Il Gigante della Romagna, non solo serbatoio: "La diga di Ridracoli fa da laminazione delle piene"

Il presidente di Romagna Acque ricorda che il bacino romagnolo dispone di "un sistema integrato grazie all'acquedotto della Romagna che non permette di avere sofferenze particolari"

Grazie ad un inizio di maggio decisamente piovoso il sistema idrico romagnolo sarà in sicurezza per tutta l'estate. "La coda lunga dell'inverno ha portato gli apporti significativi di precipitazione che hanno permesso di riempire la diga e tracimare domenica alle 22 - esordisce il presidente di Romagna Acque Tonino Bernabè -. In passato le stagioni avevano dei ritmi regolari permettendo all'invaso di riempirsi almeno due volte all'anno tra la fine dell'autunno e l'inizio dell'inverno. Su base annua c'era quindi una resa maggiore rispetto ai quantitativi di acqua distribuita. La diga di Ridracoli, che ha un volume di 33 milioni di metri cubi, rappresenta infatti circa il 50% del fabbisogno su 115 milioni di metri cubi d'acqua. Per questo motivo su base annua ci devono essere quelle compensazioni che consentano di avere gli apporti nei mesi nei quali sono attese le piogge".

A trarne beneficio dalle piogge anche le falde acquifere: "Il riempimento delle falde è un fenomeno abbastanza lento. Il terreno assorbe l'acqua e il riempimento è progressivo. Ma questo dipende dal tipo di precipitazioni. Con le piogge intense in poche ore non c'è l'assorbimento". Bernabè pone una riflessione sui cambiamenti climatici: "Il problema è che si passa da un estremo all'altro: da un periodo caldo, anche con mesi autunnali ed invernali dove non si vede una goccia d'acqua, ci troviamo a che fare con piogge consistenti, con accumuli equivalenti a quelle attese nei mesi precedenti. Se avessimo avuto contemporaneamente alla diga di Ridracoli altri serbatoi o invasi, anche piccoli, soprattutto nelle vallate non servite dalla diga come quella del Montone o al Marzeno, probabilmente avremmo potuto accumulare acqua da utilizzare nei periodi di sofferenza. Si parla di 20 milioni di metri cubi distribuiti in situazioni dove c'è maggiore vulnerabilità all'interno del sistema romagnolo. Per fare un esempio l'acqua che tracima dalla diga, se ci fossero state altre possibilità di accumulo, l'avremmo trattenuta in funzione dei mesi più siccitosi".

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Bernabè entra nel dettaglio del suo ragionamento: "Non servono solo condotte efficenti, ma bisogna anche lavorare per avere l'acqua da consegnare. E' un confronto lungo. Noi forniamo gli elementi tecnici e studi per dare elementi di valutazioni, creando la consapevolezza del problema che c'è. Poi Comuni e Regione delinearenno le linee di sviluppo per quanto riguarda il piano di tutela delle acque. Si tratta di fare assieme delle valutazioni e trovare quelle situazioni che possono rappresentare la continuità della nostra sicurezza e approviggionamento 365 giorni all'anno anche in periodi siccitosi".

Il presidente di Romagna Acque ricorda che il bacino romagnolo dispone di "un sistema integrato grazie all'acquedotto della Romagna che non permette di avere sofferenze particolari, legate comunque alla disponibilità secondo gli effetti dei cambiamenti climatici. Bisogna considerare che quelli che una volta erano fenomeni straordinari ora sono ordinari. Quindi parallelamente servono tutti quegli interventi di mitigazione climatica per ridurre i rischi creati dai fenomeni estremi e dissesti idrogeologici. Bisogna spendere in maniera continuativa per preservare il territorio". Le esondazioni, come quella del Savio a Cesena e quella del Montone a Villafranca, sono una conseguenza. Più contenuti gli effetti nelle località attraversate dal Bidente: "La diga di Ridracoli fa da laminazione delle piene e per questo motivo la vallata ha avuto meno problemi rispetto ad esempio a quella del Montone. Trattenendo le piene non causa al Bidente fenomeni di esondazioni".



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