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Due anni fa moriva don Fabio Giacometti: Meldola ricorda "l'angelo dei borderline"

Il 13 settembre 2011, all'ospedale "Bufalini" di Cesena moriva don Fabio Giacometti, il prete dei giovani disagiati, ucciso a soli 44 anni da un male implacabile

Il 13 settembre 2011, all’ospedale “Bufalini” di Cesena moriva don Fabio Giacometti, il prete dei giovani disagiati, ucciso a soli 44 anni da un male implacabile. Una prima commemorazione dell’“angelo dei borderline” si terrà giovedì sera, alle 20.30, nella chiesa di San Nicolò, in via Roma a Meldola, con la santa messa presieduta dal parroco della comunità cristiana meldolese don Mauro Petrini. Familiari e amici dello sfortunato sacerdote hanno però voluto fare le cose in grande, organizzando il ricordo ufficiale per martedì 17 settembre: alla liturgia eucaristica delle 20, sempre nella chiesa di San Nicolò, presieduta dal vescovo di Forlì-Bertinoro monsignor Lino Pizzi, seguirà un incontro pubblico nell’adiacente Teatro Dragoni, gentilmente concesso dall’Amministrazione comunale.

Oltre al Vescovo Lino, interverranno il Sindaco di Meldola Gianluca Zattini, don Dario Ciani fondatore della comunità di recupero di Sadurano e l’amico Franco Casadei, per anni compartecipe con don Fabio della vacanza di condivisione sani-disabili di Borca-Sappada. Coordinerà la serata il giornalista e conduttore televisivo Franco Russomanno. Al termine, il parroco di Meldola don Mauro Petrini presenterà il libro di foto e testimonianze “Don Fabio felice di essere prete”. Stampato in 1500 copie dalla Tipografia Castrocarese, il volume si compone di 48 pagine di scritti e 16 di foto, tutte inneggianti al sorriso e alla vitalità del giovane sacerdote. Le offerte raccolte durante la serata saranno devolute alle opere parrocchiali.

Si commuove ancora Gianluca Zattini, il sindaco di Meldola, al pensiero di don Fabio e della sua costante attenzione ai più poveri: “Mi sembra ieri che lo incontravo quotidianamente in giro per Meldola coi suoi ragazzi, quei ‘border line’ senza arte, né parte, né famiglia che tutti evitavano e che solo lui voleva amare”. “Don Fabio ha lasciato un vuoto enorme nella nostra comunità – dichiara il parroco di Meldola don Mauro Petrini – anche se è bene ricordare che proprio la sua singolarità e il fatto che operasse spesso fuori dall’oratorio, non ci ha consentito dopo la sua morte di continuare il progetto di coinvolgimento ed integrazione di questi giovani”

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