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Il medico che ha dato la Comunione ai malati di covid: "Bisogna guardare oltre al dolore per trovare segni di speranza"

Cristiano Colinelli, 56 anni, è medico dell'Unità Operativa di Pneumologia dell'ospedale "Morgagni-Pierantoni" di Forlì dal 1997

La medicina per battere il covid-19, la preghiera per dare e trovare una forza spirituale. Cristiano Colinelli, 56 anni, è medico dell'Unità Operativa di Pneumologia dell'ospedale "Morgagni-Pierantoni" di Forlì dal 1997. Nel picco dell'emergenza sanitaria è stato incaricato dal vescovo Livio Corazza a distribuire la Comunione ai pazienti malati di coronavirus. Un rito straordinario nato da un’esigenza: quella di "sostenere la dimensione spirituale del paziente".

"Di sofferenza né ho vista tanta, ma mai come in questo periodo mi sono soffermato a riflettere sul mio ruolo nel condivivere, anche se solo in parte, questo momento della vita - premette Colinelli -. Dal 14 marzo il reparto di Pneumologia si è trasformato in un "reparto covid" ed ognuno di noi, medici, infermieri, oss e addetti alle pulizie, si è trovato improvvisamente a dover rivedere il modo di curare, accudire e pulire. Ma soprattutto ci siamo trovati davanti una nuova tipologia di paziente, sofferente, ma drammaticamente solo ed impaurito".

Confessa il camice bianco: "In un primo momento la paura ha cercato di insinuarsi anche in noi operatori, ma rapidamente questo sentimento è stato sopraffatto dall'esperienza del "prendersi cura" dell'altro, cercando di dare supporto alla dimensione fisica, psicologica e razionale. Così, oltre alla cura del corpo, la parole di confronto, il sorriso negli occhi di un volto coperto dai presidi di protezione, il quotidiano contatto telefonico con i familiari, le foto inviate e le videochiamate".

Poi un giorno Colinelli è stato contatto dal cappellano dell'ospedale, don Domenico Ghetti: in quell'incontro, spiega il pneumologo, "mi sono reso conto che oltre alla dimensione fisica, psicologica e relazionale dovevamo sostenere anche la dimensione spirituale". E così ha accettato "con entusiamo" la proposta, col benestare del vescovo Corazza, di distribuire l'eucarestia ai pazienti che lo desiderassero. All'iniziativa ha coinvolto anche caposala, infermieri, oss e colleghi. In ogni stanza è stato affisso un avviso che informava della possibilità di ricevere la Comunione o semplicemente di poter parlare e pregare insieme.

Il medico ammette di esser "andato per un attimo in crisi" quando un paziente, attraverso un'infermiera, aveva chiesto "assistenza spirituale". "Poi ho subito compreso che tutto ciò faceva parte di un Progetto che andava oltre alla mia dimensione di medico e di uomo". Colinelli descrive l'incontro col malato, un sessantenne che si trovava seduto nel suo letto: "Mi sono reso conto che forse si aspettava la presenza di un sacerdote e il fatto che il medico che lo aveva visitato poco prima gli aveva proposto di pregare insieme e di ricevere l'Eucarestia gli creava un po' di imbarazzo. Così programmammo di fare un semplice momento di preghiera nel pomeriggio. Quando sono tornato abbiamo pregato e recitato insieme l'Atto di affidamento alla Madonna del Fuoco. Al termine il paziente mi ha chiesto di poter ricevere l'Eucarestia".

L'esperienza si è ripetuta anche con altre due pazienti: "Posso affermare con certezza che il covid-19 mi ha aiutato a completare il significato del "prendersi cura" dell'altro". Da Colinelli "un ringraziamento sentito" al vescovo, al cappellano don Domenico ("sempre attento e presente"), al primario Venerino Poletti ("mi ha appoggiato e sostenuto"), alla Direzione Sanitaria, ai colleghi, alla caposala, agli infermieri, agli oss e agli addetti alle pulizie. "Spero che questa esperienza ci aiuti a guardare oltre al dolore, per poter riconoscere segni di speranza e di vita", conclude.

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