Fallimento Sapro, a 10 anni di distanza gli enti locali si salvano da una maxi-richiesta di 2 milioni di euro

A dieci anni dal default della società pubblica, avvenuto nel 2010 e che affondò sotto il peso di 110 milioni di euro di debiti (in gran parte esposizioni con le banche locali), è stata respinta una richiesta di maxi-risarcimento

Gli enti locali si aggiudicano il primo round in un'annosa vicenda legale che nasce dal fallimento di Sapro, l'allora società pubblica per l'urbanizzazione di aree produttive e per l'insediamento delle imprese sul territorio di Forlì-Cesena. A dieci anni dal default della società pubblica, avvenuto nel 2010 e che affondò sotto il peso di 110 milioni di euro di debiti (in gran parte esposizioni con le banche locali), è stata respinta una richiesta di maxi-risarcimento avviata dall'allora Cassa di Risparmio di Cesena per 2 milioni e 87mila euro, chiesti ai soci di Sapro:  Comune di Cesena, Comune di Forlì, Comune di Bertinoro, Comune di Forlimpopoli, Provincia di Forlì-Cesena e Camera di Commercio di Forlì-Cesena. Il Tribunale Civile di Forlì, infatti, si è espresso lo scorso 23 giugno.

La banca cesenate, avviando la causa civile, faceva leva sulle allora contestate “lettere di patronage” rilasciate dagli enti pubblici in favore di Sapro S.p.A. alla Cassa di Risparmio di Cesena, una sorta di “lettera di referenze” che ha un valore giuridico meno vincolante di una vera e propria garanzia mediante fideiussione. La banca chiedeva di “accertare e dichiarare la responsabilità precontrattuale e/o extracontrattuale del Comune di Cesena, Comune di Forlì, Comune di Bertinoro, Comune di Forlimpopoli, Provincia di Forlì-Cesena e Camera di Commercio di Forlì-Cesena, in relazione alle lettere di patronage rilasciate in favore di S.A.PRO S.p.A. alla Cassa di Risparmio di Cesena”.

La Cassa di Risparmio di Cesena nel frattempo è stata incorporata in Credit Agricole . Mentre il processo penale ha portato in primo grado a delle condanne nel 2018, non trova soddisfazione la richiesta della società specializzata che nel 2018 ha assunto la titolarità all'eventuale credito definito dall'esito del processo e ceduto dalla ex banca. Infatti, si legge in un atto del Comune di Forlì, “il Tribunale di Forlì, con sentenza n. 475, depositata il 23.6.2020 ha rigettato la domanda di parte attrice e condannato la stessa a rimborsare alle parti convenute le spese di lite, liquidate per ciascuna parte in 7.200 euro”.

La sentenza è stata già impugnata alla fine di luglio  alla Corte d'Appello di Bologna dalla società che ha sostituito in giudizio l'ex Carisp cesenate. Nell'atto di appello, la società, tra le altre cose, intende far leva sulla “responsabilità precontrattuale da "contatto sociale" degli enti pubblici in ragione della violazione da parte di questi degli obblighi di correttezza, lealtà e buona fede con finalità di protezione della Cassa di Risparmio di Cesena Spa che ha legittimamente confidato sulla correttezza dell'azione amministrativa di costoro e, sol per questo, concesso la linea di credito” a Sapro. Due milioni di euro che a distanza di dieci anni vengono reclamati da una delle banche che rimase esposta nel crack della società pubblica.

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