Dopo anni di abbandono la chiesa di Massa Castello torna ad ospitare una messa

L'occasione è stata la festa della Madonna del Carmine, con la celebrazione del sacerdote novello, don Marco Laghi

Prima messa, dopo anni di abbandono e degrado, alla chiesa dedicata alle Madre Dio, a Massa Castello, per venti metri nella provincia di Ravenna ma appartenente al territorio della Diocesi di Forlì. L'occasione è stata la festa della Madonna del Carmine, con la celebrazione del sacerdote novello, don Marco Laghi. "In tempi di laicismo imperante siamo abituati ad apprendere di edifici religiosi che chiudono per mancanza di vocazioni e fedeli - esordisce in una nota l'associazione culturale "Amici della Tradizione Cattolica" -. Per una volta questa tendenza è stata invertita. Una chiesa dedicata Maria, “inaugurata” nel giorno di una bella festa mariana. Non poteva non essere dedicata alla Regina del cielo anche l’omelia che don Marco ha pronunciato, esortando i fedeli a stringersi “a Maria, nostra Madre, per ottenere le Grazie necessarie alla nostra salvezza. Non stanchiamoci di pregarla, di recitare il santo  Rosario, magari in famiglia, per chiedere il suo aiuto, per ringraziarla e per raccomandarle le nostre pene. Lei saprà certamente presentare le nostre preghiere a Suo Figlio e, come ai tempi del miracolo di Cana, Egli non le rifiuterà niente”".

Un centinaio di fedeli, fra cui molti giovani e famiglie con bambini, hanno assistito alla celebrazione in latino nel rito, cosiddetto, di San Pio V; quello che si celebrava dovunque, fino al Concilio Vaticano II e che nel 2007, Papa Benedetto XVI ha dichiarato pienamente legittimo e mai abrogato. È stata la prima celebrazione pubblica che don Marco ha officiato nel territorio della diocesi natale, dopo l’ordinazione ricevuta lo scorso 29 giugno, nel Seminario svizzero della Fraternità Sacerdotale San Pio X, la congregazione fondata dall’Arcivescovo + Marcel Lefebvre, a cui egli appartiene. "Spesso ed impropriamente si dice che, in questo rito, il sacerdote “volti le spalle ai fedeli”, in verità sacerdote e fedeli sono tutti rivolti al Crocifisso, a Cristo che sull’altare rinnova il suo sacrificio redentore - prosegue l'associazione -. Molti sono i momenti di silenzio che lo caratterizzano e che vengono interrotti dalle brevi risposte che il popolo dà alle invocazioni del celebrante o dal canto".

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La celebrazione è stata accompagnata dalle note del nuovo organo suonato da Daniele Casi e dalla voce del tenore Maurizio Tassani che ha eseguito celebri canti sacri di Mozart, Schubert e Franck.  Dopo la comunione, ricevuta esclusivamente in ginocchio e sulla lingua, don Marco ha impartito a ciascuno la “Prima Benedizione” a cui la Santa Sede annette l’Indulgenza Plenaria. "L’opera di valorizzazione della Chiesa è appena cominciata - conclude l'associazione -. Sono in cantiere nuovi progetti, come il ripristino del Battistero ai cui lavori saranno destinate le offerte raccolte ieri sera e non mancheranno ulteriori celebrazioni che si spera di poter svolgere con regolare periodicità". 

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