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Domenica, 4 Dicembre 2022
La fiera

Viaggio alla Fiera di Santa Caterina, gli artigiani del torrone: "Cerchiamo di mettere un po' di dolcezza in un momento difficile"

Ad animare piazzetta Garbin antistante la chiesa di San Biagio e le vie adiacenti una quarantina di bancarelle colme di dolciumi di ogni tipo, senza dimenticare articoli da regalo, giochi e prodotti alimentari

Prove generali di Natale nel centro storico di Forlì. Mentre vanno completandosi gli allestimenti in Piazza Saffi, quella di venerdì è stata una giornata di festa con la Fiera di Santa Caterina nell'area di San Biagio. Ad animare piazzetta Garbin antistante la chiesa di San Biagio e le vie adiacenti una quarantina di bancarelle colme di dolciumi di ogni tipo, senza dimenticare articoli da regalo, giochi e prodotti alimentari. Apice merceologico della manifestazione commerciale, che inaugura il calendario delle iniziative forlivesi dedicate al Natale, è il torrone da dedicare alle “spose” di tutte le età.

Anche quest'anno tra gli artigiani presenti c'era Luigi Nastuzzi, commerciante cesenate su aree pubbliche e titolare dell'attività ambulante "Zuccherolandia", storica impresa artigiana familiare, iscritta nella Regione Emilia Romagna all'albo delle aziende per la produzione biologica. Sin dalla prima mattinata la sua squadra è stata impegnata nel preparare pacchetti regalo col suo pregiato torrone. "In un periodo così difficile, tra rincari, caro bollette e cattive notizie, prima l'epidemia e poi la guerra, si va anche alla ricerca di una dolce spensieratezza, anche se negli occhi delle persone si legge nitidamente che non sono momenti facili".

La Fiera è quindi un momento per evadere dai cattivi pensieri: "Cerchiamo di mettere e regalare un po' di dolcezza", le parole di Nastuzzi. Tra i banchi dei dolci ci sono tante offerte di torrone, che negli ultimi anni ha seguito un'evoluzione nella preparazione. Ma i forlivesi, spiega l'artigiano, "guardano alla tradizione. Puntano molto a quello con i candidi, canditi e cioccolato, ma anche quello classico bianco con cioccolato. Mentre i più giovani guardano a quelli con la nutella o pistacchio". Proseguendo il viaggio tra le bancarelle non può mancare la tradizionale piadina con la salsiccia, il vin brulè e noccioline ed arachidi tostati.

Ma Santa Caterina è anche festività religiosa: nella parrocchiale di San Biagio - alla martire egiziana sono dedicati la seconda cappella a sinistra della chiesa e un dipinto di Irene Ugolini Zoli - il parroco don Antonino Nicotra, affiancato dai padri salesiani, propone sante messe alle 8.30, 10.30, 15.30 e 18.30, oltre ad una pesca di beneficenza e ad un mercatino per le opere missionarie salesiane, allestiti in canonica.

La tradizione, a cura di Piero Ghetti

Le origini forlivesi della devozione per la santa egiziana, principessa bella e colta martirizzata dall’imperatore romano Massenzio per non aver abiurato la fede cristiana, si perdono nel Medioevo. Non è escluso che una certa diffusione sia stata favorita da Caterina Sforza, signora di Forlì fino al 1500, per solennizzare il giorno della sua nascita. Ancora nel 1864, il conte Filippo Guarini, grande studioso e cronista, localizza la festa nella “chiesa di Santa Caterina vicino alla caserma della fanteria”, l’odierna sala comunale di via Romanello. Lo spostamento in San Biagio, occorso nel 1866, fu conseguenza della soppressione del centro di culto disposto dallo Stato unitario italiano nel 1862, con l’ex convento che assunse la denominazione di Caserma Caterina Sforza, sede del reggimento di fanteria della Brigata Casale. Fino all’ultima guerra, la fiera di Santa Caterina costituiva l’occasione per ammirare i capolavori del Palmezzano (su cartoni preparatori del Melozzo) che abbellivano la Cappella Feo, cappella gentilizia voluta dalla stessa “Leonessa di Forlì” per onorare il suo secondo marito Jacopo Feo, ucciso nel 1495 e qui sepolto.

Nel portico seicentesco antistante la chiesa, la mitica Patrina offriva ai passanti mentine, liquirizie e dolciumi. A parte poche opere, fra cui il trittico tardo quattrocentesco del Palmezzano, rappresentante la Madonna in Trono col Bambino e i Santi, posto sul primo altare di sinistra, nonché la tela di Guido Reni dedicata all’Immacolata Concezione, tutto è stato spazzato via da una bomba tedesca ad altissimo potenziale, lanciata alle 17.15 del 10 dicembre 1944. Santa Caterina era invocata da almeno trenta categorie di persone, fra cui gli studenti e gli studiosi. La fiera costituiva anche l’occasione per acquistare gli scaldini di terracotta, i quali, opportunamente inseriti nei “preti” in legno a loro volta infilati sotto le lenzuola, servivano a prevenire geloni e infreddature. Per una popolazione ancora fortemente legata alla terra, il 25 novembre segnava l’inizio ufficiale dell’inverno, con l’accensione di stufe, camini e, appunto, scaldini. 

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