Con il rombo orgoglioso delle Harley, l'ultimo saluto a Filippo Corvini: "Vivete come lui, col sorriso sul volto"

Tantissime persone si sono raccolte alla chiesa di San Giuseppe Artigiano per salutare Filo un'ultima volta. L'invito degli amici: "Vivete come lui: con il sorriso sul volto e una marachella in programma"

Alle 16 in punto comincia la funzione, ma i posti all'interno della chiesa di san Giuseppe Artigiano sono già occupati da molto tempo e anche fuori ogni porzione d'ombra, sul sagrato e nelle aiuole, è gremita di persone. Anche l'ingresso della chiesa, in pieno sole, è affollato. Tantissimi giovani, ma non solo, si sono raccolti martedì pomeriggio per l'ultimo saluto al 28enne Filippo Corvini, scomparso tragicamente nella tarda serata di venerdì, quando la sua Harley si è scontrata sulla Cervese con la fiancata di un'ambulanza della Croce Giallo Blu che proveniva dalla direzione opposta. E qualcuno bisbiglia, parlandone, ma è più forte il turbamento che toglie le parole e lascia spazio a un disarmante silenzio.

Dopo la comunione, gli altoparlanti trasmettono all'esterno della chiesa le parole di chi si alterna al microfono per salutare brevemente il ragazzo. Prima è il turno degli amici: un ragazzo legge un biglietto, rivolgendosi a "Filone", il soprannome del ragazzo che derivava dal suo aspetto imponente. Poi c'è chi va a braccio: "Non ho scritto niente, perché non sono molto bravo a scrivere. Guardandovi però si capisce che tipo era Filippo: ha saputo tenere uniti gli amici vecchi e i nuovi creando una grande famiglia. Se potesse parlare adesso - anche se non credo lo farebbe, lui non amava questo genere di discorsi - sicuramente direbbe forza ragazzi, vi offro un altro giro!" Un applauso scrosciante lo interrompe. "Certo, anche in una situazione tanto tragica possiamo imparare qualcosa, perciò vivete come lui: con il sorriso sul volto e una marachella in programma". Un altro applauso, ancora più sentito. Un intervento leggero, che porta una ventata di sollievo nell'aria pesante.

Le parole del cugino sono intervallate dai singhiozzi. Ricorda alcuni momenti passati insieme a Filippo, la sua capacità di risolvere sempre i suoi problemi. Poi aggiunge, distrutto: "Presto diventerò padre. E sono sicuro che ti prenderai cura di questa creatura come ti sei preso cura di me." Anche la zia parla, commossa: "Non passavi spesso da me, ma sentivo rombare la tua moto e sapevo che andavi o che tornavi, e sapevo che eri felice".

Don Carlo Guardigli legge quanto si trova sul ricordino: "Sei entrato in questo mondo pieno di vita, la tua simpatia dilagante ha toccato tutti, resta nei nostri cuori a rallegrarci. Resterà sempre la tua carica, la tua esuberanza, la tua straordinaria compagnia. Vai Filippo, puoi volare, sei libero! Non temere mai, sei stracolmo di amore e da quaggiù noi che possiamo solo credere, viviamo solo per te". La chiesa si svuota, con una lentezza che assomiglia a uno stillicidio. Il silenzio è assordante, rotto solo dal gracidare incessante delle cicale. Tutti aspettano, incuranti del sole che batte, lo spiazzo di fronte alla chiesa è colmo. Quando compaiono i ragazzi che portano il feretro, un applauso unisce tutti. La voce di alcuni degli amici supera il fragore delle mani: "Per Filo, hip hip, hurrà!" un grido che si ripete, commovente.

Il carro funebre parte lentamente, e passa in mezzo a due ali di persone che applaudono e si asciugano gli occhi. Su entrambi i lati della piazza, rombano le harley davidson degli amici harleysti di Filippo, un rombo assordante che penetra nel cuore. Un saluto intenso, difficile da concludere. La piazza di fronte alla chiesa si svuota a stento, alla spicciolata. Filippo ha lasciato un vuoto incolmabile, ma anche un ricordo meraviglioso in tutti coloro che lo hanno conosciuto.

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