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Lunedì, 28 Novembre 2022
Salute

Anoressia, bulimia nervosa e la ricerca della perfezione fisica: sempre più giovani soffrono di disturbi del comportamento alimentare

L'INTERVISTA - Questa la fotografia tracciata dalla dietista Melissa Righi, referente del Servizio di dietetica e Nutrizione Clinica dell'Ausl Romagna ambito Forlì

Crescono anche nel nostro territorio i giovani alle prese con disturbi del comportamento alimentare. "Tra il 2019 e il 2021 abbiamo registrato un aumento dei casi di circa il 30% - è la fotografia tracciata dalla dietista Melissa Righi, referente del Servizio di dietetica e Nutrizione Clinica dell'Ausl Romagna ambito Forlì -. Oltre all’aumento percentuale siamo sicuramente diventati più attenti e abili come professionisti sanitari nell’intercettazione e diagnosi del problema, e sicuramente è stato e sarà sempre più fondamentale il ruolo delle famiglie e delle associazioni, oltre che alla prevenzione primaria che deve partire già dalle scuole".

Dottoressa Righi, che tipo di patologie vengono identificate nella classificazione dei Dca (disturbi del comportamento alimentare)?
I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione sono caratterizzati da un persistente disturbo dell’alimentazione o di comportamenti collegati con l’alimentazione che determinano un alterato consumo o assorbimento di cibo e che danneggiano significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale. Tra i più comuni ci sono l'anoressia e la bulimia nervosa, ma ve ne sono altri quali Pica (il mangiare persistente di alimenti non nutritivi, ndr) e altri disturbi, dall'evitare l’assunzione di cibo all'alimentazione incontrollata.

Quali sono le fasce d'età più a rischio? Avete riscontrato una precocità dell'esordio di queste patologie?
Si parla di disturbi dell’età evolutiva (0-18 anni), ma si tratta prevalentemente di adolescenti e preadolescenti. Purtroppo l’esordio di queste patologie è sempre più precoce: negli ultimi anni si sta diffondendo anche tra i più piccoli il disturbo evitante-restrittivo dell’assunzione da cibo che colpisce fasce d’età più piccole (dai 3 ai 5 anni d’età). 

Anoressia e bulimia sono problematiche che si manifestano anche tra i maschi?
Anche se le ragazze rappresentano il 90% della popolazione che si ammala di disturbi della nutrizione e alimentazione, abbiamo notato come negli ultimi anni ci sia stato un incremento anche nella popolazione maschile soprattutto riferita ad un’iniziale volontà di migliorare la propria forma fisica traslando da un miglioramento della qualità degli alimenti selezionati, legati magari ad una maggior ricerca della corretta immagine corporea, per poi sfociare nell’eccessiva restrizione e quindi patologia. 

Esiste una correlazione tra la crisi economica e sociale che stiamo attraversando e tutto ciò che essa comporta ed un aumento dei disturbi alimentari?
Sicuramente. 

E' un problema che riguarda anche gli adulti?
Si. 

Quali sono le eredità lasciate dalla pandemia di Covid-19? I vari lockdown hanno avuto un impatto importante anche sui pazienti con disturbi del comportamento alimentare, come anoressia e bulimia?
Purtroppo l’isolamento causato dalla pandemia e l’allontanamento da ambienti di condivisione con i coetanei, è stato causa dell'aumento dei casi di disturbi dell’alimentazione e nutrizione. Vi è stato anche un peggioramento della sintomatologia alimentare correlata al problema “disturbo dell’alimentazione e nutrizione” soprattutto per anoressia e bulimia nervosa: preoccupazioni in merito all’immagine corporea, rispetto all’alimentazione e un aumento dei pensieri relativi a esercizio fisico compulsivo (60% ha riportato peggioramento dei comportamenti alimentari restrittivi; 32% aumento delle abbuffate; il 12% aumento delle strategie compensatorie come vomito autoindotto, utilizzo di lassativi). Ad aggravare il quadro la maggior difficoltà di accesso alle cure, le incertezze correlate alla pandemia, perdita dei contatti sociali e i cambiamenti della propria routine.

Nel corso della pandemia il cibo è stato visto come uno dei pochi 'mezzi' di conforto, con un conseguente aumento di peso generalizzato. Conferma? 
Purtroppo si. La reclusione ha investito il cibo di un valore ancora più importante ed ha comportato un’esacerbazione dei comportamenti patologici legati ad esso: peggioramento delle restrizioni, aumento delle forme di controllo, difficoltà al mantenere un controllo.

Il rischio di diabete e patologie cardiovascolari ha aumentato l’attenzione dei pazienti obesi nei confronti della loro malattia?
Si, ma non abbastanza. 

Con la ripresa della vita sociale, come sta evolvendo la situazione?
Ancora non abbiamo risultati in merito alla graduale ripresa di una vita sociale di queste persone. Di sicuro notiamo quanto in alcuni casi particolari vi sia stato un miglioramento, anche se appena percettibile, del tono dell’umore e quindi dell’approccio al cibo e alla malattia. 

Cosa monitorare per evitare pericoli per la salute?
Fondamentale il monitoraggio degli atteggiamenti a tavola, la presenza di restrizione di alcune categorie di alimenti (normalmente a base di carboidrati), ipersalutismo, controllo eccessivo del peso e della forma fisica, evitamento del pasto in compagnia, isolamento sociale, l’utilizzo eccessivo del bagno e l’aumento considerevole del livello e intensità dell’attività fisica. 

La famiglia gioca un ruolo attivo nella malattia?
E' fondamentale il ruolo delle famiglie e delle associazioni, oltre che alla prevenzione primaria che deve partire già dalle scuole. 

C’è abbastanza informazione su questo tema nelle scuole?
La consapevolezza sta aumentando sempre di più e si stanno organizzando un numero sempre più crescente di percorsi formativi volti a elaborare da parte degli operatori scolastici atteggiamenti corretti sia nella prevenzione che nell’affrontare situazioni di malattia. 

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