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Dovadola ricorda Zangheri con un weekend "naturalistico"

150.000 esemplari rappresentativi di ben 15.374 specie di animali viventi e 1.068 specie di piante e animali fossili. Nessun'altra regione italiana e, probabilmente europea, può vantare uno studio così completo degli aspetti naturalistici

Per ricordare la figura di Pietro Zangheri il Comune di Dovadola, in collaborazione con la Pro Loco e la Protezione Civile, ha organizzato una serie di iniziative. Per sabato 20 aprile, alle ore 11.00, presso l'oratorio di Sant'Antonio, via Tartagni Marvelli, è prevista l'inaugurazione della mostra "Pietro Zangheri e la natura in Romagna", un viaggio nelle trasformazione del paesaggio attraverso le immagini scattate dal Naturalista forlivese. L'esposizione è promossa dal Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, dalla Provincia di Forlì - Cesena - Ufficio beni culturali, in collaborazione con il Coordinamento dei Musei Naturalistici locali. Mentre il giorno successivo, domenica 21, è stata programmata una passeggiata di oltre quattro chilometri nei dintorni di Dovadola con l'esperto Saverio Simeone che guiderà i partecipanti alla scoperta dei tratti salienti del paesaggio. Il ritrovo è per le ore 9.45 in Piazza Battisti, mentre il ritorno è previsto per le 12.00. La camminata non presenta particolari difficoltà.

Aveva appena vent'anni quando nel 1909 Pietro Zangheri pubblicò sulla "Rivista Italiana di Scienze Naturali" il suo primo articolo; una memoria di botanica dal titolo: "Aspetti sulla flora dei dintorni di Forlì". Era il risultato di una serie d'osservazioni intraprese nella campagna forlivese quando era appena diciassettenne. Iniziò così la carriera di uno dei più autorevoli e illustri naturalisti italiani che culminò nel 1957 quando gli fu assegnata la libera docenza in Geobotanica all'Università di Firenze, in base ai meriti scientifici conseguiti sul campo.

Probabilmente questo riconoscimento arrivò troppo tardi, ma si deve considerare l'eccezionalità dell'evento in virtù del fatto che l'incarico fu conferito a una persona che fino ad allora era stata esterna al mondo accademico, avendo sempre svolto come lavoro le mansioni di ragioniere della Casa di riposo di via Andrelini a Forlì, che oggi porta il suo nome. A certificare l'importanza della sua longeva attività di studioso bisogna annoverare le circa duecento opere a stampa da lui firmate in settant'anni di attività, tra le quali una quindicina di volumi e molti lavori di grossa mole.

Il vero frutto del suo lavoro è il "Museo di Storia Naturale della Romagna", consegnato da Zangheri al Museo Civico di Scienze Naturali di Verona, al momento della donazione ritenuto l'ente più adatto per conservare e valorizzare 150.000 esemplari rappresentativi di ben 15.374 specie di animali viventi e 1.068 specie di piante e animali fossili. "Nessun'altra regione italiana e, probabilmente europea, può vantare uno studio così completo degli aspetti naturalistici", commenta il sindaco Gabriele Zelli.

Pietro Zangheri è sepolto nella tomba di famiglia, che fece costruire nel corso degli ultimi anni di vita, nel cimitero di Dovadola. Del nostro cimitero gli erano piaciuti i cipressi che lo circondano e rappresentano un aspetto del paesaggio romagnolo che sta cambiando. Li aveva potuti osservare ogni volta che percorreva la Statale 67 quando si recava a Firenze all'Istituto di Botanica dell'Università. Sulla lapide sepolcrale è stato giustamente e semplicemente scritto: "Pietro Zangheri Naturalista". Accanto a lui riposa la moglie Maria Ragazzini.

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