Indagine sulla fiera, Bagnara: "Solo un mese per decidere, poi si chiude". Incognita sugli eventi del Natale

Chi organizzerà gli eventi di Natale 2019 che già a settembre sono da mettere in cantiere? Una serie di domande tutte intrecciate tra loro

Quale futuro per la Fiera di Forlì e la sua esposizione di maggior prestigio, la Fiera Avicola? Che futuro per i grandi padiglioni di via Punta di Ferro? Ed ancora: cosa ne sarà del piano di eventi in centro storico, che due anni fa fu affidato all'associazione di organizzatori di eventi il cui capofila era proprio la Fiera di Forlì? Chi organizzerà gli eventi di Natale 2019 che già a settembre sono da mettere in cantiere? Una serie di domande tutte intrecciate tra loro in una matassa per la quale c'è appena un mese, agosto, per dipanarla. 

In Consiglio comunale di lunedì pomeriggio è emerso che la Guardia di Finanza ha acquisito gli atti sulla cessione dei padiglioni fieristici al Comune di Forlì per 1,7 milioni di euro. L'assessore al Bilancio Vittorio Cicognani ha spiegato inoltre di voler vederci chiaro nell'operazione di partnership con la fiera di Parma, ritenendola non sufficiente a risolvere i problemi economici della Fiera di Forlì. Il sindaco Gian Luca Zattini infine ha gelato tutti quando ha spiegato che quest'accordo presuppone anche il licenziamento dei 5 dipendenti della fiera forlivese.

Gianluca Bagnara, presidente della Fiera di Forlì, mettiamo in ordine tutte le questioni...
“Io sono presidente dimissionario, sono in carica per il disbrigo delle necessità amministrative urgenti, ma per le scelte politiche è meglio sentire il sindaco”.

Va bene, ma è una partita che è stata gestita tutta da lei.
“Negli ultimi tre anni abbiamo corso una maratona per mettere in sesto il bilancio della Fiera di Forlì. Abbiamo percorso 41 chilometri, ora manca l'ultimo chilometro. Capisco che chi subentra voglia dare una propria impronta, che abbia visioni diverse anche opposte. E' tutto legittimo. La criticità qui non sono le scelte politiche, ma i tempi per farle”.

Quali sono le scadenze?
“E' cosa nota che a settembre, se non ci sarà un contratto di cessione di ramo d'azienda dell'organizzazione delle fiere ad una società frutto di una joint venture con Parma, verrà convocata un'assemblea dei soci con all'ordine del giorno la messa in liquidazione di Fiera di Forlì e la chiusura delle attività fieristiche. C'è già un piano finanziario che accantona le spese come per esempio il pagamento dei Tfr ai dipendenti. E' una tappa non nuova, di un percorso deciso tre anni fa. E nell'accordo-quadro con Parma una delle basi era l'avvio della ristrutturazione dei padiglioni di via Punta di Ferro (tale ristrutturazione tuttavia non è partita neanche a livello burocratico, ndr)”.

Perché è così decisivo subordinare tutto a questa ristrutturazione?
“Già in passato gli espositori di Fiera Avicola avevano minacciato di accogliere una proposta della fiera di Verona in quanto i nostri padiglioni non sono più adeguati. Li abbiamo bloccati con la promessa di procedere ad una ristrutturazione. Se salta tutto, la ristrutturazione e l'accordo quadro con Parma, Verona si farà il suo salone avicolo con gli espositori di Fiera Avicola e noi perderemo questa manifestazione fieristica storica”.

Quest'accordo con Parma però prevede il licenziamento dei lavoratori della fiera, che non sono molti, sono 5.
“Sono 5, tra cui ci sono part time e persone prossime al pensionamento. Non è un problema particolare. Con l'accordo quadro è previsto il passaggio delle attività gestionali della fiera a una società fatta con Parma e che dovrebbe riassorbire il personale, tecnicamente è un licenziamento e riassunzione. Dettagli precisi non ci sono, perché non c'è un contratto di cessione di ramo d'azienda. I sindacati sono stati coinvolti in tutte le fasi e sarebbero stati coinvolti anche nella cessione del ramo. Con loro i rapporti sono serenissimi e hanno una fotografia realistica di ogni fase”.

