Cronaca Centro Storico / Piazza Saffi Aurelio, 8

"Grazie per essere ritornato fra noi”, Don Bosco è a Forlì: le foto della solenne processione

Almeno 250 persone in salone comunale per l'arrivo dell'urna con i resti di San Giovanni Bosco, fondatore dei Salesiani. Gli interventi del direttore della casa salesiana don Emanuele Cucchi e del sindaco Roberto Balzani

Applausi scroscianti, giovedì mattina in salone comunale, per l’arrivo a Forlì dell’urna con i resti di San Giovanni Bosco. Il feretro, del peso di 530 chili, è stato portato a spalla sino in salone da otto facchini assoldati dal Comune. Ad attendere il fondatore dei salesiani c’erano almeno 250 persone, quasi tutti giovani delle scuole cattoliche forlivesi, anche se non mancavano gli adulti, tutti legati al santo dei giovani e all’azione dei suoi emuli, presenti in città dal lontano 1942.

Proveniente da Ferrara e diretto a Reggio Emilia, la teca è giunta a Forlì dopo avere attraversato i cinque continenti. All’interno è posta una statua di don Bosco simile a quella che si trova nella basilica torinese di Maria Ausiliatrice in cui è sepolto. Il volto è stato riprodotto con il calco che il grande scultore Gaetano Cellini realizzò l’indomani della morte. La reliquia conservata nel simulacro, che rimarrà in Duomo a Forlì sino a venerdì mattina, alle 12, è costituita dalle ossa della mano destra. Per il santo dei giovani, la tappa a Forlì costituisce un “déjà vu”: il grande sacerdote era stato a Forlì anche da vivo, per la precisione fra il 28 e il 29 febbraio 1867.

Entrando nel salone comunale, l’urna è stata accolta dal vibrante applauso dei presenti. Il direttore della casa salesiana forlivese don Emanuele Cucchi ha ricordato la grandezza del santo, sia nella chiesa che nella società civile: “Don Bosco è stato il primo santo nella storia della chiesa che si è rivolto direttamente ai giovani”. Il “sistema preventivo” adottato in tutto il mondo dai Salesiani, deve spingere tutti gli educatori a creare occasioni di confronto e riflessione coi giovani, per ridare loro speranza nel futuro. L’assoluta modernità di Don Bosco è testimoniata dai 70 anni e più di presenza operosa dei Salesiani in città.

“Il nostro approccio coi giovani – prosegue don Cucchi – passa dalla formazione e preparazione al lavoro, unite ad una concreta proposta di fede”. “Nella salvezza dell’anima – diceva il santo - c’è una vita piena su questa terra”. Il sindaco Roberto Balzani ha storicizzato l’evento, parlando della Torino sabauda della prima metà dell’800, in cui don Bosco visse e operò a fianco dei poveri, in particolar modo dei giovani, facendosi carico della loro formazione e instillando forti dosi di futuro. “Torino fu la prima città italiana a palesare chiari segni di sviluppo, con il fiorire di attività artigianali e la creazione di nuovi posti di lavoro”.

Fu un processo che, se da un lato, cominciò a generare ricchezza e a migliorare le condizioni di vita, dall’altro causò la disgregazione del tessuto sociale. E le prime vittime di questa dissociazione, furono i minori. A Forlì i Salesiani sono giunti in città nel 1942, insediandosi proprio nella zona più degradata del centro. Balzani ha chiuso con un “Grazie don Bosco per essere ritornato fra noi”, che la dice lunga sulla portata dell’evento andato in scena in salone comunale. Al termine della solenne accoglienza, il feretro è stato riportato in piazza Saffi per essere poi accompagnato in Duomo per l’avvio delle celebrazioni religiose. Alle 17, i ragazzi degli oratori forlivesi uniti nella “società dell’allegria”, hanno creato un corteo da San Mercuriale alla stessa Cattedrale, culminato con “La Buonanotte di Don Bosco”, riflessione guidata per i giovani della famiglia salesiana.

Alle 19 è in programma la messa solenne in Duomo presieduta dal vescovo monsignor Lino Pizzi. Alle 20.45, la chiesa madre dei forlivesi ospiterà anche “Qui con voi mi trovo bene”, veglia di preghiera promossa dalla Pastorale giovanile diocesana coordinata da don Enrico Casadio ed Elena Annuiti. Dalle 9 di venerdì 21 febbraio, la teca con i resti del “santo dei giovani” sarà omaggiata dagli studenti delle scuole secondarie di 1° e 2° grado, ultimo atto prima della partenza del feretro per Reggio Emilia. Il ritorno di don Bosco nella sua Torino, dopo sei anni di peregrinazione, è previsto per il 2015, l’anno del bicentenario della sua nascita.

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