Domenica, 14 Luglio 2024
La nostra storia

Per oltre cinquant’anni anni è stata la “fabbrica per eccellenza”: la storia della ascesa e declino della Mangelli

Il libro di Rosanna Gardella, presentato nei giorni scorsi alla residenza Orsi Mangelli, ripercorre le vicende del complesso industriale dal 1925 al 1977 attraverso testimonianze e immagini

Per oltre cinquant’anni, fino al 1977, è stato il più importante complesso industriale del forlivese che nel tessuto socio-economico del comprensorio non ha avuto eguali, né allora né in seguito, arrivando a impiegare fino a 2.500 dipendenti. Sorto a Forlì nel 1925 con la messa in funzione della Saom, per la produzione di seta artificiale e, qualche anno più tardi, della divisione Sidac in cui si realizzava il cellophane per ovviare alla dipendenza dal nylon americano, avrebbe compiuto a breve cent’anni.

La "fabbrica per eccellenza” in un libro

A ripercorrere la storia di quella che è considerata la "fabbrica per eccellenza”, è il libro “La Mangelli a Forlì. Razionalità economica e lotte operaie dal 1925 al 1977” (pubblicato su Amazon) a cura di Rosanna Gardella, già dirigente del Comune di Forlì, nel quale l’autrice, anche sulla base di testimonianze e interviste, spiega in modo minuzioso e con un’ampia documentazione fotografica, le ragioni per le quali per anni la Mangelli è stata punto di forza dell’economia e della cultura locale, in una fase rilevante della storia recente di Forlì. Storia tuttora molto sentita dai forlivesi dal momento che molti di loro, con quella realtà, hanno avuto a che fare. Fabbrica “per eccellenza” a partire dai numeri, dal momento che solo due aziende all’epoca superavano i mille dipendenti: la Mangelli, appunto, e la Becchi-Zanussi (ora Electrolux) con circa 1.300 addetti, a fronte di un tasso di industrializazzione del forlivese poco dinamico. Nel 1971 la provincia di Forlì presentava infatti un indice di appena il 10,9% rispetto al 15,6% regionale e al 12,1% nazionale.

Veduta d'insieme stabilimento Orsi Mangelli

Il conte Paolo Orsi Mangelli, l’artefice e le origini

Fu il conte Paolo Orsi Mangelli, nobile forlivese, imprenditore con interessi anche in altre città italiane, a gettare le basi della futura fabbrica. Col padre Raffaele si dedicò all’industria manifatturiera del tessile e dei prodotti sintetici, prima nel bergamasco, poi con lo stabilimento di Forlì, cui seguì l’apertura dell’Omsa di Faenza. A parte la sospensione forzata durante la seconda guerra mondiale, la Mangelli registra un andamento produttivo crescente, con i ricavi che raddoppiano dal 1953 al 1959. Il più alto picco di esportazioni si registra nel 1973, con oltre 2.500 tonnellate di fibre prodotte destinate agli Usa, 2 mila ai Paesi Cee e oltre mille al Giappone. Ma l’industria chimica delle fibre, pressata dai mercati emergenti, richiedeva un dinamismo innovativo che mancò alla Mangelli e, verso la fine degli anni ’60, iniziò il disimpegno industriale.

“La salute non si paga”

Con l’uso degli acidi, la fabbrica si faceva riconoscere per gli odori sgradevoli percepibili nell’aria. Nel 1974, quando cominciò ad affermarsi il principio “la salute non si paga”, iniziò l’intervento della Medicina del lavoro in azienda e il libro riporta dettagliatamente i risultati sugli accertamenti effettuati. Tra i disturbi più frequenti riscontrati nel 1975 su 1.049 lavoratori ci sono il calo dell’udito, disturbi alle vie respiratorie, svenimenti, intossicazioni, orchiti, cefalea, patologie di tipo gastrico e polmonare oltre a numerosi infortuni.

Mangelli. Lotte operaie in città

Dall’ascesa al fallimento

Una parte consistente del libro è dedicata alle vicende dei lavoratori a partire dalla guerra (con le azioni per la salvaguardia degli impianti) e al dopoguerra, fino ad arrivare al 1972 con 830 dipendenti licenziati, poi produzione rallentata e assenza di compratori, fino a che ne comparve uno e, nel febbraio 1976, avvenne il passaggio di proprietà dagli Orsi Mangelli a Gotti Porcinari, che portò l’azienda al fallimento. Scioperi, comitati di agitazione, referendum, occupazioni, azioni spontanee, cassa integrazione e salari non pagati caratterizzarono quegli anni che hanno visto la Mangelli come scenario di conflittualità e di storia sindacale.

Casa di riposo Orsi Mangelli

Cosa rimane della fabbrica e della memoria 

Il libro, presentato nei giorni scorsi agli ospiti della Casa Residenza Paolo e Giselda Orsi Mangelli, costituisce una memoria di ciò che rimane della ex Mangelli. Nei sei ettari tra i viali Matteotti-Stazione-Colombo, di cerniera fra il centro storico e il quartiere del Novecento, dopo il fallimento del 1977 si continuò una parziale produzione con la Fortex-Sidac, poi l’abbandono. Nel 1999 l’accordo di programma tra Comune e soggetti pubblici e privati ha attuato un piano urbanistico che ha demolito lo stabilimento industriale, salvando la palazzina uffici e una parte della ciminiera, “e caminò”. Per quanto riguarda la famiglia Orsi Mangelli, quel che è rimasto è esterno alla fabbrica: la grande casa di riposo a Vecchiazzano, intitolata al capostipite e alla moglie, il palazzo di famiglia in corso Diaz e la tomba nel cimitero monumentale di Forlì, con la “Pietà” in marmo bianco scolpita dall’artista Roberto De Cupis. 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Per oltre cinquant’anni anni è stata la “fabbrica per eccellenza”: la storia della ascesa e declino della Mangelli
ForlìToday è in caricamento