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Emergenza profughi: altri 100 rifugiati in arrivo a Forlì

E’ una cifra quest’ultima che rimane nella media, anche se è di queste ore l’appello lanciato alle istituzioni dal Prefetto di Forlì Fulvio Rocco De Marinis, per trovare altri 100 posti sul territorio provinciale.

Riverberi forlivesi dell’emergenza profughi in atto a Milano e nelle maggiori città del nord Italia. Se nel capoluogo lombardo ci sono già 3.300 migranti e non si sa più dove sistemare i nuovi arrivati, a luglio i rifugiati accolti sul territorio dell’Unione dei 15 Comuni della Romagna Forlivese erano circa 400, quasi tutti provenienti dai continui sbarchi nel nostro Meridione. E’ una cifra quest’ultima che rimane nella media, anche se è di queste ore l’appello lanciato alle istituzioni dal Prefetto di Forlì Fulvio Rocco De Marinis, per trovare altri 100 posti sul territorio provinciale.

Se i 6 comuni della Valle del Savio, nel cesenate, hanno già espresso la loro contrarietà per carenza di spazi, è dall'estate del 2015 che l’Unione dei Comuni della Romagna Forlivese si è data un Piano per la gestione dei richiedenti asilo, stipulando una convenzione con la stessa Prefettura. A Forlì non siamo ancora ai livelli emergenziali della Lombardia (a Como, 500 persone accampate da un mese alla stazione dei treni sono assistite con cibo e beni di prima necessità dalle parrocchie), se non altro perché il capoluogo romagnolo è principalmente tappa di avvicinamento al nord: tuttavia, qualche preoccupazione comincia a serpeggiare.

“Noi – dichiara il direttore della Caritas diocesana di Forlì-Bertinoro, Sauro Bandi – siamo da tempo sul chi vive”. Proprio in questo momento, al “Buon Pastore” sono ospitati 19 rifugiati fuori convenzione, ossia non ancora presi in carico dall’organizzazione ministeriale deputata alla gestione dei profughi. Qualunque proporzione assumerà il fenomeno, il responsabile della grande macchina caritativa di via Dei Mille è categorico: “Abbiamo il dovere di accogliere queste persone”.

Sebbene l’accoglienza dei profughi, in gran parte giovani e giovanissimi (molti sono minorenni non accompagnati), si svolga per il periodo strettamente necessario al riconoscimento dello status giuridico e al rilascio di un permesso di soggiorno conseguente come rifugiato, richiedente asilo o per motivi umanitari, resta l’esigenza di offrire loro un’ospitalità dignitosa, che preveda anche un accompagnamento costante, senza abbandonarli a sé stessi per larghi tratti della giornata. In attesa di arginare il problema a livello nazionale ed europeo, Sauro Bandi e il microcosmo della Caritas diocesana di Forlì-Bertinoro, che può contare su ben 29 Centri di Ascolto, recepisce in pieno l’appello all’accoglienza di papa Francesco: a tutti gli immigrati, convenzionati e non, vengono offerti un pasto, un letto e tanta attenzione.

Cominciano ad aprirsi all’accoglienza anche le parrocchie: Santa Maria Assunta della Pianta di Forlì si è appena fatta carico di un profugo centroafricano, ospitato nei locali di via Tripoli. Sugli scudi umanitari anche i privati: a Santa Maria Nuova, frazione di Bertinoro, la famiglia Della Corna, pioniera in Romagna in fatto di condivisione, ha dato un tetto a Marcelle, rifugiato nigeriano 27enne, che ha persino trovato un’occupazione temporanea presso una cooperativa locale.

“Noi – conclude Bandi – siamo per un’accoglienza diffusa e accompagnata: non si può far finta di niente e nascondere la testa sotto la sabbia”. Intanto, sempre a Forlì, qualcuno comincia a guardare oltre l’aspetto contingente dell’emergenza: a fine giugno, nell’ambito della tavola rotonda sulla condizione del rifugiato in Italia, tenutasi in Salone Comunale, con gli interventi dell’arcivescovo di Modena-Nonantola don Erio Castellucci, del professor Paolo Naso della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e dell’assessore comunale alla pace e diritti umani Raoul Mosconi, è emerso quella che potrebbe essere la soluzione al problema dei continui e pericolosissimi imbarchi di profughi dalla Libia verso la Sicilia: non certo con l’uso delle armi (bombardare le coste di partenza?), quanto con la creazione di corridoi umanitari concordati con l’Unione Europea, che comportino l’arrivo nel nostro Paese, nell’arco di due anni, di mille profughi dal Libano, Marocco ed Etiopia.

“Alla fine – dichiarò il professor Naso in quella sede - il numero complessivo di rifugiati che raggiungeranno l’Europa tramite corridoi sicuri, non sarà certo superiore a quello dei fortunati che ora riescono a sbarcare, dopo mille avversità, in Italia”. Almeno si risolverebbe drasticamente la tragedia delle troppe povere vite scomparse per sempre tra i flutti.

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