Cronaca

Cosa si sa dell'omicidio Severi: dai segreti della testa mai ritrovata alla macchia di sangue sulle scarpe del fratello

Per gli inquirenti il caso della morte e decapitazione di Franco Severi pare ormai chiuso: le attività di indagine si sono diradate

L'inchiesta non ha dato risposta a molti 'perchè' e 'percome' di quest'orribile delitto, ma secondo la Procura della Repubblica di Forlì sono stati raccolti sufficienti elementi di prova contro Daniele Severi, che si trova in carcere dall'8 luglio 2022. Il fratello 63enne di Franco è accusato di omicidio volontario, con l'aggravante della premeditazione e occultamento di cadavere (quest'ultima accusa scatta anche quando mancano singole parti anatomiche del cadavere). Altra accusa è anche lo stalking nei confronti della vittima, quando era ancora in vita.

Il cadavere senza testa di Franco (non è stata mai ritrovata, nonostante le ricerche) è stato seppellito lo scorso 29 ottobre, ad oltre 4 mesi dal decesso. Pochi giorni prima, invece, era stata depositata la relazione finale dell'autopsia, curata dall'anatomopatologa Donatella Fedeli.  Tra gli ultimi atti di indagine, lo scorso 23 febbraio, c'è stato il primo sopralluogo dei detective ingaggiati dai legali della difesa (avvocati Massimiliano Pompignoli e Maria Antonietta Corsetti), a caccia di elementi che sostanzino quelle che vengono considerate incongruenze o mancati sviluppi di piste investigative alternative.

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Il delitto 

Il corpo mutilato della testa di Franco Severi venne  trovato il 22 giugno 2022 nel casolare in cui la vittima viveva da sola, dopo la morte della madre, in via Ca' Seggio, nelle colline del comune di Civitella, nelle vicinanze della piccola frazione di Seggio. A trovare il corpo, in una scarpata piena di vegetazione sul retro della casa, è un vicino di casa, intorno alle 20 - 20,30. Il vicino era stato allertato da un amico di Franco che chiedeva di andare a controllare a casa, perché era irreperibile al telefono dal giorno prima.  L'ultima traccia certa di vita di Franco risale a 23-24 ore prima del ritrovamento: alcuni messaggi su WhatsApp. Franco Severi martedì 21 giugno era vivo: un barista di Civitella è l'ultima persona che ha visto in vita. Il corpo è stato ritrovato in gran parte nudo, con un boxer costume da bagno blu e due paia di slip attorcigliati alla caviglia, arrivati fin lì forse per il trascinamento del corpo.

L'autopsia e altri esami

Dalla relazione finale dell'autopsia emergerebbe che la causa della morte non risiede negli organi interni della parte del corpo ritrovata. Né l'analisi ha rivelato segni di colluttazione o azioni di difesa. Il mistero della dinamica della morte e dell'arma utilizzata restano quindi nella testa scomparsa. Un approfondimento del Ris di Parma fatto su del sangue ritrovato sotto le unghie di Franco Severi pare inoltre indicare che le tracce ematiche non sarebbero attribuibili al fratello Daniele, ma sarebbero invece della vittima stessa. Il sangue che arriva sotto le unghie della vittima poteva essere un indizio di strenua e ultima difesa con pugni e graffi e rappresentare una "firma" per inchiodare l'assassino, ma non in questo caso. Sempre i Ris hanno effettuato delle analisi sul Dna su alcuni oggetti repertati: un coltello, trovato in una cisterna, due paia di slip della vittima, un fazzoletto e un paio di ciabatte.

Le indagini: sangue sulle scarpe

Le indagini sono state coordinate dal procuratore capo Maria Teresa Cameli e dal pm Federica Messina. Nell'abitazione di Franco Severi non sono stati trovati segni di colluttazione, nè tracce di sangue, il telefono era presente in casa, sul comodino. In questo luogo sono pochi gli elementi riferibili ad un'azione omicidiaria così complessa e cruenta come l'uccisione e la decapitazione di un uomo. L'inchiesta ha avuto però un'accelerata dopo i sopralluoghi effettuati dai Carabinieri del Ris, affiancati dai colleghi del comando provinciale e della Compagnia di Meldola (ha tenuto le fila il capitano Gino Lifrieri, alla guida del Nucleo Operativo e Radiomobile), che hanno perquisito l'abitazione di Daniele Severi a Meldola, e l'auto, una "Fiat Panda" grigia, poi posta sotto sequestro.

