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Famiglia tradizionale, ancora polemiche: "Dall'assessore alle pari opportunità frasi discriminatorie"

Continua la polemica a distanza tra Comune e i gruppi politici e associativi di sinistra, sulla scelta del municipio di cassare un progetto già finanziato delle associazioni "Un secco no" e "Delfi"

Continua la polemica a distanza tra Comune e i gruppi politici e associativi di sinistra, sulla scelta del municipio di cassare un progetto già finanziato delle associazioni "Un secco no" e "Delfi" di formazione contro la discriminazione sessuale, con la motivazione che "l'amministrazione aderisce ad un modello di famiglia tradizionale". Una scelta così giustificata dall'assessore alle Pari Opportunità Andrea Cintorino: "Cara associazione "Un Secco No", la trasparenza e la chiarezza sopra tutto. Questa Giunta è in prima fila nella lotta contro la violenza di genere e contro gli abusi sui bambini e su soggetti deboli. Noi pensiamo che il modello famigliare con padre, madre e figli sia una verità antropologica e non uno ‘stereotipo’ e non condividiamo le teorie relativiste. E’ evidente anche che nulla nel nostro programma e nelle nostre decisioni contrasta con l’articolo 3 della Costituzione, né con l’inclusione sociale. Ed è falso che la Giunta impedisca l’attività di questa associazione o abbia bloccato i finanziamenti regionali. Queste bugie, tuttavia, la dicono lunga sull’ideologismo strumentale che muove le associazioni firmatarie dell’appello". In un'intervista Cintorino ha ribadito inoltre che il progetto includeva iniziative "anche sui gay" e che la nuova amministrazione non promuove "politiche Lgbt".

Ad aggiungere il proprio dissenso è Lucia Bongarzone, coordinatrice regionale delle donne Pd: "Ho dovuto rileggere più volte le dichiarazioni dell’Assessora Cintorino, perché pensavo che una rappresentante delle istituzioni non potesse riuscire a formulare delle frasi così gravi e discriminatorie. Le motivazioni con cui l’assessora Cintorino ha giustificato la scelta del Comune di Forlì di non autorizzare i progetti di formazione contro la violenza di genere e le discriminazioni per l’orientamento sessuale promosse da due associazioni di Forlì, infatti riflettono una concezione della famiglia che ormai ha poco a che vedere con la realtà delle famiglie italiane”. “Mi chiedo - continua Bongarzone - se per il comune di Forlì, e per l’assessora Cintorino, le coppie separate, le madri o i padri single, le famiglie adottive, le coppie non sposate con figli, e potrei andare avanti a lungo con l’elenco, siano incluse nel modello di famiglia tradizionale al quale il comune di Forlì ‘aderisce’, per usare le parole dell’assessora. Voglio sottolineare che i progetti delle due associazioni erano già stati finanziati dalla Regione e approvati dalla precedente amministrazione, dunque la decisione di bloccarli sembra solo una presa di posizione politica che ha solo uno scopo propagandistico”.        

Sul tema anche il consigliere comunale di “Italia Viva” Massimo Marchi: "Non è accettabile che ancora oggi si discuta di quale sia il modello di famiglia da considerare “normale” e che soprattutto un assessore con la delega alle pari opportunità si lasci andare a dichiarazioni discriminatorie. Già dalle linee programmatiche esposte dal sindaco in Consiglio Comunale avevamo inteso come la giunta non considerasse le questioni di genere con la dovuta importanza. Da cristiano praticante ho rispetto per tutte le persone, a prescindere dal loro orientamento, e credo fermamente che l'amministrazione debba essere al di sopra delle parti e garantire parità di genere a tutti.

“Inoltre ricordo all’assessore - ha aggiunto Marchi - che i progetti in questione, fondamentali per il contrasto alle discriminazioni di genere, erano già stati approvati da parte dell’amministrazione Drei con una delibera comunale immediatamente eseguibile. Pertanto la giunta avrebbe dovuto soltanto renderla operativa. Non ci sono cittadini di serie A e di serie B: speriamo che l’assessore torni sui propri passi e pensi al bene dei propri cittadini, piuttosto che farsi portavoce di superate visioni della famiglia e della società soltanto per strizzare l’occhio ad una parte del proprio elettorato”.

