Covid-19, salgono a 20 i casi attivi nel Forlivese: uno dei positivi è ricoverato

L'Ausl ha confermato altri due nuove positività nelle ultime 24 ore, rispettivamente a Forlì e Bertinoro

Salgono a 20 i casi attivi di covid-19 nel territorio Forlivese. L'Ausl ha confermato altri due nuove positività nelle ultime 24 ore, rispettivamente a Forlì e Bertinoro. La situazione aggiornata a lunedì pomeriggio vede un paziente ricoverato e 19 in isolamento domiciliare che non necessitano di cure ospedaliere. Con i tre casi comunicati domenica pomeriggio, di tre cittadini rientranti dal Burkina Faso, salgono a 15 quelli che fanno riferimento a rapporti con l'estero, per esempio chi arriva da un'altra nazione. Dall'inizio della pandemia i casi nel Forlivese sono 976, dato che comprende 110 morti e 846 guariti. In provincia i casi complessivi sono saliti a 1801, di cui 1553 si sono messi alle spalle la malattia. Oltre ai due casi del Forlivese è stata accertata una positività anche a Cesenatico. I ricoverati con sintomi sono cinque, mentre coloro che si trovano in isolamento domiciliare sono 49. Nel Cesenate i casi attivi sono 34, mentre i dimessi guariti dall'inizio dell'emergenza sono 707. E' stabile a 84 il numero delle vittime. 

Il bertinorese risultato positivo, informa il sindaco Gabriele Antonio Fratto, "si trova nella propria abitazione, in condizioni stabili e con sintomatologia non allarmante". Il primo cittadino ha comunicato che sono "totalmente guariti gli ultimi contagiati che avevano fin da subito evidenziato sintomi lievi ed hanno continuato il decorso del virus nella propria abitazione in isolamento, seguiti con costanza e competenza dai collaboratori dell' Ausl". Da Fratto un invito "a continuare ad attuare tutte le precauzioni igienico sanitarie e di distanza interpersonale di un metro".

La situazione in Emilia Romagna

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 29.220 casi di positività, 42 in più rispetto a domenica, di cui 27 persone asintomatiche individuate nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali. La gran parte dei nuovi contagi sono riconducibili a focolai o a casi già noti e a persone rientrate dall’estero. I tamponi effettuati da domenica sono 2.302, per un totale di 578.586. A questi si aggiungono anche 1.040 test sierologici. I guariti salgono a 23.645 (+7): l’81% dei contagiati da inizio crisi. I casi attivi, cioè il numero di malati effettivi, a lunedì sono 1.298 (32 in più di domenica).

Purtroppo, si registrano tre nuovi decessi: 1 in provincia di Piacenza, 1 in quella di Parma e 1 in quella di Bologna. Riguardano 2 uomini e una donna. Le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere, o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 1.201(+24). Scendono a 6 i pazienti in terapia intensiva (-2 da domenica), salgono a 91 (+10 rispetto a domenica) quelli ricoverati negli altri reparti Covid. Le persone complessivamente guarite salgono a 23.645 (+7 rispetto a domenica): 201 “clinicamente guarite”, divenute cioè asintomatiche dopo aver presentato manifestazioni cliniche associate all’infezione, e 23.444 quelle dichiarate guarite a tutti gli effetti perché risultate negative in due test consecutivi.

Questi i nuovi casi di positività sul territorio, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 4.577 a Piacenza (+1), 3.747 a Parma (+6), 5.056 a Reggio Emilia (+7, di cui 3 sintomatici), 4.050 a Modena (+8, di cui 4 sintomatici), 5.153 a Bologna (+8, di cui 5 sintomatici); 406 a Imola (invariato), 1.070 a Ferrara (invariato); 1.131 a Ravenna (+7, di cui 1 sintomatico) e 2.233 a Rimini (+2,  di cui 1 sintomatico).

Il monito di Venturi

Intanto l'ex commissario per l'emergenza sanitaria in Emilia-Romagna, Sergio Venturi, in un lungo post su Facebook torna a parlare dell'epidemia e della diffusione della Covid-19, richiamando tutti alle proprie responsabilità. "Tutto dipende da noi, è tutto nelle nostre mani. Cerchiamo di fare in modo che questo tempo, fino al vaccino o alla cura con gli anticorpi, passi e ci lasci indenni", scrive in un passaggio l'ex assessore alla Sanità.

"Ognuno di noi vorrebbe che l’estate servisse a portare a zero i nuovi contagi ma non sarà così. Già è tantissimo che siano andati a zero nella nostra regione i decessi e anche quelli del Paese sono numeri assolutamente contenuti - afferma Venturi -, non riusciamo a eradicare il virus soprattutto per responsabilità che ci riguardano direttamente. Ci sono soltanto tre cose da fare per impedire nuove infezioni e le conosciamo bene: distanziamento fisico, mascherine e igiene delle mani e delle superfici, non è difficile ma un po’ ce lo stiamo dimenticando".

Poi Venturi fa il punto sulla situazione focolai in Italia: "Qualche infezione arriva di ritorno da nostri connazionali che tornano dalle vacanze o da qualcuno che torna per lavoro in Italia, ma i numeri sono molto contenuti e tutto sommato tranquillizzanti. Sta succedendo in Italia quello che in Corea sono abituati a vedere e a fronteggiare da diversi mesi: qualche nuovo piccolo focolaio. Le sedi dei nuovi focolai sono tutto sommato prevedibili – prosegue l'ex commissario ad acta – qualche festa e qualche area dove la troppa sicurezza fa qualche brutto scherzo come in alcuni magazzini e come alcune sedi della catena del freddo come impianti di lavorazione alimentare. Dobbiamo imparare a convivere con questo virus fin tanto che non ci saranno gli anticorpi monoclonali che sono in fase di sperimentazione e promettono bene, oppure i nuovi vaccini. Sei mesi? Nove mesi? Non tanto".

Cruciale, secondo l'ex assessore, il rispetto delle regole che abbiamo imparato negli ultimi mesi: "In questo periodo non dobbiamo mollare o dimenticarci quello che è accaduto e quindi continuare a rispettare le regole che insieme abbiamo imparato. I nuovi casi sono mediamente più leggeri tanto che nella nostra regione le persone ricoverate sono da qualche tempo meno di 100 e meno di 10 quelle in terapia intensiva. La carica virale, grazie alle mascherine che portiamo, all’igiene che sappiamo praticare e al distanziamento fisico è assai bassa. Per questo la malattia è mediamente più lieve".

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