Sulle scarpe da ginnastica di Daniele Severi è stata trovata una piccola traccia ematica della vittima. Altro sangue della vittima è stato trovato su dei guanti rinvenuti nel cofano della stessa auto (ma qui le indagini scientifiche non hanno rinvenuto Dna dell'indagato nella parte interna, dove cioè i guanti si indossano). La "Panda" non presenterebbe altre tracce di sangue, ma Procura obietta che la vettura venne lavata poco dopo. I detective hanno inoltre acquisito le immagini delle telecamere di videosorveglianza di un'area di servizio lungo la Bidentina, che avevano immortalato il passaggio di una vettura simile a quella in uso a Daniele Severi in un orario compatibile con la morte della vittima, tuttavia le immagini non sono così definite e non permettono di individuare la targa.

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Le indagini: la pistola abbatti-buoi

Le indagini si sono focalizzate anche su una pistola "abbatti-buoi", uno strumento di scarsa precisione, utilizzata per lo stordimento e l'uccisione degli animali da allevamento ai fini della macellazione, trovata in via Maglianella, sotto un ponte stradale, nascosta dalla vegetazione a circa sei metri dalla strada, in un'area che si trova a 20 chilometri dal casolare di Franco Severi, ma nei pressi di un'attrezzaia in uso a Daniele, dove lo stesso accudisce i suoi cani. I carabinieri hanno trovato l'oggetto poco dopo aver tracciato un movimento di Daniele Severi in quella zona. L'indagato ha ammesso di essersi disfatto di quella pistola poco prima, ma sostiene di non averla usata.

Per la Procura l'arma per la macellazione di animali, per quanto imprecisa e di libera vendita, è comunque adatta ad uccidere un uomo in determinati casi. Assieme alla pistola c'era anche una canna di fucile (solo una parte di arma, non in grado di ferire), con la matricola di un arma di proprietà di Severi ma ufficialmente venduta tempo prima.  Entrambi gli oggetti sono stati esaminati dai carabinieri del Ris di Parma, ma le indagini scientifiche hanno appurato che non sarebbero stati utilizzati da Daniele Severi.

Il contesto famigliare

Fin dall'inizio le indagini si sono indirizzate nell'ambito della famiglia. Grande lavoratore, persona solitaria, Franco Severi aveva 6 fratelli, tra i quali vi erano dissidi. In particolare però, il contrasto maggiore – anche di natura legale - era proprio col fratello Daniele. La sorella Anna in un post su Facebook ha parlato di una “cronaca di una morte annunciata, nessuno ci ha ascoltato” e ha ricordato come l'agricoltore 53enne avesse accudito la madre fino alla morte di quest'ultima, avvenuta l'anno precedente. L'uomo, da quel momento, viveva solo nell'azienda agricola di via Ca' Seggio.

I fratelli, assistiti dagli avvocati Max Starni e Massimo Mambelli, sono intenzionati a presentarsi al processo contro Daniele come parte civile. Sia il fratello Romano che la sorella Anna in diverse interviste si sono detti convinti che l'assassino sia stato il fratello Daniele, dato i pregressi di contrasti col resto della famiglia. In un processo attualmente in corso, che riguarda fatti avvenuti un anno prima della morte di Franco, Daniele Severi è accusato di aver minacciato di morte la sorella Milena. Lo stesso Daniele è stato anche condannato il 26 aprile scorso a 7 mesi per aver preso a pugni il fratello Romano davanti alla casa di riposo dove soggiornava l'anziano padre.

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Il giallo della testa mancante e il luogo dell'omicidio

Caratteristica macabra di questo delitto è il fatto che il cadavere di Severi sia stato scoperto decapitato e la testa non sia stata ritrovata nonostante le ampie ricerche. Un'azione, la decapitazione, prima di tutto per niente facile dato che parliamo di un uomo alto, robusto e muscoloso, del peso intorno a un quintale. L'esame autoptico è stato affidato all'anatomopatologa Donatella Fedeli di Bologna per la Procura di Forlì, mentre cinque fratelli della vittima (tutti tranne Daniele) - del Foro di Forlì - hanno nominato due esperti: il medico legale Dario Raniero, dell'Università di Verona, e il dottor Franco Bombardini. L'autopsia ha accertato un taglio abbastanza netto e nessun'altra ferita sul corpo. In casa e sul luogo del ritrovamento del corpo non sono state trovate tracce ematiche di dimensioni tali che siano compatibili con una decapitazione avvenuta nell'immediatezza del fatto.

