Dino Amadori cittadino onorario di Santa Sofia

Si è svolta lo scorso sabato la cerimonia per il conferimento della cittadinanza onoraria a Dino Amadori, il medico oncologo di fama internazionale originario di Corniolo

Si è svolta lo scorso sabato la cerimonia per il conferimento della cittadinanza onoraria a Dino Amadori, il medico oncologo di fama internazionale originario di Corniolo, in una sala del consiglio affollata di amici e compaesani fieri di potere incontrare e salutare il professor Amadori. Ad aprire la seduta solenne del consiglio è stato il sindaco di Santa Sofia Flavio Foietta, che ha subito sottolineato l’importanza del momento non solo da un punto di vista istituzionale, ma anche per ribadire valori come la forza di volontà e il senso di appartenenza alla comunità, che contraddistinguono la figura di Amadori.

 

Leonardo Fabbri, già cittadino onorario di Santa Sofia, medico e originario di Corniolo, ha preso la parola per riassumere il lungo curriculum vitae di Dino Amadori, evidenziando le sua qualità umane oltre a quelle di medico. In un nuovo intervento, Foietta, ha voluto puntualizzare l’importanza di IRST e IRCCS, le tappe di una lunga lotta contro la malattia di cui Amadori è paladino. Nella figura di Amadori, lo studio e la ricerca medica si affiancano ad una profonda umanità ed a una sensibilità innata, grazie a cui il medico riesce a parlare di malattia con i suoi pazienti.

 

Un saluto speciale da parte del sindaco è poi andato a tutta la comunità di Corniolo, “l’humus prezioso che ha permesso di sviluppare tenacia e volontà”, di cui erano presenti molti esponenti: prima tra tutti è intervenuta Laura Spazzoli, maestra di Amadori alle scuole elementari, che ha consegnato, a nome di tutta la comunità, una targa al Professore “per aver portato nel mondo il nome di Corniolo”.
Anche Giancarlo Biandronni, a nome della minoranza, ha espresso il completo accordo con la decisione di conferire la cittadinanza onoraria a Dino Amadori, ringraziandolo per la realizzazione dell’IRST e del IRCCS, un compito impegnativo che richiede capacità scientifiche e umane, mentre il vice Prefetto di Forlì Darco Pellos ha confermato quanto il nome di Amadori sia noto ben oltre i confini regionali.

 

Numerosi gli interventi degli amici presenti: Francesco Fabbri, presidente della Consulta di Corniolo, Adriana Maretti presidente della Pro Loco Corniolo Campigna, l’amico d’infanzia Giuseppe Pisanelli: tutti hanno ribadito l’orgoglio di poter dire che Dino Amadori fa parte della “grande famiglia” di Corniolo. Presenti alla cerimonia anche due allievi di Amadori, il dottor Falcini e il dottor Maltoni, che ne hanno elogiato la precisione e l’attenzione nel lavoro. Dalle loro parole è uscito il ritratto di un medico caratterizzato da serietà, responsabilità ed esigenza, richieste prima di tutto a sé stesso ma anche agli altri, e dalla capacità di dare spazio ai suoi collaboratori, per migliorare sempre lo staff.

 

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Solo a questo punto Amadori ha iniziato il suo discorso, confessando di essere commosso per la cerimonia e ringraziando chi, per primo, l’ha fortemente voluta, come il professor Leonardo Fabbri e l’amico Giuseppe Pisanelli, ma anche la maestra Laura Spazzoli e tutti gli amici e i collaboratori più stretti, presenti e non. Ripercorrendo con la mente i suoi ricordi di bambino, Amadori ha ancora ben impresso il silenzio che scendeva a Corniolo quando un paesano si ammalava e moriva “per un brutto male”. Fu allora che l’oncologo iniziò a pensare che, da grande, avrebbe voluto fare “il medico dei tumori”. La strada è stata lunga e impegnativa, Amadori ha frequentato solo i primi anni di scuola a Corniolo e, già a 10 anni, ha lasciato la famiglia per studiare, ospitato a casa di qualche zio, tra la Toscana e Forlì, prima di iscriversi all’Università a Bologna.

 

Il Medico Amadori prese servizio nel 1962 all’Ospedale Nefetti di Santa Sofia e, rientrato a Forlì, iniziò la sua esperienza in chirurgia e in oncologia. “Lo IOR, la chiave di volta di tutta la mia esperienza – dice Amadori – è nata 33 anni fa, fondata insieme all’Avvocato Lombardo. Presente in tutta la Romagna, ci ha permesso di trovare le risorse per le attività di ricerca e di assistenza. Devo ringraziare tutta la popolazione della Romagna per aver sostenuto lo IOR da cui, poi, sono nati IRST e IRCCS. Questa struttura che si trova a Meldola, ma che non mi sarebbe dispiaciuto realizzare a Santa Sofia, garantisce la possibilità di fare ricerche avanzate in ambito oncologico e questo permette non solo di allungare la speranza di vita dei pazienti, ma anche di trovare, in quel lasso di tempo, nuove terapie che possano portare alla guarigione dei malati. L’obiettivo, ora è di realizzare un governo unitario dell’oncologia nel territorio dell’Area Vasta, continuando sì a lavorare nelle sedi dislocate nel territorio, ma con il coordinamento dell’IRCCS.”

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