Sabato, 20 Luglio 2024
Cronaca

Giro di vite per la pesca nel fiume Bidente, monta la protesta: "Di fatto attività preclusa ad anziani e dilettanti"

Il nuovo regolamento regionale vieta la pesca con il pasturatore. “Siamo delusi, formeremo un comitato per far valere i nostri diritti”

Monta la protesta dei pescatori per una serie di restrizioni che arrivano per quanto riguarda la pesca nei fiumi Bidente e Savio, in lunghi tratti di 30 chilometri ciascuno. In base ad una delibera regionale del 20 marzo scorso e al programma ittico 2023 per la provincia di Forlì-Cesena, non potrà più essere praticata una pesca comune e giudicata non impattante dai pescatori, quella con la tecnica feeder (pesca con pasturatore). Il provvedimento prevede anche il divieto di detenzione di esemplari di fauna ittica, divieto di impiego di ami con ardiglione e di uso e detenzione del cestino. Oltre alla tecnica feeder, poi è vietato l’uso di tutti i farinacei per le esche.

Il divieto per il fiume Bidente va dall'immissione del fosso dell’Olmo, nel Comune di Meldola (a valle), fino alla briglia Enel posta nell'abitato di Santa Sofia (a monte) per una lunghezza di circa 30 chilometri. Per quanto riguarda il Savio, nel tratto compreso fra il ponte in località San Carlo, comune di Cesena, e il ponte in località Tranripa, comune di Sarsina (a monte), per una lunghezza di circa 31 chilometri.

“Da più di 40 anni frequento i fiumi romagnoli come pescatore ricreativo e parlo a nome di molti - scrive Giuliano Giorgini, per anni amministratore del forum Pesca in Romagna e Dintorni -. Per la prima volta in Italia viene vietata questo tipo di pesca e anche l’uso di esche che sono tra le più povere e comuni come i farinacei: pane, polente e pasterelli. Ma la pesca a feeder e le esche che sono state vietate, non sono in alcun modo più impattanti nell’ecosistema rispetto alla pesca a passata che è invece consentita, e all’utilizzo smodato di esche come la larva di mosca carnaria: bigattini, cagnotti e bachini”. 

Un malcontento diffuso tra i pescatori ricreativi tant’è che si sta pensando di formare un comitato “per far valere i nostri diritti di liberi pescatori e, se fosse necessario, per portare nelle dovute sedi legislative le nostre rimostranze”, scrive Giorgini. Che poi chiama in causa la Fipsas di Forlì-Cesena, la Federazione italiana pesca sportiva e attività subaquee, “che ha proposto un regolamento che elimina i pescatori che utilizzano tecniche di pesca statiche. Molti pescatori ricreativi sono associati alla Fipsas, da sempre un punto di riferimento per chi ama la pesca, la natura e la protezione dell’ambiente. Quindi non ci spieghiamo questa posizione a livello provinciale”. 

“Come pescatori creativi intendiamo portare avanti la nostra battaglia - conclude Giorgini - perché questo regolamento crea disparità di fruizione delle acque libere tra pescatori agonisti e pescatori dilettanti, e preclude la pesca a molti anziani e a persone diversamente abili in quanto, la pesca a feeder, è l’unica che permette di stare seduti e senza che la canna da pesca sia tenuta a braccio,  in mano”. Quanto all’uso dei farinacei come esche, “sono tra le più povere in termini economici e di facile reperimento - prosegue - e permettevano di pescare l’intera giornata con una spesa irrisoria, a differenza della larva di mosca carnaria che, con la recente crisi economica ha raggiunto il costo di oltre 8 euro al kg”. “Siamo delusi da questo regolamento - conclude Giorgini - che penalizza chi da sempre vive qualche ora sul fiume in spensieratezza ma non partecipa a competizioni sportive”

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