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Ricordo di don Amedeo Pasini, presentato il libro

Il Campo di condivisione di Borca di Cadore, avviato nel 1972 per trascorrere coi fratelli disabili anche le ferie estive, rimarrà la sua intuizione più grande

Auditorium della Cassa dei Risparmi di Forlì e della Romagna gremito, martedì sera, per la presentazione del volume “C'era una volta un re, bisre, bisconte, binè: don Amedeo Pasini, un prete tutto storto che ti faceva rigare dritto”, curato da Roberto Marzocchi e Pierluigi Mattarelli. Don Mino Flamigni, compagno di apostolato di don Amedeo per ben 42 anni, va subito al sodo: “Anche se lui non avrebbe voluto questa serata, la vostra presenza così numerosa dà la misura dell'amore che quest'uomo straordinario ha seminato nella sua vita”.

Ad un anno esatto dalla morte, occorsa alle 21.21 dell'8 maggio 2011 all'ospedale “Morgagni-Pierantoni” di Forlì per un male incurabile, il “popolo” di don Amedeo, il prete dei poveri, ha colto il pretesto del libro per stringersi compatto attorno ai familiari e allo stesso don Mino, per ricordarne la vita e i tanti gesti di amore e di carità. “Che bello essere prete, non capisco perché siano così pochi”. “Don Amedeo - esordisce il coautore del libro e conduttore della serata Pierluigi Mattarelli - è stato un maestro nel suscitare generosità verso i poveri, ma anche nel valorizzare le persone”.

Il Campo di condivisione di Borca di Cadore, avviato nel 1972 per trascorrere coi fratelli disabili anche le ferie estive, rimarrà la sua intuizione più grande. “Condividere significa mettere i propri doni a disposizione di coloro che non ne hanno. E' un toccare con mano cosa significhi vivere assieme ai fratelli cosiddetti poveri, ma in realtà molto ricchi”. L'intervento dell'assessore comunale Gabriella Troncon, che ha rilevato come questo geniale sacerdote sia stato speciale proprio per la sua vocazione innata nell'accogliere le persone sofferenti, ha aperto la strada alle testimonianze. Come quella dell'imprenditore Massimo Foschi, titolare del Mega Forlì, che ha raccontato la capacità di don Amedeo uomo di relazioni, di farlo sentire a casa propria nonostante la non assidua frequenza della chiesa.

Don Pasini, abile intrattenitore con la barzelletta sempre pronta, ha scherzato sino all'ultimo, persino in punto di morte. Il medico curante e amico personale Piero Sabbatani ha toccato i presenti confessando il vuoto incolmabile lasciatogli dal grande sacerdote, conosciuto nel 1997 al suo arrivo alla Pianta come parroco: “Nonostante i tanti anni lavorati in ospedale, don Amedeo mi ha stupito per come affrontava la sofferenza fisica e la offriva al Signore per il bene del prossimo”. Proprio la scuola Calcio Pianta, di cui il medico è vice presidente, ha appena dedicato a don Pasini “Un fiore di carità”, monumento alla memoria realizzato in cemento, vetroresina e plastica dall'artista forlivese Delio Piccioni. Quanto ricavato dalla vendita del libro su don Amedeo, sarà destinato all'acquisto di un pulmino attrezzato con sollevatore per la Casa di accoglienza della parrocchia di San Paolo Apostolo. “Se non basterà - conclude Mattarelli - ci affideremo alla Provvidenza, proprio sull'esempio del nostro grande don Amedeo, che si è sempre lasciato guidare dal buon Dio, anche nei momenti più difficili”. Con i risultati di amore e affetto collettivo che sono sotto gli occhi di tutti”.

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