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Domenica, 26 Maggio 2024
Coronavirus, l'approfondimento

Il picco influenzale è alle spalle, si rialza la curva dei contagi da covid. "Nuove varianti? Teniamo alto il livello di attenzione"

L'INTERVISTA - Approfondimento con Francesco Cristini, primario dell'Unità Operativa di Malattie Infettive dell'ospedale "Morgagni-Pierantoni" di Forlì

Il picco dell'influenza, raggiunto tra il 28 novembre e l'11 dicembre, sembra alle spalle. Mentre torna ad alzarsi la curva dei contagi da covid-19. E' la fotografia scattata dall'Ausl Romagna nella consueta analisi della diffusione della pandemia influenzale. Nel dettaglio, nella settimana tra il 26 dicembre e l'1 gennaio, su un campione di 162 tamponi esaminati nel Forlivese, l'8,6% è risultato alle prese con l'influenza, mentre il 19,1% al covid (31 contro 14).

Nel bacino romagnolo, è risultato positivo all'influenza il 9,9%, mentre al covid il 13,5% su un totale di 939 campioni esaminati. "Il picco di casi è stato raggiunto tre settimane fa, e nelle ultime tre settimane i casi sono in progressiva riduzione - conferma Francesco Cristini, primario dell'Unità Operativa di Malattie Infettive dell'ospedale "Morgagni-Pierantoni" di Forlì -. Secondo l’andamento storico della curva dei contagi tipica della influenza, ci si aspetta che i casi continuino a scendere sino a scemare". 

Dottor Cristini, quanti sono i pazienti ricoverati all'ospedale "Morgagni-Pierantoni"? 
"Nelle ultime settimane è stato allentato il reporting dei nuovi casi di Covid-19, che prima avveniva quotidianamente. Sono ora disponibili solo i dati regionali aggregati. Non vi sono comunque variazioni significative dei casi negli ultimi giorni nel Forlivese. Nell'Unità Operativa di Malattie Infettive la quota di pazienti ricoverati con tampone positivo per Sars-CoV-2, rispetto a pazienti ricoverati per altre patologie infettive, rimane costante".

Riscontrate ancora polmoniti gravi da covid?
"E’ importante sapere che i rapporti settimanali a cui faccio riferimento si riferiscono a pazienti con tampone positivo, e non necessariamente a malati conclamati di Covid-19. E la forma più severa di malattia, quella caratterizzata da polmonite, è un evento sempre meno frequente. I pazienti immunodepressi sono ora i soggetti su cui concentrare la maggiore attenzione, perchè sono quelli con le forme cliniche più serie di malattia e quelli in cui si sta dimostrando difficile l’eradicazione della infezione".

Il virus Sars-Cov-2 può essere derubricato a semplice influenza o è necessario tenere alto il livello d'attenzione? 
"E’ evidente che la gravità della malattia è ora nettamente ridotta, grazie ad una immunità diffusa nella popolazione ottenuta grazie alla campagna vaccinale ed alla esposizione naturale alla infezione. A questo si aggiunge il fatto che le sotto-varianti che circolano attualmente, tutte derivate da Omicron, sono certamente meno patogene rispetto alle varianti precedenti, sebbene conservino una alta contagiosità. Il livello di attenzione va comunque tenuto alto anche da parte della popolazione, in termini di protezione dei soggetti più fragili, soprattutto se immunodepressi. Indossare la mascherina in zone affollate serve soprattutto a proteggere chi sta in parte a noi, che non conosciamo, piuttosto che noi stessi".

L'allentamento delle misure sta influendo anche sulla campagna vaccinale?
"La campagna vaccinale ha rallentato in senso generale, non solo per l’allentamento delle misure di prevenzione, ma perché la gente non avverte più un senso di urgenza. Ma si dimentica che i buoni risultati ottenuti in termini di risoluzione della emergenza sanitaria dipendono molto dalla efficacia della vaccinazione. Vaccinarsi con i vaccini bivalenti disponibili ora è importante perché efficaci anche verso le sotto-varianti di Omicron circolanti ora. Sebbene anche questi vaccini moderni non prevengano del tutto l’infezione, la rendono più lieve e forse anche meno contagiosa".

Ci sono timori per le varianti “Cerberus” e “Griphon”?
"Si tratta di sotto-varianti che fanno parte dell’orbita Omicron, che si aggiungono alle sotto-varianti già note. Più il virus viene studiato e più varianti saranno evidentemente scoperte, ma al momento grossi timori dal punto di vista clinico non ve ne sono. L’intensa attuale recrudescenza dei casi cinesi, e la conseguente ed inevitabile circolazione nel resto del mondo, aumenta la probabilità di nuove varianti, ecco perché va tenuto alto il livello di attenzione anche da parte degli organi competenti in tema di monitoraggio della pandemia".

Il virus sta migliorando nella capacità di replicarsi?
"I virus respiratori mutano nel tempo ed inevitabilmente tendono ad eludere la protezione dei vaccini con sempre maggior facilità. E’ per questo che andrebbe presa molto seriamente l’indicazione a vaccinarsi con i nuovi vaccini, soprattutto per le persone più fragili. Ormai da anni siamo abituati a vaccinarci ogni anno contro l’influenza, perché il virus cambia costantemente, ci dovremo quindi abituare al fatto che anche il Sars-Cov-2 cambia nel tempo e che la strategia vaccinale si adeguerà costantemente".

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