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La storia di Davide Gardini, da Forlì a Dubai per fare lo chef di Eataly

Il sogno realizzato del 37enne forlivese, ex chef di Petito, da un anno e mezzo negli Emirati Arabi Uniti

Un annuncio su Linkedin e la vita che cambia dalla sera alla mattina. E' iniziata così, per gioco e per sfida, l'avventura di Davide Gardini, 37 anni, da un anno e mezzo "head chef" (capo cuoco) di Eataly a Dubai. Un ruolo manageriale in cui ogni giorno gestisce settanta persone di 23 nazionalità diverse e sforna pietanze, rigorosamente italiane, per 1500 - 2000 persone.

E come è andata? "Ho risposto ad un annuncio che mi era arrivato su Linkedin - racconta Davide dalla capitale degli Emirati -. Cercavano chef per Dubai, mia moglie ha detto che non avrei mai avuto il coraggio di candidarmi. L'ho presa come una sfida e ho risposto. E da lì è cominciato tutto". Tra tanti candidati, sia italiani che del Medio Oriente, Davide ha percorso tutte le tappe con periodi di prova a Milano, per poi ricevere la bella notizia: Eataly aveva scelto proprio lui per ricoprire il ruolo.

"Sono partito per fare formazione a Milano e di fatto non sono più tornato a Forlì. E' passato un anno e mezzo e sono davvero contento di come stanno andando le cose". Il ristorante di Eataly si trova nel Dubai Mall, il più grande centro commerciale del mondo, a due passi dal Burj Khalifa il grattacielo dei record con la sua particolarissima forma a punta. Un luogo di grande passaggio e anche di frequentazioni di livello. "A mangiare qui vengono molti membri della famiglia reale di Dubai, campioni dello sport nazionale che è il Cricket e poi gli attori di Bollywood, il cinema indiano che qui va molto. Sono venuti anche calciatori italiani, Pirlo per esempio". 

Prima di sbarcare a Dubai, Davide era lo chef di Petito ma ha lavorato anche da Tinto e all'Antica Osteria dei Conti a Castrocaro. Una passione, quella per la cucina, che gli ha tramandato suo nonno da cui Davide ha preso i gusti e i sapori che oggi mette nei suoi piatti, tradizionali sì ma anche innovativi. "Mio nonno era bravissimo in cucina e sono cresciuto trovando normale che la cucina fosse anche affare degli uomini, per così dire. Sono arrivato a questo mestiere solo da grande però, sono diplomato grafico pubblicitario e ho lavorato a lungo come tecnico informatico. Ma tutte le volte che c'erano degli stop lavorativi finivo sempre a fare il cuoco, così, ad un certo punto ho deciso di investirci sul serio". Seguendo i consigli di due chef che avevano visto in lui il potenziale giusto, Davide ha poi studiato all'istituto Alberghiero di Forlimpopoli e ha cominciato a girare per l'Italia per fare esperienza con il sogno nel cassetto, prima o poi, di provare l'esperienza all'estero.

"Quando ho visto quell'annuncio ho pensato fosse l'occasione giusta. Motivazione e un pizzico di fortuna hanno fatto il resto". Dell'Italia gli manca il paesaggio ("qui è metropoli o deserto") e la famiglia (la moglie lo raggiungerà a breve dopo un anno e mezzo di lontananza) ma per il momento non conta di tornare. "Ci sono tante opportunità e sono consapevole di mettere un tassello importante per la mia carriera. Cosa dico ai miei coetanei che sono in Italia e che pensano di non farcela? Di capire che cosa si vuol fare veramente e poi di provarci. Se non si rischia qualcosa non si ottiene nulla". 

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