Il covid preferisce condizioni fresche e asciutte: come le variabili meteo incidono sulla diffusione del virus

Mantenere il giusto grado di umidità ed un adeguato ricambio d’aria evita la propagazione del virus negli ambienti al chiuso

È risaputo che il covid-19 non si trasmette solo per contatto diretto, ma può diffondersi attraverso l’aria tramite “droplet”, le goccioline di saliva nebulizzata. E' verificato infatti che una persona infetta, attraverso la respirazione, la vocalizzazione, la tosse, gli starnuti, può emettere un aerosol contenente potenzialmente il Sars-Cov-2. Mantenere il giusto grado di umidità e un adeguato ricambio d’aria evita la propagazione del virus negli ambienti al chiuso, specialmente dove il rischio è più alto, come ospedali e studi medici. Lo conferma uno studio internazionale condotto, tra gli altri, da ricercatori Cnr-Isac e pubblicato sull’International Journal of Environmental Research and Public Health.

Sulla questione apre una riflessione Pierluigi Randi, tecnico meteorologo certificato e meteorologo Ampro (Associazione meteo professionisti): "L’eventuale correlazione tra diffusione di virus e grandezze meteorologiche, specie per quanto concerne temperatura e umidità, è stata ed è tuttora oggetto di diversi studi. È stato infatti dimostrato che la relazione con i fattori meteorologici dipende dal tipo di virus, anche all’interno della stessa famiglia; è quindi difficile trarre delle conclusioni di carattere generale".

Analizza Randi: "Per gli studi fino ad ora realizzati sembrano indicare che le zone dove la trasmissione è maggiore sono distribuite lungo una fascia che si estende alle medie latitudini (tra circa 30° e 50 °N), in presenza di temperature medie tra 5 e 11°C, e bassi valori di umidità (umidità specifica sui 4-7 g/kg). Insomma, questo virus sembra mostrare una preferenza per condizioni fresche e asciutte, in modo analogo al vecchio coronavirus che fu responsabile della Sars. Per bassi valori di umidità le goccioline che trasportano il virus evaporano, riducendo pertanto la dimensione delle particelle nelle quali il virus è presente. Le particelle di ridotta dimensione (più leggere) restano così in sospensione nell’ambiente (anche al chiuso) per un tempo più lungo".

"Pertanto, è plausibile che, al di là delle precauzioni prese, il calo della diffusione osservato la scorsa estate, sia stato frutto anche delle condizioni estive, caratterizzate da temperature più elevate e maggiore umidità, anche se sarebbe necessario condurre ulteriori studi e più approfonditi, poiché il legame sembra ancora affetto da incertezza - prosegue Randi -. Certamente evitare di soggiornare in ambienti chiusi con umidità relativa troppo bassa è comunque una buona pratica invernale a prescindere dai riflessi sul Sars Cov-2; ambienti troppo secchi possono comunemente causare irritazione delle mucose, sensazione di gola secca e, per i più sensibili anche mal di testa. Dunque, controlliamo se i nostri ambienti, domestici o di lavoro, sono troppo secchi; un normale igrometro elettronico non incide troppo sul bilancio familiare e ci monitorerà in continuazione dello stato dell’umidità relativa, avendo anche cura di non far scendere troppo la temperatura interna".

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