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Tanti simboli mutilati: a Regina Pacis il dramma dei cristiani perseguitati dall'Isis

L’incontro è stato possibile grazie alla disponibilità di don Roberto Rossi che ha stretti contatti con la chiesa mediorientale attraverso padre Majeed e il vescovo Johanna Muche, fortemente impegnati a tenere alta l’attenzione sulla situazione dei cristiani profughi in Iraq

Intenso e commovente l’incontro delle Chiese cristiane a Regina Pacis che si è tenuto sabato alle 18.30 per pregare per la pace in Medioriente dove i cristiani dell’Iraq vivono la persecuzione. Storia, geografia, fede, cultura religiosa, sono stati gli elementi che hanno permesso di vivere un momento religioso e formativo sulle Chiese cristiane presenti nel territorio diocesano e che si sono incontrate per la prima volta a Regina Pacis. La nuova locazione deriva dall’intitolazione della chiesa alla Madonna Regina della Pace, che per l’occasione ha sostituito San Mercuriale. L’incontro è stato possibile grazie alla disponibilità di don Roberto Rossi che ha stretti contatti con la chiesa mediorientale attraverso padre Majeed e il vescovo Johanna Muche, fortemente impegnati a tenere alta l’attenzione sulla situazione dei cristiani profughi in Iraq.

Per questo, recentemente i due sacerdoti sono stati ricevuti anche dal presidente della Francia François Hollande per aprire rapporti per gli aiuti umanitari alla popolazione che vive nei campi profughi. Don Roberto Rossi è riuscito a contattare attraverso i social padre Majeed che dal campo profughi vicino a Mosul ha ringraziato per l’unione delle Chiese cristiane a Forlì nella preghiera. “Grazie per quello che state facendo – ha detto don Majeed – il vero cristiano si sente vicino ai suoi fratelli nella preghiera, anche se le distanze sono grandi. Tutti abbiamo bisogno della pace e questa preghiera rappresenta la forza per noi”. L’unione spirituale con i cristiani europei è ciò che aiuta la comunità dell’Iraq a non abbandonare la propria fede, a non cedere di fronte alla sofferenza provata nei campi profughi dove sono messe a dura prova le condizioni di un’esistenza umana e dignitosa.

Nel suo racconto del recente viaggio a Erbil, don Roberto ha illustrato le mutilazioni ai simboli cristiani che l’Isis ha operato nelle chiese, bruciandole, e alle croci, distruggendole. “Mi ha colpito – ha detto don Rossi – una copia decapitata della statua della Pietà di Michelangelo in San Pietro in Vaticano e la devastazione di tutto ciò che per i cristiani ha significato religioso. Mi sono commosso quando con i sacerdoti siamo andati a Qaraqosh per celebrare la messa nella cattedrale distrutta e ho pensato agli insegnamenti che questi cristiani ci trasmettono attraverso la loro sofferenza, per non aver abbandonato la loro fede”.

Giuliano della chiesa Avventista del 7° giorno ha spiegato attraverso il salmo 133 “Ecco quanto è buono e soave che i fratelli vivano insieme” la fonte biblica per l’unità dei cristiani e ha indicato gli atteggiamenti giusti per la convivenza pacifica: empatia, altruismo, intelligenza sociale, tolleranza per le idee degli altri. Concludendo con il vangelo di Giovanni che riporta le parole di Gesù sul’amare tutti indistintamente Giuliano ha motivato l’unità dei cristiani. Padre Michele della chiesa rumena grecocattolica ha raccontato le persecuzioni dei vescovi durante i regimi comunisti tra il 1950 ed il 1970, motivando il martirio come offerta per l’unità dei cristiani, che trova fondamento nell’Ultima Cena di Cristo e realizzabile grazie all’azione dello Spirito Santo.

Dopo la preghiera di padre Florin della comunità ortodossa rumena e di padre Victor della Chiesa grecocattolica ucraina don Enrico Casadio ha concluso con la preghiera del Padre Nostro motivando il momento dedicato all’unità dei cristiani  proprio vicino al Natale, “una festa di famiglia”. Sono stati presenti in chiesa i membri delle comunità impegnate nella preghiera a testimonianza di una territorio caratterizzato da una crescente  multiculturalità e dal pluralismo religioso. La preghiera ecumenica svolta a Regina Pacis è stata un’anticipazione della settimana dedicata al dialogo ecumenico  e all’unità dei cristiani che di terrà dal 18 al 25 gennaio.

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