Fiere, Cesena spariglia le carte: "Ancora valida la nostra offerta di matrimonio con Forlì"

“La nostra proposta è sempre attuale, se si intende prenderla in considerazione, se servono chiarimenti siamo qui”: nel risiko delle fiere è Cesena inaspettatamente a farsi avanti

“La nostra proposta è sempre attuale, se si intende prenderla in considerazione, se servono chiarimenti siamo qui”: nel risiko delle fiere è Cesena inaspettatamente a farsi avanti con Forlì con un piano alternativo al matrimonio con Parma, “congelato” dal nuovo sindaco di Forlì Gian Luca Zattini. La proposta che viene dai cugini romagnoli è una joint venture tra Forlì, Cesena e Rimini, creando una società per gestire e rilanciare Fiera Avicola, organizzandola in contemporanea al Macfrut, nel quartiere fieristico di Rimini. “C'è spazio per farla tornare una fiera internazionale, un appuntamento annuale da biennale”, spiega Renzo Piraccini, presidente di Cesena Fiera Spa.

Fiera di Forlì Spa, la società pubblico-privata partecipata dal Comune, dalla Camera di Commercio, dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, da Intesa San Paolo, dalla Provincia di Forlì-Cesena e da altri attori minori, vive in queste settimane il suo momento più delicato. Da anni con i conti in rosso, è stato avviato un risanamento da parte del presidente uscente Gianluca Bagnara, che tuttavia non è stato completato e che è in fase di stand-by da parte della nuova amministrazione comunale forlivese di centro-destra guidata da Gian Luca Zattini. Sull'operazione incombe anche un'indagine della Guardia di Finanza che vede un ipotesi di reato di abuso d'ufficio. Per gli immobili, i padiglioni fieristici, Fiera di Forlì li ha venduti recentemente al Comune per 1,7 milioni (denaro che va a cancellare un mutuo di pari importo che Fiera di Forlì aveva con Banca Intesa San Paolo). Per la parte gestionale, cioè l'organizzazione delle fiere – ed in particolare di Fiera Avicola, il fiore all'occhiello nel portafoglio di Fiera di Forlì Spa – dagli uffici di via Punta di Ferro hanno optato per il matrimonio con Parma, tramite un contratto di affitto di ramo d'azienda ancora da definire. “Una soluzione che non risolve i problemi della fiera di Forlì”, ha motivato lo stop in Consiglio comunale l'assessore Vittorio Cicognani. Su tutto incombe la scadenza di fine settembre: l'assemblea dei soci della fiera forlivese ha infatti già deciso che se non va in porto la joint venture con Parma si andrà alla messa in liquidazione entro quella data. Ma a sparigliare le carte ci pensa Cesena.

ForlìToday ha chiesto un chiarimento alla fiera di Cesena, che già due anni fa si era fatta avanti per costituire un'alleanza romagnola al fine di realizzare un polo fieristico romagnolo di rilievo internazionale dell'agri-food, mettendo assieme agricoltura (Macfrut di Cesena) e avicolo (Fiera Avicola di Forlì) nel contenitore fieristico di Rimini.

Renzo Piraccini, presidente di Cesena Fiera Spa, c'è stato realmente in passato questo progetto?
“Sì, due anni fa, quando Forlì cercava un partner, mi feci avanti personalmente per proporre questo progetto. Mettere assieme Forlì, Cesena e Rimini per abbinare Fiera Avicola a Macfrut, realizzarli nelle stesse date, a Rimini. Questo avrebbe creato importanti sinergie di costi e consentito un grande sviluppo ad entrambe le manifestazioni”.

A Forlì dicono che le proposte sul piatto erano due: un accordo con Parma oppure una proposta di acquisto da parte di Rimini di Fiera Avicola. Di Cesena non si è mai parlato.
“Proposi inizialmente a Forlì di fare come ha fatto Cesena nel 2014, cioè prendere in affitto qualche padiglione a Rimini e realizzare lì Fiera Avicola, accanto a Macfrut ma in modo indipendente. Poi proposi di creare una società mista tra Forlì, Cesena e Rimini per la gestione di Fiera Avicola, sempre col proposito di abbinarla a Macfrut e realizzare una grande fiera internazionale dell'agri-food romagnolo nel mondo. La proposta di Rimini di acquisizione di Fiera Avicola è stata solo la terza tappa di questo percorso, l'unica effettivamente formalizzata su carta”.

Però ad oggi la sinergia romagnola sembra essere un'idea fuori tempo massimo...
“Non mi permetto di dare consigli a Forlì, di cui tra l'altro non conosco nello specifico la situazione di bilancio. Ma da parte nostra è una proposta sempre attuale, il nostro unico interesse è creare un grande evento fieristico internazionale, nell'interesse dell'agro-food della Romagna, un evento che spazi dalla meccanica per l'agricoltura, l'agricoltura, le carni bianche e le uova. Possiamo realizzare assieme grandi sinergie nella promozione internazionale, dato che Macfrut e Fiera Avicola guardano agli stessi mercati dell'Africa e dell'Asia. Entrambe si tengono nello stesso periodo di aprile-maggio e lo spostamento di date sarebbe minimo. I costi aggiuntivi di una partnerhip sarebbero pari a zero. Se si fa decollare Fiera Avicola, questa può tornare un appuntamento annuale”.

E' dura però pensare che il fiore all'occhiello di Forlì, Fiera Avicola, debba essere realizzata a Rimini.
“Forlì non si trova in una posizione dissimile da quella di Cesena 5 anni fa. E' vero che Cesena aveva i conti in ordine, ma la sua principale manifestazione, Macfrut – esattamente come succede oggi a Fiera Avicola – non era più una fiera internazionale, ma un punto di incontro del settore. Nel 2014 venne presa la scelta di portare Macfrut a Rimini, con tantissime polemiche, facevo una grande fatica all'estero a spiegare le difficoltà enormi nello spostare di 30 chilometri la fiera. Ma nel 2014 Macfrut fatturava 2 milioni di euro, oggi fattura 4,5 milioni. Lo sviluppo di Macfrut ha permesso di portare il bilancio di Cesena Fiera a circa 6 milioni di euro, con un avanzo di 100-150mila euro all'anno. Questo sviluppo ha permesso di autofinanziarci investimenti sul quartiere fieristico di Pievesestina, a Cesena, per 4,5-5 milioni di euro, a beneficio di immobili del Comune, dati in concessione per 40 anni a Cesena Fiera Spa”.

Detta così sembrerebbe la soluzione di tutti i problemi finanziari e di rilancio forlivesi, ma resta che Fiera Avicola andrebbe a Rimini.
“Bisogna essere realistici, Fiera Avicola non potrà mai rinascere a Forlì, come d'altra parte Macfrut non sarebbe rinato a Cesena. Serve un polo fieristico moderno come quello di Rimini. Ripeto, non voglio dare consigli a Forlì, mi limito a dire che le soluzioni più coraggiose arrivano sempre nei momenti di difficoltà e che da un problema può nascere un'opportunità. Con questa strada si segue una visione, si crea valore per la Romagna e le sue imprese, si può realmente creare un polo dell'agri-food, un traino per la nostra economia”.

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