Sabato, 25 Settembre 2021
Cronaca

Dove non arriva l'acqua di Ridracoli ci pensano le autobotti: "Servono piccoli invasi locali"

A fare il punto è il presidente di Romagna Acque-Società delle Fonti, Tonino Bernabè

Come se la passano i territori del Forlivese non serviti dalle acque della diga di Ridracoli, ma che possono contare su fonti o riserve locali? Sebbene la situazione non sia ancora di emergenza (come accadde nel 2017), l’assenza di precipitazioni che si registra ormai da settimane richiede un particolare riguardo, visti anche gli usi plurimi che si fanno della risorsa nei territori in questione (oltre all’idropotabile, anche l’agricolo e l’industriale, che riguarda diverse aziende). A fare il punto è il presidente di Romagna Acque-Società delle Fonti, Tonino Bernabè: “Le situazioni che destano meno preoccupazioni sono quelle di Premilcuore, Portico San Benedetto e Rocca San Casciano, mentre sono servite da autobotti le frazioni di Vallicelle e Corniolo nel comune di Santa Sofia, le frazioni di Monteguidi, Poggio alla lastra e Montegranelli nel comune di Bagno di Romagna, la frazione di Civorio nel comune di Civitella e la frazione di Balze nel comune di Verghereto”. 

Sotto osservazione Modigliana e Tredozio, col fiume Tramazzo praticamente asciutto. “Non c'è ancora una situazione di allarme, ma non si esclude nelle prossime settimane il rifornimento con le autobotti al serbatoio di Campatello, nel comune di Modigliana. Se le temperature non caleranno e non dovesse piovere nei prossimi giorni si potrebbe rivivere ciò che accadde nel 2017. Da allora molti agricoltori hanno realizzato laghetti a servizio delle colture, in particolare del kiwi, ma se non ci sono precipitazioni non vengono ovviamente alimentati. Inoltre c'è anche l'azienda Alpi, industria che dipendente dall'acqua messa a disposizione dal fiume, che ha sollevato alla Regione Emilia Romagna la necessità di un punto stoccaggio per la Vallata del Marzeno nel comune di Tredozio, creando così scorte da usare in caso di necessità, dimostrandosi attenta a quanto proposto da Romagna Acque”. 

Bernabè e il vicepresidente Roberto Biondi evitano allarmismi: "La situazione è comunque sotto controllo, e la popolazione residente non deve avere timori rispetto a rischi di siccità. Dall’altro, però, l’ennesima fase di allerta registrata nell’arco dell’ultimo decennio ci spinge a chiedere con sempre maggior forza un impegno concreto e rapido da parte della politica, e delle istituzioni anche a livello regionale, nella direzione di pensare, progettare ed attuare nuove infrastrutture territoriali – una presa sul Rabbi al Premilcuore, piccoli invasi per il Montone e il Tramazzo - che possano aiutare, in prospettiva futura, a garantire la risorsa ed evitare problematiche come quelle già registrate in passato. E’ un dialogo già attivo da mesi con la Regione, ma che oggi si conferma una volta di più urgente, necessario e indifferibile. Un obiettivo che speriamo sia sentito come prioritario da tutte le forze e i soggetti territoriali coinvolti".

I cambiamenti climatici in atto, con lunghi periodi avari di precipitazione, impongono infatti nuovi ragionamenti per le aree interne. “Per le vallate non servibili da Ridracoli, con costi d'approvvigionamento superiori alla resa, occorre ragionare su acquedotti o piccoli invasi locali che possano accumulare tra i 300mila ed i 500mila metri cubi di acqua. E su questo aspetto è stata aperta una riflessione con la Regione. Quello della siccità è un problema che si manifesta ogni quattro-cinque anni come abbiamo visto nel 2003, 2007, 2011, 2012 e 2017. Bisogna trovare una strada al fine di costruire una pianificazione che metta in sicurezza questi territori. Le situazioni limite vanno anticipate e non si può pensare di risolvere sempre con le autobotti. Serve quindi un investimento risolutivo".

Tonino Bernabè e Roberto Biondi-2

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