Cronaca

Finiscono a loro insaputa nella mappa dei posti 'No Green pass', c'è anche un medico forlivese: "Assurdo, siamo pro-vax"

Si tratta di circa mille luoghi in tut'Italia, tutti indicati con nomi e indirizzi in cui, a detta di chi ha stilato la mappa, si possono effettuare le attività senza che il gestore vada a richiedere il Green Pass

Se da una parte diventa obbligatorio il Green Pass per una serie di attività sociali, così da garantire maggiore sicurezza in certi luoghi - in quanto i frequentatori documentano la loro minor rischiosità per il contagio covid (essendo vaccinati o avendo eseguito un tampone 48 ore prima) - dall'altra continuano a susseguirsi le manifestazioni di contrarietà alla certificazione verde. In particolare, oltre alle manifestazioni che stanno continuando su tutto il territorio emerge anche una mappa 'Aperti e liberi', realizzata dagli attivisti 'No green pass' sulla base delle informazioni dalla rete dei gruppi su Telegram dedicati ai contrari. 

Si tratta di circa mille luoghi in tut'Italia, tutti indicati con nomi e indirizzi in cui, a detta di chi ha stilato la mappa, si possono effettuare le attività senza che il gestore vada a richiedere il Green Pass. La mappa, a quanto pare, nasce dalla rete che si riconosceva nella protesta di quest'inverno 'Io apro', quando con il secondo lockdown vennero nuovamente imposte serrate alla consumazione all'interno negli esercizi commerciali, chiusure di palestre e impianti sportivi etc.

Una mappa affidabile? Non sicuramente per quanto riguarda la città di Forlì. Se da una parte, infatti, viene per esempio indicato l'agriturismo 'Capra e Cavoli' di Montiano, noto per le sue posizioni dichiaratamente 'No Green Pass', a ben vedere sono più i falsi che i veri 'No Green Pass'. Viene infatti indicata una parrucchiera di Faenza che, però, come categoria non ha l'obbligo di richiedere il green pass. Quasi assurdo l'inserimento in tale elenco, con tanto di fotografia e numero di cellulare, di uno medico forlivese, indicato come studio medico Sioot. Gli studi medici non sono certo luoghi di socializzazione e di assembramento incontrollato, per cui non vige l'obbligo di Green Pass. Interpellato sul fatto che si si trova in un elenco che fa capo al movimento di protesta, è netta la presa di distanza del dottore: “Uno studio medico non deve chiedere il green pass. Siamo in questo elenco a nostra insaputa e ci stiamo già muovendo per essere rimossi. E non siamo neanche no-vax, anzi siamo vaccinati e assolutamente pro vax”. 

Per la città di Forlì è inserita nell'elenco anche una palestra, ma anche qui smentiscono di essersi inseriti nella rete del 'No Green Pass': “Non vogliamo entrare nella polemica green pass sì, green pass no”, spiegano. Dalla palestra non si nasconde lo scetticismo sul provvedimento entrato in vigore: “Ci siamo rivolti ad uno studio legale per capire meglio come agire a nostra tutela, perché come sempre ci troviamo tra due fuochi. In ogni caso siamo chiusi per due settimane, speriamo che in questo periodo venga fatta più chiarezza”. In questo caso i gestori hanno partecipato alla protesta 'Io apro' nei mesi scorsi, da cui pare si origini la mappa interattiva su Telegram. “Ma non mischiamo le due cose – precisano dalla palestra – la protesta di 'Io apro' era essenzialmente di natura economica, per la mancanza o la scarsità di ristori. Non c'entra con il gren pass”.

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