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Martedì, 29 Novembre 2022
Cronaca

Divorzio tra Artusi Jazz e Forlimpopoli, l'ex sindaco: "Non si vive più di denaro pubblico"

E' lo stesso ex sindaco di Forlimpopoli Mauro Grandini a replicare sulla necessità di amministrare i contributi pubblici

Non si placa la polemica sul divorzio tra l'Artusi Jazz Festival e Forlimpopoli. A rilanciare la solidarietà al festival è stato Michele Minisci,  storico fondatore del Naima Club e parte attiva delle iniziative musicali forlivesi, dopo l'annuncio di Mauro Picci, presidente dell’associazione Dai de Jazz, dell’addio a Forlimpopoli della rassegna. Spiega Minisci: "Conosco bene le problematiche che stanno dietro un jazz festival, avendo diretto l’associazione culturale Naima club per oltre 30 anni, e le difficoltà per far capire ai vari assessori alla Cultura succedutisi negli anni il valore e la capacità aggregativa ed emozionale che può portare nelle nostre realtà un festival jazz o blues che sia". 

L'attacco è stato verso l'ex sindaco Mauro Grandini, il quale ha evidenziato come la manifestazione non ha portato alcun valore aggiunto all’indotto cittadino. "Noi operatori musicali, organizzatori di concerti, di festival, di eventi culturali, non vendiamo merci, ma solo emozioni. Poi sta agli altri operatori e agli amministratori fare squadra, sinergia, coinvolgimento, per fare anche “cassetta”. Ma bisogna crederci, appassionarsi e non aspettare le “masse” di jazzisti, come manna dal cielo. Il jazz è una musica di nicchia, di alta qualità, ma non fa cassetta”. 

Una presa di posizione a cui replica Grandini stesso: “Passioni ed emozioni sono la base della vita. Ogni umano che ne abbia consapevolezza sa dove dirigere la pro pria forza e le proprie risorse. Personalmente aderisco ad associazioni o gruppi per gli interessi affini e impiego le mie risorse personali per ciò che mi procura piacere. Diverso è pretendere che la propria passione, perché di nicchia o perché presunta migliore delle altre, possa essere presa come unica e valida in un contesto di spesa pubblica. I concetti sono chiari: come amministratore, se finanzio una iniziativa, ferme restando regole uguali per tutti, questa mi deve portare un incremento della qualità della vita, non solo come proposta, ma anche come oggettiva crescita di interesse nella comunità, e per comunità intendo cittadini della città che amministro, non i cittadini del mondo, in quanto il prelievo che spendo è prettamente dei miei concittadini. Per azioni più ampie chi organizza può aprire collaborazioni o esperienze con altri enti territoriali e creare reti virtuose. Solo in secondo luogo, se proprio non è soddisfatto il primo requisito, si può prendere in considerazione un indotto economico generato da un mondo imprenditoriale che si mette in movimento in stretta sinergia con l’evento stesso”.

Ed ancora Grandini: “Son finiti i tempi in cui si viveva di denaro pubblico, spesso e volentieri mal rendicontato; oggi risorse e trasparenza sono obbligo di tutti gli attori in gioco. Di passioni ce ne sono tante, ognuno sceglie la propria strada, e tralasciando pittura, poesia e teatro, confinandoci nella musica, non esiste solo jazz; penso, caro Minisci, che Friedrick Nietzsche si emozionasse per la musica in generale e non certo per il Jazz, che purtroppo per lui, ai suoi tempi ancora non c’era! La musica è tutta, non di qualcuno”, replicando a Minisci che aveva detto che “si può contribuire alla crescita culturale di una piccola città di provincia grazie anche alla musica jazz, portata qui da veri "mostri sacri" del panorama internazionale, e che può far capire perché "senza la musica, la vita sarebbe un errore", come ha scritto una volta il buon Federico Nietzsche".

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