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Civitella celebra il suo legame con Dante e i 1000 anni di storia e fama della Rocca di Giaggiolo

Evidenzia l'assessore alla Cultura: "Quest’anno l'amministrazione comunale, oltre a celebrare i 700 anni dalla morte del Sommo Poeta, vuole anche ricordare i 1000 anni della Rocca di Giaggiolo"

"Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte, che, come vedi, ancor non m’abbandona. Amor condusse noi ad una morte: Caina attende chi vita ci spense Queste parole da lor ci fur porte…". Attraverso questi versi Dante racconta il famoso epilogo dell’amore fra Paolo e Francesca, nel canto V dell’Inferno della Divina Commedia. Ma cosa c’entra con la Rocca di Giaggiolo? "La storia ci insegna che c’entra - evidenzia Francesco Samorani, assessore alla Cultura del Comune di Civitella di Romagna -. Dopo duecento anni di passaggi vari tra chiese, imperatori e papi, la storia della rocca (o castello) si fa interessante nel 1269, quando il figlio di Malatesta da Verucchio, Paolo Malatesta, sposa Orabile Beatrice, figlia dei Severi, i conti di Giaggiolo. Contraendo matrimonio con Orabile, nata e vissuta nel castello, Paolo detto "Il Bello", diventa il capostipite del ramo dei Malatesta di Giaggiolo. Il matrimonio venne combinato dal padre, il vecchio e scaltro Malatesta, che conosceva bene la nobile arte di sposarsi solo con donne che avevano cospicui possedimenti. Infatti, il casato dei conti di Giaggiolo era alleato con i Montefeltro, quindi un modo per il vecchio di avvicinarsi ai territori in mano alla famiglia di Urbino. L’unione non fu felice: Paolo instaurò una relazione d’amore con Francesca da Polenta, moglie di suo fratello Gianciotto".

"Come tutti sanno Paolo e Francesca vengono scoperti e fatti uccidere dal marito e fratello tradito - prosegue Samorani -. Per questo motivo le loro anime si ritrovano ad essere trascinate dalla bufera dell’Inferno dantesco. Dante concede l’eternità allo loro storia d’amore, raccontando il delitto che accadde nel 1284. Dove il fatto di sangue ebbe luogo non è noto anche se si propende per la Rocca di Castel Sismondo a Rimini, certamente Paolo Malatesta  e la sua famiglia,  la moglie Orabile Beatrice e i figli Uberto e Margherita hanno vissuto a lungo nelle rocche di Giaggiolo e di Cusercoli, sono stati dei nostri concittadini e nella tragedia della loro vita attraverso l’eternità della poesia hanno dato fama al nostro territorio. Anche Ubaldo figlio di Paolo sarà coinvolto nella tragedia in quanto verrà come il padre assassinato e proprio dal cugino figlio dell’assassino del padre". Conclude l'assessore alla Cultura: "Quest’anno l’Amministrazione Comunale, oltre a celebrare i 700 anni dalla morte del Sommo Poeta, vuole anche ricordare i 1000 anni e più di storia e fama della Rocca di Giaggiolo che dominava una delle contee più ambite tra le maggiori famiglie dell’epoca: Severi, Montefeltro, Malatesta e Guidi di Bagno. Le prime notizie documentate risalgono infatti al 1021 quando Papa Benedetto III concesse “castrum qui vocatur Giaggioli” alla Chiesa ravennate”".

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