Cronaca

Qualità dell'aria, le conseguenze del lockdown: a Forlì pm10 sotto i limiti nel 2020

Nella città mercuriale ci sono due centraline dell'Arpae che registrano i dati di pm10

Gli effetti dell'emergenza sanitaria sulla qualità dell'aria. Forlì ha chiuso il 2020 senza superare i limiti dei 35 sforamenti giornalieri all'anno consentiti per il pm10. Un risultato favorito anche dai due mesi di lockdown imposti dalla pandemia da covid-19, da marzo a maggio. Nella città mercuriale ci sono due centraline che registrano questi dati: quella di viale Roma, che appartiene alla tipologia "traffico urbano", e quella del Parco della Resistenza, che è di tipo "fondo urbano".

La prima per 30 volte ha oltrepassato la soglia rossa dei 50 microgrammi per metro cubo consentiti giornalmente per lo sforamento del particolato, mentre la seconda è andata sopra i limiti per 25 volte. Facendo un'analisi mensile, a gennaio le due centraline hanno registrato rispettivamente 11 e 8 sforamenti, a febbraio 4 e 3, mentre a marzo entrambe hanno superato i limiti solo due volte per un evento atmosferico, come spiegato dall'Arpae: il 28 e il 29 marzo è stato accertato un trasporto di grandi masse d'aria particolarmente ricche di polveri provenienti dall’area del Mar Caspio.

Lo stop alle auto, la chiusura delle scuole, il ricorso al lavoro da casa e le condizioni atmosferiche favorevoli hanno azzerato l’accumulo delle pm10 anche nel cuore della primavera. Lo zero nella casella degli sforamenti è proseguito fino a novembre, quando il pm10 è andato oltre i 50 microgrammi per metri cubi per dieci volte in viale Roma e nove al Parco della Resistenza, mentre a dicembre il particolato ha superato i limiti di legge in soli tre casi. E' stato migliorando quindi il dato di 37 sforamenti del 2019 (dato centralina "traffico urbano").

Per quanto riguarda l'ozono, responsabile come relazionato dai ricercatori di Arpae di "vari tipi di effetti a carico delle vie respiratorie (tosse, irritazione alla gola e nei polmoni, ndr)", la stazione al Parco della Resistenza ha doppiato la soglia massima consentita, ovvero 25 sforamenti all'anno come media sul triennio: calcolato in base alle medie mobili su 8 ore, per 51 volte la centralina ha registrato valori superiori ai 120 microgrammi per metro cubo.

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