Don Casadio: "Interveniamo per scongiurare il peggio. Il Carmine non riaprirà prima dell’estate"

“L’intervento di somma urgenza avviato il 4 novembre scorso - comunica il rettore del Carmine don Enrico Casadio – finirà il 20 e ci consentirà di evitare il crollo delle coperture che avevamo paventato a settembre”. Il Carmine riaprirà solo al termine dei lavori definitivi, che si spera di effettuare l’estate prossima

“Interveniamo per scongiurare il peggio. Il Carmine non riaprirà prima dell’estate prossima”. Don Enrico Casadio, rettore della chiesa settecentesca di corso Mazzini, smorza le voci scaturite in città alla notizia dell’avvio dei lavori di consolidamento delle capriate. Com’è noto, a settembre si era resa necessaria la sua chiusura al culto, dopo un sopralluogo effettuato dall'architetto Emanuele Ciani e dagli ingegneri Gianni Bandini e Marco Margotti, in esito al quale è stato riscontrato un affossamento della copertura, visibile anche a occhio nudo da piazza del Carmine.

“Il problema era noto - dichiarò all’epoca lo stesso don Enrico – ma negli ultimi tempi c'è stato un peggioramento preoccupante delle condizioni della struttura. In caso di un violento nubifragio gli effetti potrebbero essere devastanti”. La decisione di chiudere quello che a tutti gli effetti è il più antico luogo di culto carmelitano di Romagna e Marche, è stata presa, in accordo col vescovo di Forlì-Bertinoro mons. Livio Corazza, a tutela della sicurezza dei fedeli, dei devoti alla Madonna del Carmelo (regolarmente celebrata lo scorso luglio) e delle tante persone che hanno a cuore la grande chiesa. A due mesi dalla doverosa misura, si sono manifestate le condizioni per far eseguire i primi lavori.

“L’intervento di somma urgenza avviato il 4 novembre - comunica il rettore – finirà il giorno 20 e ci consentirà di evitare quel crollo che avevamo paventato a fine estate all’arrivo della stagione invernale. La spesa di 50.000 euro è stata anticipata dalla Fondazione Cassa dei Risparmi”. Don Enrico sottolinea la bontà del lavoro di squadra, di cui sono parte indispensabile anche i tecnici della curia vescovile, che ha consentito di avere a tempo di record l’approvazione del progetto da parte della Soprintendenza e di partire rapidamente con la messa in sicurezza delle coperture. “I lavori definitivi, per i quali occorrono circa 500.000 euro, si faranno l’estate prossima e fino a quel momento non potremo riaprire la chiesa”. Reperire una somma così ingente non sarà facile: “Attingeremo in gran parte ai fondi Cei dell’8xmille, ma è anche plausibile che venga costituito un apposito Comitato pubblico-privato”.

Don Enrico spezza una lancia a favore della sottoscrizione a favore della Chiesa Cattolica in sede di dichiarazione dei redditi: “Sono fondi che vengono utilizzati per il sostegno ai più deboli e a chi spende la vita al loro fianco, ma anche per rilanciare l’arte e la cultura e recuperare capolavori storico-artistici come il Carmine”. Della necessità di intervenire rapidamente sulle coperture della chiesa dedicata alla Beata Vergine del Carmelo, s’era espresso a più riprese anche l’architetto Roberto Pistolesi, recentemente scomparso. Tutto deriva dalle pesanti infiltrazioni riscontrate nella falda soprastante la navata principale: “Mancando di appropriata impermeabilizzazione – dichiarò lo scorso anno il professionista - la sommità di queste strutture è in balia delle acque meteoriche che si insinuano naturalmente. Occorre agire con urgenza, anche per evitare ulteriori danni agli spettacolari apparati pittorico-decorativi presenti nella volta e nelle superfici parietali dell’aula, nonché nella copertura della terza cappella laterale destra”.

Il santuario forlivese dedicato alla Beata Vergine del Carmelo risale al 1347. A quell’anno risale anche l’arrivo dei frati carmelitani a Forlì: tal Peppo di Orebono anche a nome della moglie Caterina, aveva fatto dono ai Carmelitani di un terreno con casa “in vinea abbatis”, la vigna dell’abate di San Mercuriale. Del primitivo edificio resta il campanile, la cui costruzione fu iniziata il 15 ottobre 1498. La chiesa è stata invece rifatta radicalmente nel 1735 su disegno di fra Giuseppe Merenda, che progettò una sola navata, di 32 per 12 metri, con cinque cappelle per lato, divise da lesene con capitelli in stile composito che sostengono una trabeazione lungo tutto il perimetro. 

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