In questi giorni si è parlato di accordo con Parma, ma anche di Rimini. I nostri vicini romagnoli sono ancora della partita?
“Ci sono due filoni per il risanamento: lo stato patrimoniale (vale a dire la gestione degli immobile e del patrimonio della Fiera di Forlì, che è una società pubblica partecipata con quote di Comune, Camera di Commercio e Fondazione Cassa dei Risparmi, e con quote secondarie di ex Cassa dei Risparmi, ora Intesa-San Paolo, e Provincia di Forlì-Cesena, ndr) e il conto economico (la gestione della spa, ndr). Per lo stato patrimoniale siamo a posto con la cessione degli immobili al Comune di Forlì, mentre per la gestione la strada scelta è una partnership con una fiera più grande. Lo scorso anno si erano fatti avanti due soggetti: Rimini, che ci ha proposto meramente l'acquisto di Fiera Avicola per portarla a Rimini, e Parma, che ha proposto una joint venture che non sradicasse dal suo  territorio Fiera Avicola. Allora si scelse per Parma e con Rimini non si è più discusso”.

Ha citato il patrimonio, cioè gli immobili. E' stata molto contestata - specialmente dal Movimento 5 Stelle - l'acquisto da parte del Comune di Forlì, cioè da un socio della fiera, dei padiglioni per 1,7 milioni di euro. Lo scopo è di rendere la struttura il cardine del sistema di protezione civile in caso di terremoti e altre emergenze, anche se i padiglioni non sono antisismici. Questi soldi incassati da Fiera Forlì estinguono un mutuo di pari importo che la Fiera aveva con Intesa-San Paolo, un altro suo socio. E' stato giudicato un favore del Comune di Forlì ad una banca. 
“Il Comune ha iniziato a definire la fiera come struttura di protezione civile fin dal 2001 e nel tempo ha avuto anche finanziamenti della Regione. Non lo ha fatto certamente all'ultimo per fare un favore alla Fiera”.

E' emerso che su questa cessione c'è stata una decina di giorni fa l'acquisizione di documenti da parte della Guardia di Finanza, c'è quindi un'indagine aperta. Questo la impensierisce?
“No, la vedo come una verifica di routine e ben venga qualsiasi tipo di controllo su atti pubblici. Quando ero all'Assessorato all'Agricoltura in Provincia gli accessi di Finanza e Carabinieri erano continui e di routine, gestendo fondi comunitari. La Finanza è andata in Comune, non è venuta in Fiera. Prima del rogito abbiamo chiesto, come previsto dalla legge trattandosi di immobili pubblici, l'ok dell'Agenzia del Territorio, che è arrivato. E' stato tutto fatto regolarmente”.

La Fiera di Forlì gestisce da due anni anche l'organizzazione di eventi in centro storico, capofila assieme a Blu Nautilus (organizzatori di fiere, di Rimini) ed Estragon (organizzazione di eventi, di Bologna), con un contributo biennale di 288mila euro. Da una parte dovevate risanare, dall'altra parte il Comune vi ha impegnato in un'attività nuova, fuori dalla vostra location storica. Non c'è stato strabismo?
“No, è stata una sfida, non c'è solo la razionalizzazione, ma anche il rilancio. Si è detto 'Se la Fiera è capace di organizzare manifestazioni dentro i padiglioni, può farlo anche fuori'. Mi pare che sia stata una scommessa vinta a vedere il successo degli eventi organizzati e il seguito positivo che ha avuto l'ultimo Natale e quello precedente. In verità gli attori c'erano già tutti, serviva giusto un'opera di raccordo e regia”.

Quest'attività ha pesato negativamente sui vostri conti già precari?
“No, abbiamo chiuso in pareggio grazie a razionalizzazioni e nonostante il contributo del Comune fosse all'80% dei costi”.

Se la Fiera di Forlì va in liquidazione sarete inadempienti per i prossimi eventi in centro storico?
“No, perché il bando biennale dell'ottobre del 2017 scade il 30 settembre 2019. Il Comune dovrà con un altro bando, o come preferirà, affidare questo servizio ad altri. Tra l'altro il tempo è poco, a settembre bisogna già chiudere sulle iniziative per il prossimo Natale”. 

Quindi è a rischio anche l'allestimento del Natale 2019... Lei si è presentato dimissionario appena eletto il nuovo sindaco, un atto di cortesia quello di rimettere il proprio mandato e lasciare le mani completamente libere a Zattini, o è una sua volontà di uscire di scena?
“Per impegni professionali che mi portano spesso all'estero avevo già chiesto al precedente sindaco Davide Drei di non considerarmi per un secondo mandato. Drei insistette chiedendomi di portare a termine un piano stabilito in un secondo mandato. Ora il problema non è la mia presidenza, ma l'assenza di un piano”.

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