Per questo si ritiene che l'omicidio sia avvenuto altrove e il corpo senza testa riportato nella boscaglia vicino a casa sua in un secondo momento. Dato il peso del cadavere, uno dei primi sospetti era che l'omicida abbia avuto un complice per trasportare e disfarsi del corpo di Franco Severi. Perché poi un'azione così invasiva come la complessa decapitazione di un corpo già senza vita? C'è chi ha ipotizzato un'azione di sfregio, di odio profondo nei confronti della vittima.

Ma è stato molto più probabilmente un modo per nascondere degli indizi sulla morte che forse potrebbero ricondurre alla mano o all'arma omicida. Un modo, insomma, per far sparire degli indizi compromettenti, senza la difficoltà di far sparire un corpo intero della stazza di un quintale. Ed effettivamente, senza quella parte anatomica, ad ora non è possibile identificare una causa chiara di morte.

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Le tesi della difesa

Daniele Severi non si è mai sottratto alle domande degli investigatori prima e dei giudici poi, interrogato nell'udienza di convalida del fermo, avvenuto l'8 luglio 2022, e poi il 1 agosto 2022 nell'udienza di Riesame, che aveva riconfermato l'esigenza di mantenere l'indagato in carcere. Tuttavia ha sempre respinto le accuse e sostenuto di essere vittima di un complotto e di indagini poco accurate.

Una piccola traccia del sangue della vittima è stata trovata sulle scarpe di Daniele, ma nella versione della difesa, quel sangue non è databile, per cui potrebbe essere anche una vecchia macchia, sebbene il proprietario dell'indumento ha detto di non sapere, né ricordare quando il sangue del fratello possa essere sgocciolato sulla sue scarpe. Secondo la difesa i due non si vedevano da febbraio-marzo 2022. Inoltre questa macchia si trova esattamente sul "carrarmato" della suola in gomma, dietro nel tallone, vale a dire di spalle rispetto ad un'azione omicidiaria condotta da chi indossava queste scarpe. La macchia è stata riesaminata dai Ris, con gli esperti della difesa lo scorso 21 aprile. 

La difesa ha fatto valere inoltre il fatto che nella macchina, una Fiat Panda, di Daniele Severi, non ci sia alcuna traccia ematica riferita al fratello. La Procura ha rilevato però che l'auto era stata recentemente lavata. Infine c'è l'altra traccia di sangue: un guanto sporco del sangue di Franco nel vano motore della stessa Panda. Una seconda traccia ematica sospetta, specialmente perché trovata nella macchina di Daniele. Anche in questo caso la difesa ha obiettato che non ci sono elementi per sostenere che quel guanto sia stato indossato da Daniele, dato che i Ris dei carabinieri non hanno trovato materiale di Dna dell'indagato nella parte interna, vale a dire dove si indossano i guanti. Per Severi l'assassino avrebbe messo lì quei guanti, per "incastrarlo".

La difesa, inoltre, ritiene che il ritrovamento della pistola abbatti-buoi - dati anche qui gli esiti delle indagini scientifiche - non sia a questo punto rilevante ai fini delle indagini. Per la difesa, Daniele si sarebbe sbarazzato di quella vecchia pistola e della canna di fucile temendo di essere "incastrato" da qualcuno per la detenzione di quegli oggetti. La sua tesi difensiva ricorrente, infatti, è stata che ci sia qualcuno intenzionato a far ricadere su di lui la responsabilità del delitto, consapevole le vecchie ruggini col fratello lo rendono facilmente l' "indiziato numero 1".

In generale gli avvocati della difesa contestano che la Procura finora  avrebbe effettuato indagini nella sola direzione di Daniele Severi, evitando di esplorare altre piste e di cercare altre persone con motivi diversi per uccidere Franco Severi. Per esempio Franco frequentava un night club che, però, per chi difende il fratello Daniele non sarebbe stato oggetto di sufficiente approfondimento. Per tracciare un profilo criminologico dell'assassino e per capire se combacia con la figura di Daniele Severi, la difesa ha ingaggiato anche il famoso criminologo Alessandro Meluzzi.

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