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Martedì, 9 Agosto 2022
Cronaca Dovadola

Dovadola, restaurati gli stemmi dei podestà fiorentini

"Il lavoro della restauratrice Monica Mariani - evidenzia il sindaco Gabriele Zelli - è stato particolarmente accurato, in particolare quello sugli antichi stemmi"

L'edificio che ospita il museo dedicato alla venerabile dovadolese Benedetta Bianchi Porro fu ultimato nel 1844 e sorse in parte sul luogo del vecchio Palazzo Pretorio e in parte sul sito dell'antica chiesa di Santa Maria in Piazza. Da quel momento l'antico borgo prese respiro perché si aprì un varco per la realizzazione di una nuova strada, l'attuale via Matteotti, che consentì la costruzione di nuove abitazioni, aggiungendo ai palazzi già esistenti, altri aspetti architettonici che ancora oggi ingentiliscono il paese.

Nella parte sottostante al nuovo edificio venne ricavato un loggiato che oggi accoglie alle pareti le due lapidi a ricordo dei dovadolesi combattenti nelle guerre risorgimentali e del soldato Primo Cai, Medaglia d'oro al Valor Militare, caduto a Cefalonia durante il Secondo conflitto mondiale, le iscrizioni celebrative di personaggi famosi della storia italiana dell'Ottocento, oltre agli stemmi dei podestà fiorentini salvati dalla demolizione del vecchio Palazzo Pretorio. Tutte queste testimonianze storiche sono state di recente restaurate nell'ambito di un intervento di riqualificazione, a cui è stato sottoposto tutto il luogo, costato 45.000 euro, di cui 25.000 elargiti dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì mentre la restante parte è stata finanziata con fondi propri del Comune di Dovadola.

"Il lavoro della restauratrice Monica Mariani - evidenzia il sindaco Gabriele Zelli - è stato particolarmente accurato, in particolare quello sugli antichi stemmi che testimoniano la presenza, durante il periodo del Granducato di Toscana, dei podestà che di volta in volta venivano inviati ad amministrare il paese". Gli stemmi sono quattordici di cui dodici scolpiti su pietra arenaria, uno è in ceramica policroma (si tratta della riproduzione fedele dello stemma trafugato nel 1982 e realizzata a suo tempo dall'artista dovadolese Manuela Mercuriali) e uno è inciso su marmo bianco.

Dalla lettura delle iscrizioni e dalla foggia degli stemmi, non sempre agevole a causa dell'usura del tempo, si riesce a conoscere alcuni dei nomi dei podestà fiorentini; da quello di Giovanni Di Piero Parenti, podestà nel 1552 e nel 1553, a quello di Francesco di Bartolomeo Cianfogni, in carica nel 1749, mentre non si riesce a comprendere pienamente fino a quando esercitò il suo mandato. "La presenza degli stemmi testimonia uno spaccato molto importante della storia del paese - dichiara il sindaco Zelli - varrebbe la pena dare alle stampe l'interessante studio che su di essi, così come sugli altri presenti in alcuni edifici, elaborò la studiosa forlivese Liliana Arfilli, che avendo abitato per diversi anni a Dovadola si appassionò alle vicende del luogo".

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