"... E per loro torna a fiorir la terra ...": il ricordo degli sminatori forlivesi deceduti

"Una parte di merito della costituzione della Repubblica Italiana che si festeggerà il prossimo 2 giugno, è anche di coloro che si impegnarono in questo difficile, gravoso e pericoloso compito", evidenzia lo storico Gabriele Zelli

Domenica la famiglia di Giovanni Valpiani, come da molti anni a questa parte, farà collocare una corona di alloro sulla lapide posta nell'androne del Palazzo Comunale di piazza Saffi per ricordare lo sminatore Luigi Valpiani e coloro che persero la vita per liberare il nostro territorio dalle bombe e dalle mine dopo la Seconda guerra mondiale. "Una parte di merito della costituzione della Repubblica Italiana che si festeggerà il prossimo 2 giugno, è anche di coloro che si impegnarono in questo difficile, gravoso e pericoloso compito", evidenzia lo storico Gabriele Zelli. 

"Giovanni Valpiani rimase orfano nel 1945, all'età di undici anni - ricorda Zelli -. La sua famiglia, come tantissime altre in quel periodo, aveva serie difficoltà economiche e nell'impossibilità di trovare un lavoro stabile e soddisfacente il padre Luigi decise di aderire all'appello che era stato lanciato per reclutare sminatori. Si recò a dare la propria disponibilità in un ufficio che operava al primo piano di Casa Cantoni in corso Mazzini, negli stessi locali poi utilizzati negli anni '60 dal Circolo Socialista "Claudio Treves" e in tempi più recenti da un Self service. Ovviamente in casa tutti manifestarono la loro contrarietà per questa scelta che presupponeva sottoporsi a gravi rischi e pericoli".

"Ma la necessità di un'entrata sicura per sfamare il nucleo familiare che, oltre alla moglie Adriana, era composto da due figli, Lena nata nel 1933 e Giovanni nato nel 1934, spinse Luigi Valpiani a non rinunciare all'incarico - prosegue Zelli nel racconto -. Dopo un breve corso iniziò ad operare come caposquadra nel ravennate. Di solito, per le difficoltà dei trasporti e dei collegamenti, la squadra di cinque sminatori coordinata da Valpiani partiva al lunedì e rientrava per il fine settimana. Il gruppo era impegnato a ripulire vaste aree agricole affinché i contadini potessero riprendere il lavoro. Alle difficoltà connesse allo sminamento, quasi sempre effettuato con strumentazione poco adatta, per non dire molto approssimativa, si aggiungevano quelle del pernottamento. Nei poderi dove erano chiamati ad operare dormivano abitualmente in giacigli per terra ricavati nelle stalle dei contadini, o vicino ai pagliai".

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E quindi il dramma: "Il 24 maggio, un venerdì, mentre Luigi Valpiani stava completando un'operazione di sminamento successe l'irreparabile a causa dell'esplosione di una seconda mina posizionata sotto la prima che aveva appena estratto. In molti casi era una consuetudine da parte dei militari tedeschi collocare due ordigni sovrapposti per rendere più difficile e pericolosa la bonifica, se non mortale come nel caso di Valpiani, che fu la prima vittima fra gli sminatori di Forlì. Aveva 35 anni e lasciò i congiunti nella disperazione; ebbero però la forza di superare il tremendo dolore e le tante difficoltà del vivere quotidiano".  

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