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Lunedì, 17 Giugno 2024
Salute

Epatite acuta nei bimbi, i segnali a cui prestare attenzione. Il primario di Pediatria: "Niente allarmismi"

L'INTERVISTA - Resta, al momento, ancora sconosciuta la causa che ha portato nelle ultime settimane ad un incremento di casi di epatite acuta pediatrica in tutto il mondo

I sintomi a cui prestare particolarmente attenzione sono la sfumatura gialla di pelle e occhi. Resta, al momento, ancora sconosciuta la causa che ha portato nelle ultime settimane ad un incremento di casi di epatite acuta pediatrica in tutto il mondo. Stando ad una circolare diffusa dal ministero della Salute, al 22 aprile in Italia sono giunte in totale 11 segnalazioni che fanno riferimento a pazienti di età pediatrica individuati in diverse Regioni italiane (Abruzzo, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Sicilia, Toscana e Veneto) affetti da epatite. Ma sono solo due i casi confermati. Nella circolare è stato evidenziato anche che "non è stato identificato alcun legame con il vaccino anti Covid-19" nei casi di epatite acuta con causa sconosciuta nei bambini. 

Come raccomandato dal Ministero, i professionisti della Sanità dell’Emilia-Romagna sono impegnati a segnalare eventuali nuovi casi che potessero far riferimento a questo tipo di patologia. Dalle strutture sanitarie dell’Emilia-Romagna, come riporta la stessa Circolare del Ministero, è stata inviata a Roma la segnalazione di due casi nel modenese, di cui uno (sulla base dei criteri della definizione di “caso” del Ministero della Salute) è ritenuto “possibile” e attualmente è a domicilio in via di guarigione, e uno - ricoverato, ma in via di miglioramento - per il quale "sono in corso di valutazione possibili ulteriori cause eziologiche". Ma con quali sintomi si manifesta l’epatite acuta nei bambini, e quali sono le possibili complicanze di questa malattia? A rispondere questi interrogativi è il primario di Pediatria dell'ospedale "Morgagni-Pierantoni" di Forlì, Enrico Valletta.

Dottor Valletta, che cos’è l’epatite acuta ad eziologia sconosciuta?
E’ un’infezione o un’infiammazione che provoca, in tempi brevi, un danno del fegato e della quale non si è in grado di definire la causa.

Si tratta di una malattia nuova?
Non direi. Le epatite acute sono sempre esistite nell’età pediatrica ma non sempre si riesce a risalire alla causa che le ha scatenate. I virus responsabili sono diversi e ci sono anche altre situazioni e malattie che possono manifestarsi con una sofferenza del fegato.

Come si presenta?
Per lo più con malessere generale, stanchezza, dolore addominale, nausea e vomito, febbre e, nei casi più impegnativi, con una sfumatura giallasta della pelle e degli occhi (l’ittero) causata dall’aumento della bilirubina nel sangue. Negli esami, anche le transaminasi saranno aumentate, perché sono l’espressione del danno delle cellule che compongono il fegato.

Quale è la causa più probabile?
I virus in generale, ma non necessariamente solo i classici virus dell’epatite da A ad E. Il virus della mononucleosi, ad esempio, è una causa frequente di epatite e anche il citomegalovirus e poi ci sono i farmaci, le malattie autoimmuni del fegato e quelle metaboliche. Tutto sommato il fegato è un organo piuttosto “monotono”: reagisce, cioè, un po’ alla stessa maniera in situazioni anche molto diverse.

Quale era la sua incidenza in passato?
L’epatite, in sé, è evento piuttosto frequente ed è difficile stabilirne l’incidenza proprio perché nella gran parte dei casi decorre in maniera benigna e non lascia tracce. Diverso è il caso delle forme di epatite più gravi o di quelle che possono portare al trapianto di fegato in tempi rapidi: in questo caso siamo nell’ordine dei pochissimi casi per milione di abitanti ed è quindi da considerare un evento possibile ma eccezionale e imprevedibile.

Perché è scattato l’allarme?
Perchè in alcuni Paesi è sembrato di intravvedere un’anomala frequenza di casi di epatite in tempi brevi e questo ha destato l’attenzione dei pediatri. C’è da dire che questo è un periodo di grande sensibilità per gli eventi sanitari insoliti, ma si tratta soltanto di un aumento dell’attenzione che non definirei ancora un allarme. I casi sono ancora troppo pochi, non ben definiti e il tempo di osservazione ancora troppo breve. Come spesso accade, abbiamo bisogno di più tempo per capire meglio se si stia davvero verificando qualcosa di rilevante.

Esiste qualche connessione con il Sars-Cov-2?
E’ una delle possibilità e nei mesi scorsi lo abbiamo effettivamente verificato anche noi. Tuttavia, il Sars-CoV-2 non era sempre presente nei casi segnalati e, quindi, si cerca anche in altre direzioni.

Quali sono i sintomi a cui bisogna prestare attenzione?
Sono quelli che ho elencato più sopra e, soprattutto, la sfumatura gialla di pelle e occhi. Ma le forme più impegnative di epatite non passano inosservate e difficilmente sfuggiranno all’occhio attento dei genitori e del pediatra. Almeno su questo mi sentirei di rassicurare.

E cosa si può fare in termini di prevenzione?
Nulla, in realtà. Non conosciamo ancora la causa (o le cause) e quindi non ci sono cautele particolari da adottare.

All'ospedale di Forlì avete adottato un protocollo specifico per l'individuazione di eventuali casi?
Certamente. In Emilia-Romagna, come in tutta Italia, è stata data indicazione di segnalare i casi probabili e quelli possibili e così faremo laddove si verificasse l’eventualità.

Avete riscontrato casi?
Siamo pronti a riconoscerli e a trattarli come, d’altra parte, è sempre stato per tutte le epatiti acute che abbiamo incontrato fino ad oggi.

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