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Festa a Schiavonia, domenica accese le luminarie per tutto il corso

Ritorna "E zoc d'Nadel a S-ciavanì". Dalle 16 alle 19 di domenica 16 dicembre, nell'area a parcheggio antistante l'antica porta di accesso a Corso Garibaldi e alla città, il Gruppo Alpini di Forlì servirà castagne, polenta e vin brulè

Ritorna “E zoc d’Nadel a S-ciavanì”. Dalle 16 alle 19 di domenica 16 dicembre, nell’area a parcheggio antistante l’antica porta di accesso a Corso Garibaldi e alla città, il Gruppo Alpini di Forlì servirà castagne, polenta e vin brulè offerti dai Comitati di quartiere di Schiavonia-San Biagio, Borgo San Pietro e Ravaldino e dai commercianti locali. La festa, rigorosamente ad offerta libera, raggiungerà il culmine alle 18, con la benedizione dello striscione bifacciale della Natività di Schiavonia, affissa sotto l’antico arco daziario.

“Si tratta – spiega Alberto Bravi, titolare dell’omonima bottega di biciclette posta in Corso Garibaldi, al civico 331 – della fedele riproduzione del “Sogno e adorazione dei Magi” della lunetta del portale di San Mercuriale”. Gli organizzatori di “E zoc d’Nadel a S-ciavanì” hanno puntato in alto: “Sì - conferma Bravi - quel ciclo scultoreo risale al XIII secolo ed è uno dei capolavori artistici della nostra città. Però è poco conosciuto. Quest’anno abbiamo pensato di farlo nostro, issandolo su Porta Schiavonia”. L’altra grande novità del Natale di Schiavonia 2012 è l’accensione delle luminarie in Corso Garibaldi.

“Era una vita – polemizza Bravi – che l’asse stradale più antico della città non veniva acceso interamente. Di solito le luminarie si fermavano a metà corso, all’incrocio con via Torelli e via Albicini. Quest’anno ci siamo tassati in 32 pur di ridare smalto al corso per tutta la sua lunghezza”. Costo dell’operazione, gestita interamente dai commercianti aderenti, è di 50 euro a testa. “Confidando che, già dal prossimo anno, l’ente pubblico o chi per lui ci dia una mano e premi la nostra buona volontà”. Bravi ne approfitta per rilanciare l’appello della valorizzazione di Porta Schiavonia, l’unico ingresso daziario superstite dei quattro che fino all’ultimo conflitto mondiale presidiavano la città

. “Le luminarie sono accese, ma per il resto dell’anno il monumento è abbandonato a sé stesso”. Perché non puntare al recupero funzionale dell’edificio? Bravi ritorna alla carica con l’idea, cara ad altri forlivesi, di “coprire” la rocchetta con un tetto posticcio, ben distinto dal manufatto originale, per poi insediarvi un ufficio turistico-promozionale di stimolo a visitare la città. “Una Porta Schiavonia restaurata e viva, costituirebbe un ritorno d’immagine indiscutibile all’intera Forlì”.

Piero Ghetti

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