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"Cosa resta del progetto europeo". Panebianco e Belardinelli a confronto sulla crisi "società aperta"

Tanti partecipanti per il convegno organizzato mercoledì scorso dal Centro Studi Leonardo Melandri presso il Campus universitario di Forlì , avente come tema  "Cosa resta del progetto europeo?"

Tanti partecipanti per il convegno organizzato mercoledì scorso dal Centro Studi Leonardo Melandri presso il Campus universitario di Forlì , avente come tema  "Cosa resta del progetto europeo?", con la partecipazione di Angelo Panebianco e Sergio Belardinelli, che hanno presentato  il libro “ALL' ALBA DI UN MONDO NUOVO”, introdotti dal prof.Loris Zanatta.

Dopo i saluti di apertura del prof.Luca Mazzara, presidente del Campus universitario di Forlì, il prof. Zanatta ha introdotto i due saggi contenuti nel volume, interpretandoli alla luce del tema della crisi della  "società aperta" e di un Europa che, da caput mundi, si ritroverà a rappresentare il sette per cento del potere economico mondiale.

"Mentre Panebianco - spiega Zanatta - vede, a fine analisi, l'ordine liberale come l'unico ordine possibile, Belardinelli si inoltra delle radici morali della crisi europea."

"La società aperta - ha chiarito Panebianco - è una società che ci fornisce dei beni pubblici quali la democrazia, il mercato, lo sviluppo di una scienza non centralizzata. Ora però il modello di società aperta è minacciato e le grandi potenze economiche rappresentano un modello di società assolutamente chiusa." Angelo Panebianco teme il neoimperialismo economico e, soprattutto, i suoi inevitabili risvolti politici. La sua tesi è che se viene meno il primato occidentale ,ovvero il potere finora esercitato dal “blocco” statunitense-europeo,non c’è altro ordine internazionale possibile .

"Ippocrate - aggiunge Belardinelli - definiva la crisi come un momento in cui o si guarisce o si muore. Leo Strauss diceva che la vitalità dell'Occidente dipende dal "conflitto tra Atene, che rappresenta la cultura laica,  e Gerusalemme, la religione." Ora questo conflitto, che per me non è un conflitto, ma un rapporto dialettico, sta scemando e assistiamo ad una estraniazione crescente tra Europa e Cristianesimo .Non c'è più né realismo, né senso tragico della storia.  L’ottimismo liberaldemocratico e l’euforia di vittoria, che seguirono la fine della Guerra Fredda, hanno lasciato ampio spazio al timore di un futuro minaccioso."

Gli autori affermano che, guardandosi intorno, si realizza presto di stare assistendo all’alba di un nuovo mondo, che essi vorrebbero comunque governato dal “realismo liberale” occidentale pur dovendo ammettere di non conoscere quali ne saranno i contorni e i caratteri.

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