Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca

Emilia Romagna piena di tartufi: i cercatori in regola in regione sono 9mila

La fotografia della situazione e' stata portata di recente all'attenzione della commissione Ambiente della Regione

Dall'informativa periodica sulla situazione dei tartufi in regione, a cura dall'assessorato all'Agricoltura di viale Aldo Moro, emerge che il prezioso tubero e' molto diffuso e che sono presenti quasi tutte le qualita' eduli di tartufi, soprattutto in Romagna e nel bolognese per quanto concerne il tartufo bianco e nel piacentino-parmense per il tartufo nero pregiato. E dunque ci sono anche parecchi cercatori: almeno 9.000 quelli in regola, ma e' un numero non definitivo poiche' gli archivi delle Province spesso non sono in formato digitale.

Non solo: in tanti vogliono aggiungersi a questo 'esercito' di tartufai: ci sono state quasi 4.000 abilitazioni in piu' nel corso del 2019. E nemmeno la pandemia ha fermato gli aspiranti raccoglitori: quest'anno, nonostante il Covid, infatti si sono svolti comunque esami di abilitazione di persona e in condizioni di sicurezza. La fotografia della situazione e' stata portata di recente all'attenzione della commissione Ambiente della Regione. Il report riferisce anche dell'attivita' svolta nelle tartufaie naturali (26) e in quelle coltivate (19).

"Nonostante alcune criticita' sulle attivita' di vigilanza, espletate solo attraverso corpi esterni all'amministrazione regionale (Carabinieri forestali, Polizia provinciale e Guardie ecologiche volontarie), non si sono registrati problemi di particolare entita'", riferisce una nota dell'Assemblea legislativa che da' conto dei lavori di commissione. Semmai i problemi sono altrove: "Eguali criticita' e perplessita', sono poi state espresse sul percorso" della nuova legge del settore che dovrebbe sostituire quella del 1985. Dopo che le Regioni hanno dato un contributo "determinante" alla predisposizione del Piano di settore nazionale, "nessun contributo e' stato richiesto nella redazione del testo legislativo ora pendente in Parlamento".

La relazione ha pero' innescato i dubbi della Lega: il consigliere Michele Facci ha trovato interessante il documento illustrato, ma lacunoso in diversi passaggi. "Avrei voluto qualche informazione in piu' su alcune specie di tartufi che si fregiano del marchio Pat (prodotto agroalimentare tradizionale), sulle quantita' di prodotto generate nei singoli territori e sulle azioni di promozione messe in atto dalla nostra Regione per promuovere un prodotto di eccellente livello". In Emilia-Romagna "c'e' un importante patrimonio tartufigeno e riteniamo che debba essere ulteriormente incentivata l'attivita' di promozione e valorizzazione del tubero uncinatum, particolarmente diffuso nel parmense, dove e' conosciuto come tartufo nero di Fragno", dicono Emiliano Occhi, Fabio Rainieri e Facci (tutti leghisti) suggerendo di spingere per un riconoscimento del marchio di qualita' per il prezioso tubero.

"Attualmente il tartufo nero di Fragno e' riconosciuto come Pat (prodotto agroalimentare tradizionale) dalla Regione Emilia-Romagna ma meriterebbe molto di piu'. Seguendo la strada intrapresa dalla Regione Umbria si deve puntare al riconoscimento del marchio di qualita'". E siccome la Regione percepisce annualmente tra i 500 e i 600 mila euro per i tesserini di abilitazione alla raccolta, parte di questi fondi dovrebbero essere investiti "per la promozione e la valorizzazione del nostro patrimonio che rappresenta per l'economia locale un'autentica risorsa", concludono Occhi, Rainieri e Facci.

(fonte Dire)

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Emilia Romagna piena di tartufi: i cercatori in regola in regione sono 9mila

ForlìToday è in caricamento