Martedì, 28 Settembre 2021
Cronaca

Covid, promettenti le cure monoclonali in Romagna: "Ma restano di nicchia, ciò che cambia la storia del virus è il vaccino"

Se è vero che il vaccino è l'arma più efficace e completa per combattere il covid, è altrettanto vero che per chi si ammala si stanno sviluppando anche le cure, come quelle monoclonali, che sono piccoli ma importanti aiuti per una nicchia di pazienti

Se è vero che il vaccino è l'arma più efficace e completa per combattere il covid, è altrettanto vero che per chi si ammala si stanno sviluppando anche le cure, come quelle monoclonali, che sono piccoli ma importanti aiuti per una nicchia di pazienti. A occuparsene in Romagna è il dottor Carlo Biagetti, infettivologo e responsabile del rischio infettivo per l'Ausl Romagna, che fa un aggiornamento della sperimentazione.

Dottor Biagetti, come sta procedendo la sperimentazione delle cure monoclonali in Romagna?
Per ora, in Romagna, abbiamo fatto poco meno di 100 trattamenti. I risultati ufficiali li stiamo attendendo a giorni, ma da quello che ho potuto riscontrare io sul terreno è che ci sono buoni risultati. Tutti i pazienti trattati che avevano una maggiore possibilità di evolvere verso una forma grave hanno avuto un decorso migliore di quello che sarebbe potuto essere. Quindi possiamo dire che le cure hanno avuto l'effetto sperato. 

Le state utilizzando anche adesso?
Adesso per fortuna no. Lo stiamo riservando a pochissimi pazienti, nell'ordine di due o tre pazienti a settimana, ma anche meno, perché i nuovi casi che si presentano sono tutti nella fascia dai 14 ai 24 anni (+85%) mentre sappiamo che le monoclonali vanno utilizzate su pazienti sopra i 65 anni con fattori di rischio. Quello che ci manca, quindi, è la materia prima. 

Vogliamo ricordare cosa sono?
Sì. Praticamente quando una persona acquisisce un'infezione normalmente è in grado di produrre entro qualche giorno degli anticorpi che consentono di contrastare la stessa infezione. Gli anticorpi monoclonali sono anticorpi studiati e creati in laboratorio e sono altamente selettivi nei confronti del virus. Vengono infusi in via endovenosa nei primissimi giorni in cui una persona acquisisce la malattia  in modo tale da essere rapidi in una risposta immunitaria che nel caso normale arriverebbe alcuni giorni più tardi. L'obiettivo di questi anticorpi monoclonali è quello di bloccare, già nelle fasi precoci, l'insorgere della malattia nel suo decorso peggiore.

Si possono usare anche sui vaccinati?
Sì la nostra Regione ha dato l'ok per usarli. Però dobbiamo ricordare che già il vaccino riduce l'infezione, e se non la riduce la costringe a non evolvere. E quindi il vaccino fa il lavoro delle monoclonali ma preventivo, senza che il paziente sia infettato. Quindi è difficile usarlo su chi è vaccinato e si contagia, perché anche se prende il covid è come se avesse già una speciale protezione che impedisce alla malattia di evolvere a stadi incurabili.

Le monoclonali funzionano anche con le varianti?
Attualmente ci sono due combinazioni di monoclonali. Entrambe mantengono molto alta la loro efficace sulla variante Delta, una di queste due la perde un po' con la variante Africana e con quella Brasiliana. Ragione per cui bisogna scegliere una o l'altra monoclonale, a seconda della variante.

In futuro si potranno somministrare anche a domicilio?
Al momento la somministrazione è ospedaliera o ambulatoriale. Viene effettuata via endovenosa sotto stretto monitoraggio medico. Il paziente infettato dal covid (che presenti alcune caratteristiche particolari come l'età e i fattori di rischio) viene individuato sul territorio dal medico di base e proposto all'infettivologo che lo fa rientrare nel programma di cura. Se il paziente non è già ospedalizzato, viene invitato in  ospedale per fare l'endovenosa e tornare a casa dopo un'ora.  

Resta una pratica di nicchia?
Assolutamente sì.  Direi che l'unico elemento fondamentale che sta cambiando la storia di questo virus è il vaccino. Solo in quei casi in cui la vaccinazione è controindicata o i pazienti non riescono a sviluppare una risposta immunitaria si possono utilizzare le cure monoclonali. In più stiamo mettendo a confronto un'arma che costa 10 euro e non fa sviluppare il virus (il vaccino) con un'arma che ne costa migliaia e si somministra a chi ha già acquisito la malattia: non c'è paragone....

Come sarà il nostro autunno?
Allora, se consideriamo che stiamo assistendo a una risalita dei contagi a fine luglio, quando la gente sta all'aperto e ci sono meno possibilità di contatti in ambito chiuso, significa che il virus è molto contagioso. E questo, purtroppo, è un dato che deve preoccuparci. Dall'altra parte, invece, se anche in Italia accadrà quello che sta accadendo in Inghilterra e in Israele, dove a fronte di molti contagi, non ci sono alti numeri di ospedalizzazione, è un dato che riesce a darci un po' di serenità. Comunque penso che l'allarme debba restare rosso e che tutto dipenderà dai nostri comportamenti e dal proseguimento della campagna vaccinale. Dobbiamo ricordare che il vaccino attenua il virus ma non lo elimina completamente. Quindi alcuni comportamenti anticontagio vanno mantenuti nel tempo. Dovremo abituarci a conviverci. Però, sono convinto, che se applichiamo in modo ragionevole e razionale tutto ciò che sappiamo e che la scienza è riuscita a realizzare in tempi così rapidi penso che saremo in grado di portare avanti la nostra vita in modo normale senza essere più costretti a chiuderci in casa per mesi. 
 

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