Mercoledì, 4 Agosto 2021
Cronaca

Appena dimesso dal Pronto Soccorso, entra in coma e muore: dottoressa verso il processo

L'uomo, 52 anni originario della provincia di Lecce, fino a qualche giorno prima della morte era in piena attività, poi lo colse un malessere improvviso con la febbre

C'è il nome di un medico del pronto soccorso dell'ospedale di Forlì nella richiesta di rinvio a giudizio per omicidio colposo che arriva al termine delle indagini e di un iter processuale che vedeva inizialmente 10 medici sotto accusa per la morte dell'imprenditore edile Giancarlo Colella nel febbraio del 2016. L'uomo, 52 anni originario della provincia di Lecce, fino a qualche giorno prima della morte era in piena attività, poi lo colse un malessere improvviso con la febbre. Venne portato dai famigliari al Pronto Soccorso, ma – è l'ipotesi accusatoria – venne rimandato a casa senza una cura adeguata, anzi senza alcuna cura se non quella di stare genericamente riguardato, mangiando in bianco e assumendo un antidolorifico. Un consiglio del tutto insufficiente, dato che lo stesso Colella ritornò presto al Pronto Soccorso, ma in coma e da qui velocemente scivolò verso la morte.

Per quell'episodio erano stati indicati come responsabili dalla Procura della Repubblica (pm Filippo Santangelo) il medico di base dell'imprenditore edile, il medico di pronto soccorso che lo ebbe in cura e altri dottori connessi alla sua cartella clinica. Davanti al gup Luisa Del Bianco sono cadute progressivamente le accuse nei confronti di tutti gli altri medici, tranne che per la dottoressa, 40 anni, che ebbe in carico il paziente al Pronto Soccorso. Secondo l'accusa e la famiglia, composta dalla moglie e da due figli (tutelata dagli avvocati Andrea Romagnoli, Gianluca Betti e Massimo Pifani), Colella si sarebbe potuto salvare dall'infezione polmonare da pneumococco che lo aveva colpito, con degli antibiotici e un ricovero per osservare il decorso della malattia. Sarà il giudice, ora, a definire il quadro delle responsabilità del medico (difesa dall'avvocato Starni), accogliendo o meno la richiesta di rinvio a giudizio.

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