Questo invece l'intervento di Articolo 1: "Dopo alcuni comunicati in cui accennava a minimizzare il proprio rifiuto al finanziamento al progetto di tutela delle vittime di violenza omofobica approvato dalla regione, l’assessore Cintorino ne ha implicitamente ammesso la portata discriminatoria affermando “abbiamo aderito a tutte le iniziative contro la violenza sulle donne, ma in questo caso si parlava anche dei gay". La prevenzione di questo tipo di violenza non appartiene quindi all’agenda dell’assessorato, nonostante uno degli elementi portanti dell’attuale giunta durante la campagna elettorale fosse la promessa di essere l’amministrazione di tutti i cittadini. Esclusi i gay, evidentemente. Vedremo in seguito se altri forlivesi verranno considerati non rappresentabili da questa giunta di tutti.  Ricordiamo però all’assessora alle IMpari opportunità che, nonostante non ritenga rilevante tutelare attraverso progetti già approvati dalla Regione e dal Comune le vittime di discriminazioni di genere, l’obbligo giuridico della costruzione di pari opportunità è sancito da elementi giuridici ed organismi istituzionali ben più rilevanti di lei. Rammentiamo all’assessorato che nel maggio 2019 il ministero delle Pari Opportunità ha indetto una campagna di comunicazione istituzionale per contrastare le discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere. Chiediamo di conseguenza all’assessora Cintorino di saper essere, se non all’altezza dell’articolo 3 della Costituzione Italiana, almeno allineata alle indicazioni ed alle iniziative stabilite da un Governo a cui apparteneva anche il suo partito di riferimento. Nel caso le sue convinzioni personali le impedissero di svolgere il proprio mandato di progettazione di politiche di attuazione dell’articolo 3 della Costituzione che costituisce il cardine del suo incarico, possiamo solo considerare che evidentemente le sarebbe necessario riconsiderare l’opportunità della sua presenza in giunta". 

Prende la parola sulla questione anche Lia Montalti, consigliere regionale dem: "La decisione del Comune di Forlì di bloccare un progetto già finanziato dalla Regione Emilia-Romagna sul tema delle discriminazioni sessuali con la motivazione che "come da programma elettorale, l'amministrazione aderisce ad un modello di famiglia tradizionale” mi ha lasciata perplessa. Si tratta di una scelta inaccettabile: non è possibile che un’associazione, in questo caso l’associazione “Un Secco No”, che ha partecipato e vinto un bando regionale insieme a tante altre realtà del territorio di comprovata esperienza e valore, compresa l’università, si veda bloccare un progetto perché contrario al modello di “famiglia tradizionale” del centrodestra. Nuovamente “Pari Opportunità” e “Lega” dimostrano di essere due parole che difficilmente possano stare nella stessa frase, confermando così il sospetto che si voglia imporre una visione anacronistica e stereotipata della società, della famiglia e della donna, che non ci appartiene e che mi impegno a contrastare in ogni sede possibile".

Lodovico Zanetti fa anche riferimento ad un'intervista rilasciata a Radio Capital dal sindaco Gian Luca Zattini: "Assistiamo ad uno spettacolare tentativo di sorpasso a destra della giunta comunale forlivese ai danni del sindaco di Predappio, balzato all'onore delle cronache per aver tagliato i fondi ai viaggi della memoria a Auschwitz. Per non essere da meno, cosa c'è di meglio che bloccare un progetto finanziato dalla regione, a costo zero per il comune, che avrebbe formato il personale ad affrontare le problematiche di bullismo , discriminazione e ciberbullismo legate a tematiche di genere. E, non avendo argomenti, che scusa trovare se non quello che la nuova amministrazione è per la famiglia tradizionale? Complicato trovare il nesso tra famiglia e discriminazione, perchè credo, ma magari sbaglio, che anche in una famiglia tradizionale (che poi esattamente non si capisce quale sia) si debba rispettare e non discriminarne i componenti, a prescindere dall'inclinazione sessuale. Una decisione incomprensibile, con motivazioni risibili. E l'imbarazzata intervista del sindaco Zattini a Radio Capital, in cui cerca di limitare i danni dovuti alle improvvide dichiarazioni del suo vicesindaco e della assessora alle dispari opportunità dà il quadro desolante di una amministrazione allo sbando, con l'orologio della storia che indica , implacabile, il medioevo. Se posso dare un consiglio al sindaco di Forlì, che immagino non sia felice di questa Waterloo richiamerei subito Un secco no, l'associazione che doveva tenere il corso, e gli chiederei di farlo ai componenti della sua giunta. Eviterà future figuracce su scala nazionale. Certo, per i formatori dell'associazione sarà un lavoro durissimo, ma qualcuno deve pur farlo".

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