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Incubo siccità, agricoltura in ginocchio. Da lunedì possibili piogge

Continua l'ondata di caldo africano sull'Emilia Romagna. Le temperature continueranno a registrare picchi di oltre 33°C almeno fino a domenica

Continua l'ondata di caldo africano sull'Emilia Romagna. Le temperature continueranno a registrare picchi di oltre 33°C almeno fino a domenica. Poi fra lunedì prossimo e domenica 2 settembre, secondo le previsioni fornite dal servizio meteorologico dell'Arpa, una perturbazione di origine atlantica porterà un po’ di refrigerio anche nelle campagne, con precipitazioni a prevalente carattere temporalesco e temperature in diminuzione. Poi seguirà un periodo di stabilità fino al 16 settembre.

La Protezione civile ha emesso una nuova allerta fino alle 2 di sabato. Si prevedono temperature al suolo di 39-40 gradi nelle zone interne e 34-35 gradi sulla costa; carsa ventilazione e aumento di umidità determineranno condizioni di forte disagio bioclimatico. Temperature sopra 35 gradi dovrebbero interessare anche le zone pedecollinari fino a circa 400 metri di quota. Sono ormai tre mesi che non si verificano piogge significative e l’umidità dei terreni risulta in progressivo peggioramento. Un quadro particolarmente pesante dunque, che sta avendo gravi ripercussioni sulle principali colture. La diminuzione delle rese è generalizzata, con perdite fino al 100% del raccolto e valori medi dal - 50 al -70% per le imprese prive di impianti di irrigazione.

L'assessore regionale all'agricoltura, Tiberio Rabboni, chiede un incontro  urgente con il Ministro delle politiche agricole e le altre Regioni colpite dalla siccità, per definire misure straordinarie di sostegno alle imprese danneggiate, ma anche per mettere a punto un Piano nazionale in risposta al cambiamento climatico in atto.

“Abbiamo già avviato le procedure per la dichiarazione dell’eccezionalità dell’evento, una strada da preferire, a nostro parere, al riconoscimento della stato di calamità, che in base alla nuove disposizioni comporterebbe automaticamente l’aumento delle accise nel territorio regionale. La dichiarazione di evento eccezionale permetterà di mettere in campo da subito un pacchetto di misure importanti a favore delle imprese colpite. Tuttavia occorre anche andare oltre l’emergenza. Per questo chiederò al Ministro anche un Piano nazionale per affrontare un problema che appare ormai strutturale”.

Per Rabboni la soluzione di fondo non può che essere una: “rendere la disponibilità di acqua per l’irrigazione indipendente dall’andamento meteorologico, creando una rete di piccoli e medi invasi in cui stoccarla nei momenti di maggiore abbondanza. Come Regione Emilia-Romagna ci stiamo già muovendo in questa direzione. Dopo i sette invasi interaziendali finanziati a luglio, usciremo nelle prossime settimane con un nuovo bando per 10 milioni di euro. Il nostro obiettivo è di destinare a questo scopo anche le cave in cui è terminata l’attività estrattiva”.

Cosa prevede la dichiarazione di evento eccezionale - La dichiarazione di evento eccezionale, che deve essere accompagnata dal riconoscimento dell’inadeguata copertura delle assicurazioni stipulate da parte delle aziende a fronte dei danni subiti, permetterà di ottenere la compensazione di una parte del prodotto perduto grazie al Fondo di solidarietà nazionale, l’esonero parziale del pagamento dei contributi previdenziali, assistenziali e fiscali per gli imprenditori e loro dipendenti, il trattamento di integrazione salariale per i lavoratori agricoli, l’anticipazione a ottobre del 50% del premio PAC spettante. Questi interventi potranno affiancare gli impegni già assunti dalla Regione Emilia-Romagna per il raddoppio della fornitura di carburante agevolato da utilizzare per le operazioni irrigue e per la realizzazione dei nuovi invasi irrigui interaziendali.

Il fabbisogno irriguo: ancora significativo solo per la frutta - Secondo i dati del Consorzio per il Canale emiliano-romagnolo, la disponibilità di acqua per l’irrigazione, tranne singoli situazioni quale quella del fiume Trebbia, continua ad essere adeguata a corrispondere ai fabbisogni minimi delle aziende agricole dotate di impianti di irrigazione permanente. Anche se ormai le necessità irrigue sono in fase calante, dal momento che molte colture stanno concludendo il loro ciclo vegetativo (mais da granella, barbabietola da zucchero, patata e cipolla sono già state raccolte), tuttavia non bisogna abbassare la guardia. In particolare susino, melo, pero ed actinidia avranno bisogno, in assenza di precipitazioni significative, di apporti irrigui ancora per altri 40 – 60 giorni.

Diversa la situazione delle pesche: circa il 75 - 80% sono state raccolte ed entro una ventina di giorni si prevede di sospendere definitivamente l’irrigazione. Ancora 15 giorni di interventi irrigui per il pomodoro da industria, che al  40% è stato raccolto mentre per un altro 20% è scattata la fase di sospensione dell’irrigazione precedente la raccolta. Infine le “code” produttive di melone e cocomero (raccolto il 70% del totale) richiederanno altri 20 giorni di irrigazione.

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