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L'Ebe di Canova simbolo dell'8 marzo di Forlì: "La donna non si tocca neppure con un fiore"

L’obiettivo è quello di lanciare un messaggio semplice ma allo stesso tempo diretto e attuale: la donna non si tocca neppure con fiore e si rispetta tutti i giorni dell’anno

Una bellissima immagine dell'Ebe di Antonio Canova, la famosa statua conservata ai Musei San Domenico, è comparsa a Forlì per attirare l’attenzione sui valori della "Giornata internazionale della donna" dell’8 marzo. Le installazioni, caratterizzate da frasi simboliche e accompagnate da composizioni floreali di colore giallo, sono state realizzate per iniziativa della Commissione Pari Opportunità del Comune di Forlì e rimarranno allestite fino a venerdì 12 marzo. L’obiettivo è quello di lanciare un messaggio semplice ma allo stesso tempo diretto e attuale: la donna non si tocca neppure con fiore e si rispetta tutti i giorni dell’anno.

"Per rimarcare l'importanza dei valori di rispetto e di attenzione - afferma l'Assessore alle Pari Opportunità del Comune di Forlì Andrea Cintorino - è necessario creare le giuste condizioni culturali e rimuovere gli ostacoli che impediscono il raggiungimento della parità. Il punto di riferimento è rappresentato dalla Costituzione della repubblica italiana, lo spazio in cui questa cultura va affermata è quello della vita di tutti i giorni, nelle case, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle sedi della politica e delle istituzioni". In questo periodo di emergenza, con i condizionamenti dovuti alla normativa per contrastare il covid 19, l'iniziativa punta a raggiungere e sensibilizzare il maggior numero di persone. Per questa ragione le installazione di Ebe sono collocate in zone ad alta visibilità e con valore simbolico a partire dal cuore della città: Piazza Saffi. Altre sono visibili di fronte alla stazione ferroviaria, snodo vitale degli spostamenti, al cospetto della Prefettura, sede delle funzioni dello Stato e in Piazzale della Vittoria, accanto alla statua di Icaro, punto strategico per connettersi con le scuole, con gli studenti e più in generale con il tema dell'educazione.

"I principi di cambiamento che muovono il lavoro della Commissione per le Pari opportunità e che sono il fondamento di questo progetto - spiega la presidente Marinella Portolani, ideatrice dell'iniziativa e dei suoi contenuti - sono volti a individuare le cause e gli ostacoli che portano alla crescita dei femminicidi, che sono alla dovuti a una cultura misogina da condannare e da cambiare fin dai primi anni di vita tramite l’insegnamento. A ciò devono servire l’educazione civica e i progetti dedicati alla parità di genere e al rispetto del prossimo. Ogni riflessione sull'8 marzo deve  anche contribuire ad agire per rimuovere ogni forma di disparità, a cominciare dall'accesso al lavoro e dalla valorizzazione del lavoro delle donne in famiglia: in Italia l’80% delle donne deve occuparsi anche della cura dei bambini e degli anziani. Come Presidente della Commissione Pari Opportunità credo che questa iniziativa debba anche far riflettere sulla necessità di rimuovere queste e altre disparità, orientando anche gli eventuali soldi del Recovery Plan rispetto ai servizi alle persone, sugli asili, sulle strutture per l'assistenza agli anziani. Il vero cambiamento per le donne passa da queste scelte".

"Le immagini di Ebe - conclude Portolani - sono accompagnate anche frasi simboliche che spero facciano riflettere e aiutino a migliorarci. Frasi come quella di Isaac Asimov “La violenza è l'ultimo rifugio degli incapaci” o di Rita Levi Montalcini “Le donne hanno sempre dovuto lottare doppiamente. Hanno sempre dovuto portare due pesi, quello privato e quello sociale. Le donne sono la colonna vertebrale della società”. Pensieri di grandi donne quali Oriana Fallaci “La rivoluzioni più grande è, in un paese, quella che non cambia le donne e il loro sistema di vita. Non si può fare la rivoluzione senza le donne. Forse le donne sono fisicamente più deboli, ma moralmente hanno una forza cento volte più grande” e di grandi uomini come Kofi Annan: “La violenza contro le donne è una delle più vergognose violazioni dei diritti umani”. Molto significative anche queste tracce: “Violenza contro le donne è anche quando l’uomo dice frasi come “te la sei cercata” o “avete voluto la parità” e "Ricordiamo che il colore dell’amore è rosso passione, non viola tumefatto” della Rete ViolenzaSulleDonne. A nome della Commissione mi preme rivolgere un sentito ringraziamento ai tecnici del Comune che hanno contribuito alla predisposizione operativa delle installazioni".

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