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"Divanopoli", arrivano le condanne: risarcite le parti civile

Si è concluso il processo "Divanpopoli" a carico di otto imprenditori del settore del mobile imbottito accusati di "concorrenza sleale" rivolgendosi a sub-appaltatori cinesi

Si è concluso il processo “Divanpopoli” a carico di otto imprenditori del settore del mobile imbottito accusati di "concorrenza sleale" rivolgendosi a sub-appaltatori cinesi che sono stati riscontrati non in regola con diverse normative relative al lavoro. Il giudice ha avvalorato la testi del pm Fabio Di Vizio, riconoscendo agli imputati le accuse di rimozione colposa delle strutture di protezione dagli infortuni sul lavoro e negli ambienti di lavoro.

L'INCHIESTA - Il caso è scoppiato nel 2007. Per le ipotesi accusatorie diverse aziende del settore del mobile imbottito (taglio della stoffa o pelle, cucito e divani) risultavano far capo a cinesi, in stretto rapporto funzionale di produzione con importanti imprese del medesimo settore gestite da italiani. Le imprese gestite da italiani, secondo l'accusa, avevano favorito lo sviluppo delle aziende cinesi attraverso la concessione in uso di stabili, di macchinari per la produzione e formazione tecnico-professionale necessaria con la presenza di personale qualificato di fiducia.

LE CONDANNE - Silvano Billi e Franco Tartagni sono stati condannati dal giudice Giorgio Di Giorgio ad un anno, mentre Ezio Petrini a otto mesi. Billi, all'epoca dei fatti rappresentante della Polaris, Luciano Garoia, Tartagni, all'epoca rappresentante della Tre Erre, e Petrini, in rappresentanza della Cosmosalotto, dovranno risarcire anche le parti civili (Comune di Forlì, Castrocaro Terme, Bertinoro, Provincia di Forlì-Cesena). Inoltre sono stati condannati alle spese processuali delle parti civili, pari a 1.800 euro ciascuna.

Entro novanta giorni arrivano le motivazioni. In seguito gli avvocati potranno eventualmente ricorrere in Appello. Assolto Claudio Costa. Tra i cinesi le condanna oscillano tra nove mesi e un anno e nove mesi. Alcuni degli extracomunitari sono irreperibili. In tribunale erano presenti anche le imprenditrici Elena Ciocca e Manuela Amadori, che avevano avuto il coraggio di portare a galla il 'cancro' della concorrenza sleale cinese. sul programma di Rai 3 Report, per vedere come è andata a finire. Romagnaoggi già due anni fa aveva promosso una petizione a sostegno delle due imprenditrici.

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