Divieto a caminetti , pellet e stufe, 5 sindaci si ribellano: "Ritirare la delibera"

Scrivono i sindaci: “Vogliamo rassicurare sul fatto che, almeno per adesso, non sono previste sanzioni. Questo è già un aspetto positivo"

Stufe a pellet o a legna e caminetti vietati dal primo ottobre 2018? Il sindaco di Tredozio Simona Vietina, il sindaco di Modigliana Valerio Roccalbegni, il sindaco di Dovadola, Francesco Tassinari, il sindaco di Rocca San Casciano, Rosaria Tassinari, il sindaco di Galeata, Elisa Deo non ci stanno e, a seguito dell’incontro rivolto proprio ai primi cittadini e svoltosimartedì presso la Regione Emilia-Romagna, intervengono su un tema che sta suscitando numerosi malumori tra la cittadinanza.

Scrivono i sindaci: “Vogliamo rassicurare sul fatto che, almeno per adesso, non sono previste sanzioni. Questo è già un aspetto positivo. Su questo punto continueremo a tenere aggiornati i cittadini con informazioni costanti. Tuttavia non ci fermiamo, una riflessione puntuale va assolutamente avviata. Sia chiaro che non siamo contro la riduzione delle emissioni in atmosfera e siamo consapevoli che queste sono norme anti-inquinamento. Ma contestiamo le modalità con cui si vuole procedere, con scarso coinvolgimento dei sindaci e senza un minimo di confronto preventivo. La normativa di fatto è particolarmente stringente e prevede il divieto di utilizzo di generatori di calore non certificati in tutti i Comuni, o porzioni di essi, al di sotto dei 300 metri di altitudine. Caminetti, stufe a legna, stufe a pellet non certificate, tutto vietato. Una scelta illogica visto che nel provvedimento ricadono anche Comuni appartenenti a ex Comunità montane e che la Regione stessa aveva dunque riconosciuto come montani”, affermano.

“Tra l’altro i compiti appaiono particolarmente gravosi per i sindaci sui quali si vorrebbero scaricare le ire dei cittadini. Stando a quanto riferito dalla Regione, infatti, dovranno essere i sindaci a emettere l’ordinanza per il rispetto della legge. Insomma, il cerino acceso dalla Regione ora lo si vorrebbe passare a noi. Inutile dire che proprio non condividiamo questa impostazione”.

“Proponiamo innanzitutto che la Regione ritiri la delibera. Gli obblighi vanno completamente ripensati. La normativa non deve trovare applicazione nei Comuni ex Comunità montane. Riteniamo inoltre che le norme debbano avere valore solo per gli impianti di nuova installazione e non per quelli già esistenti. Anche per i caminetti aperti potrebbero essere proposti appositi filtri, magari a fronte di incentivi erogati dalla Regione, ma questa possibilità non è stata nemmeno contemplata. Passare a una stufa o a una caldaia di nuova generazione comporterà una spesa non indifferente per le famiglie se si pensa che l’adeguamento prevede una certificazione almeno di 2 stelle per il 2018, almeno di 3 stelle per il 2019 e almeno di 4 stelle per il 2020. Significa che anche chi ha acquistato una stufa relativamente nuova potrebbe non avere la certificazione richiesta dalla legge. Al tavolo tecnico abbiamo intenzione di rappresentare tutte queste problematiche, una soluzione deve essere assolutamente individuata”, concludono.

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