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Mercoledì, 30 Novembre 2022
Cronaca

Il Comune compra l'ex Eridania, tutti d'accordo. "Ma per riqualificarla serve un accordo con investitori privati"

Tutti d'accordo, tra i partiti politici di maggioranza e opposizione, sull'acquisizione all'asta fallimentare della grande area dismessa Ex Eridania, 16 ettari tra la ferrovia e via Gorizia a pochi passi dal centro storico

Tutti d'accordo, tra i partiti politici di maggioranza e opposizione, sull'acquisizione all'asta fallimentare della grande area dismessa Ex Eridania, 16 ettari tra la ferrovia e via Gorizia a pochi passi dal centro storico. Da 50 anni è terminato l'utilizzo come stabilimento industriale per la produzione di zucchero dalla barbabietola e per l'area – su cui da decenni si dibatte su come utilizzarla – si affaccia ora la possibilità di una nuova vita, quella di diventare un parco pubblico, il secondo più grande di Forlì dopo il Parco Urbano. 

Decisiva sarà la data del 29 novembre, quando l'ex Eridania, che appartiene attualmente al fallimento della cooperativa edile Cmv, sarà battuta all'asta dopo una nutrita serie di incanti andati deserti e che hanno portato il prezzo da 15,8 milioni a poco meno di 1,2 milioni attuali. Il massimo ribasso consentito prevede che l'offerta minima sia di 885mila euro, a cui c'è poi da aggiungere l'iva e altri costi accessori. Nel corso della commissione consigliare, l'amministrazione comunale ha presentato una delibera per il prossimo Consiglio comunale in base a cui si stanziano al massimo un milione e mezzo di euro per definire l'acquisto. 

Il progetto di parco pubblico

Presenta la delibera l'assessore al Bilancio Vittorio Cicognani: “E' nostra intenzione di acquisire l'area ex Eridania. Dobbiamo fare l'acquisizione quando c'è la vendita ed al momento la procedura migliore e più veloce è partecipare alla gara, dato che il valore della nuova perizia definita dal tribunale coincide nel valore più o meno  con la nostra. Speriamo di averla al minor prezzo possibile, ma non possiamo ora stabilire una cifra esatta”. In ogni caso il plafond reso disponibile dall'avanzo di bilancio è al massimo di 1,5 milioni. “Non siamo comunque disposti a spendere milioni di euro, dato l'area ha perso tutta la sua capacità edificatoria”. Proprio per la decadenza del Piano Operativo Comunale, nel giugno 2021, il prezzo è notevolmente sceso.

Il progetto del Comune, infatti, è quello di lasciare tutta l'area a verde e recuperare le strutture su cui gravano dei vincoli, senza costruirci niente di nuovo. “Per il parco si possono studiare diverse soluzioni, o un parco tipo l'attuale parco urbano o una superficie più a bosco – spiega Cicognani -, mentre per l'opificio industriale stiamo già operando in sinergia con soggetti quali per esempio la Fondazione Cassa dei Risparmi. L'idea è di portare a parco tutta l'area libera e intanto studiare cosa fare per sistemare gli edifici”.

Soufian Hafi Alemani, capogruppo Pd, spiega di guardare “con attenzione questo intervento” e rimarca che “è per un un fatto nuovo che oggi l'area è appetibile per il Comune, dato che viene meno uno degli ostacoli degli anni precedenti, l'alto prezzo di acquisto”. Per Alemani “c'è una nuova possibilità che prima non c'era: l'acquisizione ad un prezzo congruo e accessibile”. Il consigliere dem chiede inoltre di svolgere accertamenti sullo stato delle bonifiche e della stabilità dell'edificio vincolato. “L'amianto è stato completamente bonificato, mentre sono avvenute in passato bonifiche per gli idrocarburi”, precisa Cicognani. 

"Coinvolgere dei privati"

La commissione di giovedì pomeriggio segna anche il debutto del rientro in politica di Elvio Galassi, in questo caso come esperto di commissione nominato da Italia Viva, a fianco del consigliere Massimo Marchi. L'ex assessore Galassi era stato coinvolto nel maxi-processo del crack Sapro, che ha visto di recente l'assoluzione per tutti gli imputati in Cassazione, dopo 12 anni. Galassi, che è stato assessore fino al 2009, ricorda che “su quell'area c'era un progetto di sviluppo definito e avanzato, poi venne bloccato tutto”. Il riferimento è all'inchiesta giudiziaria che nel 2002 vide coinvolto anche il sindaco di allora Franco Rusticali, “che poi venne assolto”, rimarca Galassi. Nel progetto di allora era prevista una casa di riposo, un supermercato e nuove abitazioni, mentre l'opificio sarebbe diventato un grande centro giovanile e delle arti. Tali progetti però ora non si possono più realizzare con la decadenza del piano regolatore e uno nuovo ancora tutto da lavorare e approvare.

Ma sull'operazione attuale pone il dubbio Galassi: “Ritengo positivo che l'amministrazione comunale risolva un buco nero della città acquisendo l'area, ma resta da capire come ristrutturare l'edificio industriale, dato che ha dei costi esorbitanti e che metterebbero in difficoltà qualsiasi amministrazione”, mentre “un'area verde realizzata in mezzo a edifici fatiscenti è un limite”. La proposta di Galassi è quella di portare avanti assieme parco e recupero edilizio e per questo “un accordo con privati sarebbe necessario”, con “qualche proposta che preveda qualcosa con indici edificatori di sostenibilità urbanistica”. 

“Auspico che quanto meno non si tenga l'opificio lì per vent'anni senza fare nulla, ma ci si attivi immediatamente con una riqualificazione di tutta l'area, verde e costruzioni. Probabilmente saranno necessarie collaborazioni coi privati”, gli fa eco Massimo Marchi (Iv). Idea diversa però da parte dell'assessore Cicognani secondo cui "gli stakeholder per la riqualificazione degli edifici sono soggetti istituzionali come Fondazione Cassa dei Risparmi, Cassa Depositi e Prestiti e Credito Sportivo".

Il consigliere di Forza Italia Lauro Biondi si dice concorde con Galassi: “Che tipo di fruizione pubblica può avere un parco senza un progetto di recupero degli edifici che si trovano all'interno? L'amministrazione può valutare un piano di rigenerazione urbana, mettendoci anche qualche servizio per la fruizione del parco. Ma la finalità del verde pubblico è chiara e mi pare corretta”.  Biondi rileva come secondo limite anche il fatto che i 16 ettari siano divisi da via Monte San Michele. Anche per Loretta Poggi,  coordinatrice del quartiere Foro Boario - San Benedetto l'area è da recuperare nella sua interezza, “compresa quella dall'altra parte di via Monte San Michele, meno visibile di quella lungo via Gorizia”. Infine Eros Brunelli, consigliere del M5S, chiede di valutare l'area per realizzare una comunità energetica. 

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