasciato vari strascichi, sofferenza alla schiena e collo ed i polmoni hanno cicatrici. Ma per fortuna ce l'ha fatta, è vivo ha lottato come un leone anche se a tratti è stato molto demoralizzato". Barbara ha voluto ringraziare lo staff sanitario, in primis la dottoressa Farabegoli: "Con un ritardo di mezza giornata non saremmo qui a raccontare questa storia. Inoltre i medici ed infermieri del reparto covid, della Pneumologia, della Rianimazione e dell'ospedale di Forlimpopoli hanno espresso sempre parole di conforto per mio padre, che era la da solo impaurito. Hanno dimostrato una grande umanità e disponibilità anche nei confronti di noi familiari". Parole di ringraziamento anche ai familiari ed amici "per il sostegno che abbiamo ricevuto in questi mesi". Il peggio ora è alle spalle: "Non auguro a nessuno di passare un periodo così brutto. Ora guardiamo al futuro, sperando sia solo un brutto ricordo e che questo momento passi velocemente".

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