Ha un permesso speciale per andare al lavoro, ma non lo rispetta: arrestato

Il 29enne si trova ristretto al domicilio materno dopo essere stato dimesso dal carcere a seguito dell’arresto avvenuto nel febbraio di quest’anno per un caso di maltrattamenti in famiglia

E' evaso dagli arresti domiciliari. Un 29enne del Burkina Faso è stato arrestato nella notte tra sabato e domenica durante un servizio di controllo del territorio dagli agenti delle Volanti dell’Ufficio Prevenzione Generale della Questura. L’arresto è stato eseguito verso l'1:30, quando la pattuglia si è recata a controllare la sua presenza all’interno dell’abitazione situata in una località periferica. Al campanello però ha risposto solo sua madre, affermando che il figlio non era presente poiché non ancora rientrato dal lavoro (addetto alla cucina di un ristorante del centro)  dove era autorizzato a recarsi con speciali permessi.

I poliziotti hanno così verificato che l’orario di rientro dal lavoro era stabilito per le 23.30 e che quindi erano più di due ore che egli avrebbe dovuto aver già fatto ritorno. La madre lo ha quindi chiamato al telefono e così in pochi minuti è sopraggiunto, ma questo non lo ha salvato dall’arresto per la violazione agli obblighi, anche perché del suo ritardo non ha saputo fornire alcuna valida motivazione. Tra l’altro, anche un mese fa si era reso responsabile di analoga violazione, per la quale era stato denunciato in stato di libertà.

Lunedì il Elisabetta Poggi ha convalidato l'arresto, condannando l’uomo a 5 mesi di reclusione, ricollocandolo agli arresti domiciliari in casa della madre nell’ambito di altro procedimento penale. In particolare, il 29enne si trova ristretto al domicilio materno dopo essere stato dimesso dal carcere a seguito dell’arresto avvenuto nel febbraio di quest’anno per un caso di maltrattamenti in famiglia, alimentato dall'alcol.

L'individuo, ubriaco, ebbe un diverbio con quella che all’epoca era la sua convivente, colpendola sul volto alla presenza della figlia di appena 3 anni. La donna venne portata al pronto soccorso, dove fu dimessa con una prognosi di otto giorni. Dalle successive ricostruzioni investigative emerse che i maltrattamenti perduravano sin dal 2015. 

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