Diffamazione via volantino politico: esponenti del Pd di Galeata condannati anche in Appello

In un volantino distribuito alla cittadinanza vennero fatte pesanti insinuazioni di natura sessuale su Deo, critiche che – hanno certificato due gradi di giudizio – nulla avevano a che fare con il confronto politico

Vittoria anche in Appello per Elisa Deo, sindaco di Galeata al terzo mandato. La vicenda è quella nota per diffamazione, risalente al 2012, quando in un volantino distribuito alla cittadinanza vennero fatte pesanti insinuazioni di natura sessuale su Deo, critiche che – hanno certificato due gradi di giudizio – nulla avevano a che fare con il confronto politico. Per questo è stato deciso  per i componenti dell'allora “segreteria PD di Galeata (Federica Pallareti, Rober Nanni, Rocco Zampolla, Mhalla Nourredine, Mattia Balzani) la condanna per diffamazione a 6 mesi di reclusione, al risarcimento del danno quantificato in 18.0000 euro ed alla copertura delle spese legali”, rende noto la stessa Elisa Deo. Si tratta quindi della conferma della condanna penale a 6 mesi definita dal Tribunale di Forlì nell'aprile dello scorso anno.

Deo uscì dal Pd ed è stata poi rieletta come civica, che ora si riconosce in 'Italia in Comune', la formazione politica di Federico Pizzarotti, sindaco di Parma ed ex esponente del Movimento 5 Stelle. Commenta il sindaco di Galeata: “Non nego di essere stata così turbata da una brutta vicenda che mi ha visto coinvolta personalmente, tanto da esserci voluto qualche giorno anche solo per metabolizzarne l’epilogo felice”. La sentenza è arrivata lo scorso venerdì, presso la Corte d’Appello di Bologna. “Niente potrà porre rimedio all’enorme mole di fango che è stato buttato addosso a me, alla mia famiglia e alla nostra salute, nessuno potrà cancellare una campagna di odio senza precedenti, ma qualcuno, finalmente, inizierà a pagare i danni”, spiega.
 
“Quel volantino mi ferì moltissimo come donna. Mi preoccupava come figlia perché sapevo che i miei genitori l’avrebbero letto, mi indignava come amministratrice perché non aveva nulla a che fare con la dialettica politica, mi offese particolarmente perché ero Sindaco ed era un affronto ad un rappresentante delle Istituzioni. È inaccettabile il linguaggio violento e scurrile di chi è convinto dall’alto della propria arroganza e protervia di potersi esprimere in questa maniera obbrobriosa nei confronti di una donna. L’imbarbarimento del comportamento, la totale mancanza di rispetto, il sensazionalismo esasperato sono diventati un problema reale che ci affligge e che va combattuto. Il parlare civile e la lotta alla violenza verbale necessitano purtroppo del supporto del diritto. Come in questo caso in cui è stato molto chiaro che non si trattava di critica politica ma bensì di aggressione personale gratuita”, è il suo commento. 

Deo spiega di avere in serbo nuove querele: “Sto archiviando gli ultimi insulti alla mia persona ed alla mia famiglia, per procedere legalmente contro “i fini maestri della penna” e i “leoni da tastiera”. Sarebbe quantomeno opportuno che ragionassero e prestassero attenzione senza farsi prendere la mano, perché i volantini ed i social sono armi estremamente pericolose se usate impropriamente dove peraltro non è possibile invocare la legittima difesa e dove, molto spesso, la giustizia vince”.

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