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Morì nell'attentato al giudice Borsellino: la scuola di San Martino ricorda l'agente Emanuela Loi

Emanuela Loi è rimasta vittima il 19 luglio 1992 nella strage di Via D’Amelio

Emanuela Loi era l’unica poliziotta donna assegnata alla scorta del Giudice Paolo Borsellino. E' rimasta vittima il 19 luglio 1992 nella strage di Via D’Amelio. Nell'ambito del progetto legalità "Uomini che passano, idee che restano", le classi terze della scuola secondaria di Primo grado hanno intervistato telefonicamente in classe in diretta da Sestu (Cagliari) Maria Claudia Loi, sorella di Emanuela, ripercorrendo dalle sue parole la vita dell'agente di Pubblica Sicurezza.

"Eravamo come gemelle - ha affermato Maria Claudia in un'intervista rilascia ai ragazzi - perché tra me e lei c’era un anno di differenza, per me era un’amica fidatissima a cui potevo raccontare tutto anche le cose più intime; uscivamo sempre assieme, avevamo le stesse amicizie e vi dico la verità io la ammiravo molto perché era più brava di me, anche negli studi, poi era anche più capace nei rapporti interpersonali e quindi la invidiavo un po'".

"Non abbiamo mai pensato di fermarla nelle sue scelte - ha aggiunto -. Pensavamo che la sua scelta fosse una cosa meravigliosa quindi non l’abbiamo mai ostacolata, ha fatto ciò che era giusto". Quindi ha raccontato come ha appreso della strage di via D'Amelio: "L'ho saputo dalla televisione, ero in vacanza a Torbole sul Garda, in albergo. Nello stesso momento in cui è successa la strage pensavo di scriverle una cartolina dicendole che il posto era meraviglioso con qualche battuta spiritosa. Non ricordavo l‘indirizzo, ma solo che alloggiava alle Tre Torri a Palermo; quindi chiamai casa dei miei genitori da una cabina telefonica, in quel periodo non esistevano i cellulari e le comunicazioni erano più difficili. Mi rispose mia madre tutta agitata e mi disse: “Chiudi chiudi!!! E io risposi, come chiudi, perchè devo chiudere? Chiudi che sto aspettando la chiamata di Emanuela. Perchè cos’è successo? Non hai sentito alla televisione che è successa una strage, hanno ucciso il Giudice Borsellino…no no Mamma, mi serviva solo...chiudiii, chiudiiii!!!!”.

"Era molto agitata - ha proseguito -; quindi ho chiuso subito il telefono e una volta chiuso ho chiesto alle persone intorno a me se sapevano qualcosa. Niente, ero con una mia amica e le ho detto andiamo a vedere la televisione per capire cos’è successo. Dicevano che c’era anche una donna tra le vittime, allora ho chiamato di nuovo casa per sapere se Emanuela avesse chiamato perché così aveva fatto dopo la strage di Capaci. Mio padre alla seconda telefonata, mi sgridò, chiusi e tornai alla televisione. Durante il telegiornale delle 19, dopo 2 ore e mezza di ansia e attesa il giornalista disse: ”Ora sappiamo i nomi, c’è anche una ragazza, una donna!”. Appena ha detto il nome non ha fatto in tempo a dire il cognome che sono svenuta e quindi l’ho saputo dalla televisione, questo è successo, scusate ragazzi, mi sono emozionata un po’, questa domanda era forte".

"Di lei mi manca tutto - prosegue -. Mi manca tanto, come sorella mi manca la sua amicizia perché ci confrontavamo spesso per diverse situazioni. E quindi di lei mi manca tutto, mi manca la sua presenza, mi manca tutto. Dopo la tragedia abbiamo sofferto tanto, troppo, è stata una mancanza incolmabile e sì, forse ci conforta il fatto che lei sia, come posso dire, che sia morta per una cosa buona. Quello ci conforta, che lei sia morta per il bene comune e la giustizia". I ragazzi hanno chiesto se la famiglia era a conoscenza del pericolo che correva Emanuela come agente di scorta di Paolo Borsellino: "No, non ne eravamo informati, lei non diceva nulla per non farci preoccupare, sapevamo che lì c’erano tanti pericoli ma niente di più, tutti sapevamo che a Palermo erano successe altre stragi, la strage di Falcone e tanti omicidi di mafia. Eravamo molto preoccupati, ma quando le chiedevamo del suo lavoro, cambiava sempre argomento".

La famiglia ha chiesto giustizia per la vittima: "Ci siamo costituiti parte civile nei processi, abbiamo un legale che ci rappresenta anche se ancora non si sa la verità ma confidiamo sempre e ancora nella giustizia". Alla domanda se la mafia ha mai minacciato la famiglia per qualche dichiarazione fatta, la risposta è stata esplicita: "No non abbiamo mai ricevuto minacce di alcun tipo". Quindi ha rivelato un aneddoto: "Sono io che ho convinto Emanuela a fare il concorso in polizia per farmi compagnia, io ci tenevo tanto a diventare poliziotta, ma non raggiunsi una posizione utile in graduatoria invece lei che fece il concorso quasi per gioco ottenne un buon punteggio e fu subito selezionata. La mia aspirazione fin da piccola era di fare la poliziotta, invece mia sorella voleva fare la maestra, abbiamo fatto entrambe le magistrali, sono stata io che l’ho spinta ad entrare in polizia".

Gli studenti hanno visto in classe il film della Rai su Emanuela: "Nel film - specifica Maria Claudia - sono state riportate scene di cui noi non siamo certi dell’autenticità, ma è stato comunque dato un messaggio di una ragazza allegra, altruista, molto attaccata alla sua famiglia, che ha fatto il suo dovere nonostante il rischio che correva non sottraendosi ad un compito fortemente pericoloso". Questo l’sms ricevuto dal professore: “Grazie ragazzi per aiutarmi a tenere viva la memoria di mia sorella". Concludono gli studenti delle terze di San Martino in Strada: "Ora abbiamo compreso meglio chi era Emanuela Loi; un conto è leggerlo su Wikipedia, un conto è stato ascoltare Maria Claudia".

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