Liberazione, Forlì era in mano alleata da mesi. Ma le pene non erano ancora finite

Basta leggere le cronache del tempo, tratte dal “Diario degli Avvenimenti in Forlì e Romagna dal 1939 al 1945” di Antonio Mambelli e da “Usfadé” di Salvatore Gioiello e Lieto Zambelli, per capire che a Forlì, nei giorni che precedettero la data convenzionale della Liberazione d’Italia dal nazi-fascismo, le pene della popolazione non erano certo cessate

Il 25 aprile 1945, anniversario della Liberazione d’Italia dal nazi-fascismo, Forlì era in mano alleata da oltre cinque mesi. “In quel giorno – si legge su Wikipedia - alle 8 del mattino via radio, il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (Clnai), il cui comando aveva sede a Milano ed era presieduto da Luigi Longo, Emilio Sereni, Sandro Pertini e Leo Valiani, proclama l’insurrezione in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti, indicando alle forze partigiane attive nel Nord Italia di attaccare i presidi fascisti e tedeschi imponendo la resa, giorni prima dell’arrivo delle truppe alleate (...)”.

A liberare il Cittadone sin dalla mattina del 9 novembre 1944, erano state la 4a Divisione britannica del generale Ward e la 46a di fanteria del generale Hawkesworth, facenti parte del Quinto Corpo dell’Ottava armata britannica comandata dal gen. McCreery. Basta leggere le cronache del tempo, tratte dal “Diario degli Avvenimenti in Forlì e Romagna dal 1939 al 1945” di Antonio Mambelli e da “Usfadé” di Salvatore Gioiello e Lieto Zambelli, per capire che a Forlì, nei giorni che precedettero la data convenzionale della Liberazione, le pene della popolazione non erano certo cessate. “La Polizia Alleata – riporta Mambelli alla data del 9 aprile 1945 – ha proceduto al fermo del professor Domenico Bazzoli, presidente del Cln di Forlì, del vice presidente Romolo Landi e del segretario maestro Afro Giunchi, per aver diffuso una circolare che imponeva la vendita del pane al prezzo di 6 lire al chilo in luogo delle 17 stabilite dal decreto del Governo Alleato”.

“Dopo l’arresto - scrivono Gioiello e Zambelli - il Governo Militare istruisce e celebra il processo: Bazzoli è condannato a 12 mesi, a 15 mesi Landi e Giunchi (…). Il Governatore militare non vuole assolutamente riconoscere il Cln. La popolazione, divisa dalle conseguenze dell’immane tragedia vissuta, resta sul piano politico priva di una guida morale nel momento forse più delicato della rinascita”. Sempre quel giorno, Mambelli annota che “due granate sono cadute in riva al fiume nei pressi di Villafranca”. Ancora il bibliotecario comunale, alla data del 13 aprile, riporta che “un cittadino ha riconosciuto oggi, in Caiossi, uno dei militi che nella caserma della legione Mussolini, in borgo Schiavonia, torturava i patrioti, per averne subito a sua volta le sevizie. Percosso a sangue e gettato nel canale, è stato poi raccolto da militari polacchi e da essi trasportato all’ospedale in fin di vita. Sembra che venisse da Faenza per ritrovare in Caiossi la fidanzata”.

Se al 20 di aprile Gioiello e Zambelli narrano del Congresso del Partito Socialista, “il primo tenutosi a Forlì dopo l’oscura parentesi ventennale che il fascismo aveva aperto nella vita politica del Paese”, Mambelli riferisce che il 21 aprile “è gravemente percosso l’ex comunista Cesare Manucci, custode di un deposito di biciclette sotto l’atrio comunale, per l’accusa di aver tradito i compagni”. Il giorno dopo sono uccisi in Bologna Leandro Arpinati e Torquato Nanni, “questi accorso a difesa del primo, la cui attività come fascista della prima ora – è il rammarico dell’autore dei Diari – non possono far dimenticare che ebbe animo generoso e diede asilo ai perseguitati dalla reazione in questi tempi”. Nanni era nativo di Santa Sofia e nel 1921 diresse in Forlì “La Lotta di classe”. Il 23 aprile Mambelli riporta di bastonature di fascisti o tali ritenuti: “Fra di essi il vice questore Verani, malmenato nel cortile dell’ex Palazzo Littorio e poi condotto in ospedale con l’autolettiga della Dam una Man”.

Degna di nota, alla vigilia della Liberazione, la notizia del rientro a Forlì di Aroldo Spazzoli, figlio di Tonino e del suo cugino Gino Casoli: “Destinati al campo di concentramento di Fossoli in principio del settembre 1943, quindi all’internamento in Germania, riusciti a fuggire presso Mantova, ripararono a Voltana presso una famiglia”. Giungiamo così al fatidico 25 aprile 1945. “Le armate alleate – scrive laconicamente Antonio Mambelli – travolgono ovunque la resistenza nemica”. Per la festa celebrativa della vittoria anglo-americana, bisognerà attendere l’8 maggio 1945: “A Forlì i pubblici uffici sono chiusi, la città imbandierata, strisce multicolori inneggiano ai partigiani, alle armate gloriose, così pure i manifesti dei comunisti, repubblicani, democristiani, azionisti, del Cln e i volantini diffusi specie dai primi”.

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Verso le 16, da una finestra del Palazzo civico hanno parlato alla folla tutti i capi dei partiti dell’arco democratico: Angeletti azionista, Alessandro Schiavi socialista, Icilio Missiroli repubblicano, Braschi democristiano, Arnaldo Foschi liberale. Intervengono anche il capitano Caselli, partigiano e Galba Giusti, anarchico. Desta scalpore Adamo Zanelli, comunista, quando invita gli inglesi ad andarsene: “Vi diciamo grazie di averci liberato, vi diremo grazie quando ve ne andrete”.

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