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Tremila persone al funerale di don Fabio, il prete degli ultimi

Almeno tremila persone hanno gremito, giovedì pomeriggio, Piazza Orsini, per la santa messa di commiato da don Fabio Giacometti, il sacerdote degli ultimi, scomparso martedì

Almeno tremila persone hanno gremito, giovedì pomeriggio, Piazza Orsini, per la santa messa di commiato da don Fabio Giacometti, il sacerdote degli ultimi, scomparso alle prime ore di martedì scorso a soli 44 anni per un male incurabile. In prima fila, la madre Duilia e la sorella Marina. La celebrazione eucaristica è stata presieduta dal vescovo di Forlì-Bertinoro monsignor Lino Pizzi.

Davanti al palco c'erano anche alcuni dei  “borderline” di don Giacometti, i ragazzi disagiati, senza arte né parte, che solo don Fabio, con la sua costanza e gioiosità, poteva avvicinare alla fede e a Cristo. Subito dietro, presenti in massa, gli 80 Scout di San Francesco di Meldola, di cui lo sfortunato sacerdote era stato vivace assistente per i neanche tre anni vissuti da presbitero. All'arrivo dei resti mortali dalla chiesa di San Nicolò, la piazza Orsini era già colma: amici, conoscenti e tanti ragazzi, “giovani come te - ha ricordato il parroco don Mauro Petrini - che ora sarai sicuramente al cospetto di quel Signore che hai voluto servire a tutti i costi nella tua breve vita terrena”.

Davanti al feretro, posto ai piedi dell'altare improvvisato al centro della piazza, tutti si sono rivolti a don Fabio come se fosse ancora fra i vivi. A cominciare dal vescovo, che nello stupore generale ha fatto pubblica ammenda di tutte le volte che lo ha energicamente rimproverato per il suo atteggiamento istrionico, non proprio collimante con il comportamento ordinario di un prete. “Ma l'ho fatto per il tuo bene - si commuove monsignor Pizzi - perché tu potessi vivere pienamente il sacerdozio. Grazie - conclude il vescovo - per avermi convinto a farti prete: col tuo dinamismo hai spronato tutti noi sacerdoti ad essere presbiteri nel mondo e nella quotidianità, a servizio della chiesa e degli ultimi”.

Lacrime sincere anche da parte del sindaco di Meldola Gianluca Zattini: “Il tuo sorriso quotidiano era contagioso e metteva di buon umore tutti. Vorrei ringraziarti, caro don Fabio, per il grande aiuto che ci hai dato nell'affrontare alcuni dei casi più spinosi di disagio giovanile che si sono manifestati nella nostra città”. Di nuovo don Mauro, la guida della comunità cristiana meldolese, che ha chiuso il suo lungo saluto al giovane sacerdote mettendo alla stanga quelle persone che, approfittandosi della abituale generosità di don Fabio, ma anche della sua malattia, si sono fatti dare denaro prosciugando il suo conto corrente in banca sino all'ultimo euro.

“Chi ti ha spulato si vergogni e lo restituisca alla comunità, che lo destinerà ad opere caritative”. Don Fabio Giacometti è stato sacerdote per soli tre anni. “I disegni del Signore sono imperscrutabili - ha dichiarato don Petrini - e anche se ora sarai sicuramente nella gioia eterna, avremmo voluto godere molto di più dei tuoi servigi agli ultimi, qua a Meldola”. Al termine delle esequie, fatto veramente inconsueto, per espressa volontà dei familiari il feretro di don Giacometti è stato ricondotto nella chiesa di San Nicolò, dove rimarrà esposto sino a notte inoltrata.

La tumulazione nella cappella dei sacerdoti del cimitero di Bussecchio di Forlì, non lontano dalla tomba del padre Giuseppe morto 12 anni fa, sempre di tumore, è prevista solo nella mattinata di venerdì mattina, al termine della messa delle 8. “Caro don Fabio - ha concluso don Petrini - non penserai mica che adesso ti auguri il riposo eterno. Il tuo lavoro continua: datti da fare e intercedi presso il Signore, perché ci mandi tanti sacerdoti gioiosi e caritatevoli, come lo sei stato tu”.

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