Martedì, 23 Luglio 2024
Cronaca

Crocifisso nell'ufficio della Polizia, il sindacalista si dimette: "Ma lì non c'era mai stato"

Si è dimesso dal suo incarico il sindacalista del sindacato autonomo di Polizia Sap Spartaco Ulrico Collinelli protagonista qualche giorno fa della polemica

Si è dimesso dal suo incarico il sindacalista del sindacato autonomo di Polizia Sap Spartaco Ulrico Collinelli protagonista qualche giorno fa di un'iniziativa che ha suscitato un vespaio di polemiche, vale a dire la lettera inviata alla dirigente della Polizia Stradale di Forlì in cui si chiedeva la rimozione di un crocifisso da un ufficio non aperto al pubblico della Stradale che ha sede in viale Italia. Collinelli non è quindi più  vice segretario provinciale del Sap di Forlì. A renderlo noto è il diretto interessato: “Il mio sindacato ha preso le distanze dalla mia iniziativa e di conseguenza io ho rassegnato le dimissioni dalle mie cariche sindacali, ma non vedo perché all'interno di un posto di lavoro non si possa affrontare serenamente questo argomento al pari di altri”.

Collinelli ricostruisce i fatti dal suo punto di vista, precisando subito che non si tratta di un crocifisso da sempre presente in quell'ufficio, ma di un simbolo religioso che era stato apposto ad un muro del comando provinciale della Stradale poco tempo prima. Così inquadra la vicenda Collinelli: “La lettera alla dirigente era riservata e ad uso interno, motivo per cui presupponeva alcuni elementi noti alle parti interessate e quindi sottintesi, senza conoscere i quali si è prestata  fraintendimenti e forzature. Prima fra tutte il tentativo attaccare una confessione religiosa, mentre invece mio intento era di tutelare la libertà di pensiero di tutti gli operatori di quell'ufficio. Nel locale in questione (un ufficio interdetto al pubblico), non vi era mai stato un simbolo religioso, quindi prima di intraprendere una tale iniziativa sarebbe stato opportuno chiedere il parere del personale che vi opera all'interno. Infatti pur non essendoci stato nessuno che ha visto urtata la propria sensibilità o che addirittura si sia sentito offeso da quel simbolo, in diversi hanno manifestato perplessità sul rispetto della propria libertà di pensiero. In qualità di delegato sindacale ho ritenuto normale rappresentare l'accaduto e chiedere una soluzione nel rispetto della normativa e dei lavoratori”.

Non esistono direttive sui simboli religiosi negli uffici pubblici, un tema spesso trattato per quanto riguarda per esempio le aule scolastiche. Il confronto è che tra chi ritiene che lo Stato laico non debba esporre simboli religiosi di nessuna natura nei propri spazi, e chi invece ritiene la religione cattolica, oltre che un credo religioso, anche l'universo valoriale della tradizione italiana a cui ispirare la propria attività. Spesso la polemica è nata dalla richiesta di rimozione del crocefisso da parte di associazioni che rappresentano gli atei oppure da persone professanti altre fedi e frequentanti i medesimi spazi pubblici. Stessa polemica affiora, per esempio, nella simbologia del presepe allestito dentro le scuole. Stessa questione viene posta per l'abbondante presenza di crocifissi nelle aule di tribunale, spesso non appesi al muro ma proprio inseriti negli allestimenti della sale, come per esempio nell'aula di udienza della Corte d'Assise del Tribunale di Forlì.

Aggiunge Collinelli: “Visto che non mi risulta esista alcuna norma o regolamento interno della Polizia che preveda una presenza di simbologia religiosa, se non qualche circolare generica sugli arredi risalenti al ventennio fascista e quindi precedente all'entrata in vigore della Costituzione italiana, ho fatto riferimento proprio alla Costituzione. La quale prevede all'art. 3 che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale senza distinzione di religione “ e all'art.8 dove afferma che “tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge”. Ho ritenuto percorribili due possibili soluzioni : rispettare la tradizione e toglierlo visto che non c'era mai stato oppure affiggerli tutti o comunque permettere a ognuno di appendere un suo simbolo religioso. Dando per scontate le complicazioni di questa seconda soluzione in un ambiente così strutturato come quello della nostra amministrazione, come la stesura di un regolamento con modalità e termini da stabilire, mi ero permesso di indicare la prima soluzione, ritenendola più rapida e semplice da attuare, ottenendo così un ambiente neutro”.

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